di Fabio Forcelli


gennaio 19th, 2011


È chiaro che non si tratta di romanticismo. Se così fosse la Chiesa e i vescovi ieri non sarebbero intervenuti dichiarando sconvolgente il fatto che il capo di un governo possa essere accusato di prostituzione minorile. E noi sappiamo benissimo che la Chiesa è uno dei principali protagonisti della scena politica italiana.

Bene, non intendo dilungarmi eccessivamente su questa questione perché non è la prima e non sarà l’ultima che colpirà dal punto di vista morale il nostro presidente del Consiglio il quale ha dimostrato a più riprese nel corso di questo ventennio di non avere alcun tipo di morale, men che meno di avere a cuore l’interesse dell’Italia e degli Italiani.

C’è però un aspetto sul quale vorrei soffermarmi e riguarda da vicino le motivazioni che dovrebbero indurci a mettere un paletto alla nostra discesa verso il qualunquismo con cui questa maggioranza ha inteso declinare il nostro sistema di valori. Credo, infatti, che il reato di prostituzione minorile per cui il presidente del Consiglio è indagato non sia altro che un’aggravante. Il reato di fondo invece è un altro.

I dati Istat usciti di recente ci dicono che un giovane su quattro in Italia è disoccupato. La settimana scorsa, appena il giorno prima che gli operai di Mirafiori esprimessero il loro voto al nuovo “patto Marchionne”, il capo del Governo ha espresso il suo parere sulla vicenda affermando che in caso di dissenso da parte degli operai la Fiat avrebbe fatto bene a lasciare l’Italia.

Quanto costano poco le parole, mi vien da dire.

È davvero troppo semplice pensare che la politica debba ridursi a questi miseri proclami, il più delle volte volgari, il più delle volte irrispettosi delle differenze altrui. Credo che l’Italia debba essere un po’ più coraggiosa. Credo che ci sia bisogno di rinunciare a un po’ di semplicità e pretendere un po’ più di complessità, fosse solo per allenarci a comprendere, a capire quello che sta succedendo.

Questa maggioranza di centrodestra è stata abilissima nel chiuderci nel cerchio della paura e dell’uniformità. Ma il merito di questa chiusura non è stato loro bensì tutto nostro. La politica non dovrebbe mai rassomigliare le masse ma elevarsi sopra di esse, cercare il consenso non indurlo.

Dovremmo pretendere la complessità, lo ribadisco ancora una volta. Dovremmo pretendere il rispetto sacrosanto delle nostre differenze e avere il coraggio di urlarle con forza alla politica e a chi ha il dovere di salvaguardare i nostri interessi. Dovremmo comprendere che il conformismo valoriale che ci viene propinato dai mezzi di comunicazione non ci rende le cose più semplici ma ce le complica enormemente. Tuttavia non dovremmo dedicare a queste riflessioni più di qualche minuto perché l’apertura di una nuova fase politica può avvenire in un battito di ciglia e scaturire da ragioni apparentemente illogiche.

Confido nella testa degli Italiani. Il cuore lasciamolo a casa.

 

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