idee geniali

Che cosa hanno in comune Google, Facebook, Groupon? Pensato? Forse la vostra risposta è esatta, ma la mia, molto probabilmente, non l’avevate pensata: non sono stati creati in Italia.

Qualcuno di voi mi può citare una grande realtà internettiana inventata nel Bel Paese? Non parlo di realtà tutte italiane, in questo caso aziende che fanno soldi ci sono, ma mi riferisco a società che macinano miliardi di euro all’anno.

Perché queste cose qui non accadono? Gli italiani sono meno intelligenti? Credo di no, anzi ne sono sicuro.

Allora qual è il motivo?

Immaginate questo scenario: avete 24 anni e un’idea che vi frulla in mente. Così cercate qualcuno che vi finanzi, magari trovate un produttore di tappeti, uno che guadagna molti soldi, e gli spiegate quest’idea geniale, che poi è qualcosa tipo: “Mettiamo online degli sconti e guadagniamo una percentuale sulle loro vendite?”. Ora completate la fantasia con il produttore di tappeti vi dà un milione di euro per metterla in pratica.

Bello vero? Un vero peccato che si tratti solo d’immaginazione, e invece no, perché è proprio quello che è veramente accaduto ad Andrew Mason, il fondatore di Groupon, azienda che oggi vale 15 miliardi di dollari e sta per quotarsi in borsa.

Che cos’altro hanno in comune Google, Facebook e Groupon? Oltre a non essere aziende italiane, sono anche state ideate da persone molto giovani: quando Sergey Brin e Larry Page nel 1998 fondano Google, erano solo degli studenti universitari; Mark Zuckerberg era al college e aveva 19 anni quando fondò Facebook, e Andrew Mason aveva 24 anni quando 4 anni fa getta le basi di Groupon.

In Italia pare che se non hai i capelli bianchi non sei degno di essere preso in considerazione, inoltre ti danno una chance solo se hai già un pedigree di rilievo e un management di successo. Siamo onesti, quanti ragazzi di 20 anni hanno la possibilità di vedere finanziata la loro idea in Italia? Nel Bel Paese per proporre un’idea, anche se geniale, ti vengono richiesti brevetti internazionali, managment qualificato completo di consulente fiscale, di marketing e – perché no? – un buon astrologo per le previsioni finanziare dei prossimi 15 anni. È chiaro che non c’è alcuna possibilità per un giovane sotto i 30 anni di vedere finanziata la propria idea, per quanto notevole possa essere.

Ecco quindi che ci si parcheggia all’università e quando si esce si è già vecchi e comunque senza soldi, mentre i migliori scelgono bene di emigrare verso paesi in cui l’intelletto e la genialità possano essere premiati come meritano.

Oggi come oggi – mi chiedo – quanto è grande la capacità delle università italiane di creare profitto? Mah… salvo casi isolati e solo facendo capo a singole persone, credo proprio che la risposta sia davvero negativa, tristemente negativa. A proposito di università che diventano sempre più istituzioni fini a se stesse, il fondatore di PayPal, Peter Thiel (un altro giovane!), è da anni che si fa portavoce del concetto che l’istruzione universitaria non serve più a nulla. Probabilmente la sua è una provocazione, ma poi, tutto sommato, non gli possiamo dare tutti i torti; egli afferma che bisognerebbe abbandonare i lunghi studi e dedicarsi all’azione pura. È anche vero che le idee geniali non nascono come funghi e che anche se tutti gli studenti universitari si dedicassero all’azione, la maggior parte di loro finirebbe assorbita da lavori cosiddetti umili. Intanto Peter Thiel, che per dirla tutta non mi sia molto simpatico per alcune sue affermazioni elitarie, ha indetto un concorso denominato “20 under 20” in cui offre 100.000 dollari per iniziare a lavorare alla propria idea – se valutata innovativa – a patto di lasciare gli studi per almeno 2 anni per dedicarsi esclusivamente al progetto.

Ora lasciamo stare le congetture e le nostre opinioni sulla domanda se l’università sia o no inutile, e focalizziamoci sul fatto che una persona di successo – Thiel – offra sostegno alle idee innovative dei giovani. Quanti esempi di questo genere avvengono in Italia? Che forse De Benedetti, Briatore, Berlusconi, Elkan, Montezemolo o chiunque altro con i danari abbia mai proposto qualcosa di simile? Cose di questo genere in Italia non accadono, a meno che tu non sia un calciatore, allora fioccano milioni di euro, così puoi tatuarti quello che ti pare sulle braccia, comprarti una Ferrari e trombarti una velina.

La cosa interessante è che anche in questo caso gli studi proprio non hanno contato. Che alla fine abbia davvero ragione Peter Thiel?

Massimo Petrucci
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Per lavoro mi occupo di Web Marketing, ma per passione scrivo racconti, romanzi e rappresentazioni teatrali. Gioco a basket... beh dovrei dire che "mi fanno giocare a basket" i miei cari amici del weekend. Ho creato community di appassionati di cucina e... di diete! Sì, in me vivono demoni e angeli, per tutto il resto c'è il mio blog www.massimopetrucci.it 🙂
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