arrabbiato

Il pensiero del numero di elezioni che mi hanno coinvolto mi fa sentire ancora più vecchio dei miei 70 anni, ma posso onestamente affermare che non ho mai visto una campagna elettorale più ignobile di questa, che pare non finire mai.
Quindi venghino, venghino lor signori in questo baraccone, che più gente entra e più bestie si vedono.

In quella gabbia a destra (molto a destra) potete vedere il serial killer nano, quello che in 20 anni di politica non ha mai detto una verità.
Come tutti i serial killer le fa (e le spara) sempre più grosse per avere l’attenzione dei media. E i media lo assecondano, il primo titolo quando apro i giornali sul pc la mattina è sempre per quello che lui ha detto e promesso.
A proposito di promesse, io non voglio, ribadisco non voglio e sottolineo non voglio che mi restituisca (come in un sms si è offerto di fare) le mie ex mogli. Quella che ho adesso mi basta e poi la prima, poverina, è pure morta anni fa ed io non sono un necrofilo.

Nella gabbia accanto alla sua destra c’è l’abominevole uomo padano con baffetti. Ve lo ricordate? Ma sì, sicuramente ve lo ricordate. Quello che aveva detto: “Con Berlusconi mai più!”. E poi invece hanno fatto di nuovo comunella e stanno insieme glissando su un piccolo particolare, chi è il capo della coalizione, chi è il candidato leader. Il marone coi baffetti è il capo del partito che è costato all’Italia 4 miliardi e mezzo di euro per le multe non pagate sulle quote latte e, di quei 4 miliardi e mezzo, 75 euro li ho pagati io e 75 euro ciascuno li avete pagati voi lettori, a cui come me non fotte una benedetta minchia delle mucche padane.
Sommate a quei 75 euro quello che ci restava in tasca se non salvavamo l’Alitalia, poi aggiungete quello che risparmieremmo se non comprassimo i costosi e inutili caccia americani, poi metteteci pure il saldo passivo di 25 miliardi degli ultimi anni nei confronti dell’Europa procurato dai governi di Silviuccio vostro, che invece di fare i nostri interessi faceva cucù alla Merkel, e vedete come potremmo farci tutti un week-end in un albergo a 5 stelle a Parigi. Si fa per dire, i soldi li useremmo per spignorare le lenzuola e l’argenteria di famiglia. Quella che resta, la maggior parte l’abbiamo svenduta.

Al centro in una gabbia c’è il professore mannaro, quello che aveva detto che non si sarebbe mai impegnato in politica. Ma poi lo ha fatto e in politica c’è salito, come dice lui. Il difficile sarà farlo scendere, ormai si spara tre inezioni di politichese in vena ogni giorno. Brutta cosa diventare tossici alla sua età. E visto che il suo bersaglio preferito è il PD, non si capisce cosa voglia fare dopo le elezioni del suo 14%.

Sotto la gabbia piangente c’è il Pierferdi quello vero, e non purtroppo quello imitato da Neri Marcorè che almeno è divertente. Piange, ha convinto il professore mannaro a entrare in politica e quello gli ha liquefatto il partito. L’Udc ormai lo vota solo lui. Forse.

In una gabbia a parte, una gabbia rinforzata, scuote le sbarre il Quasimodus Grillus, quello che ogni giorno si inventa una nuova cazzata e un nuovo insulto e poi dice pure di sentirsi perseguitato e in pericolo. E per giunta si lamenta che lo insultano, povera anima candida.

Vicino una gabbia con l’inconcludente magistrato, quello che comincia le cose e non le finisce mai. Ma forse non esisteva veramente prima, magari era solo il sogno di Berlusconi e Monti di non fare avere la maggioranza al Senato a Bersani, sogno che senza di lui, che senatori non ne prenderà nessuno, era solo un sogno. Chi lo dice più che i sogni non si avverano?

In una gabbia a sinistra ce ne sono due. Per farli muovere bisogna scuotere un poco le sbarre, se no non si muovono o almeno si muove solo un poco quello con i capelli bianchi e l’orecchino. Loro non prendono parte alle esibizioni nell’arena, cercano di conservare un profilo alto, poverini, ignorando che gli spettatori italiani preferiscono gli spettacoli trash.
Il Bersani-Crozza (nel senso che è vivo solo nell’imitazione di Crozza) ha il complesso di Pasquale, quello della scenetta di Totò, quello che veniva evocato dall’energumeno che picchiava Totò, che subiva passivamente: “E che mi chiamo Pasquale io?”. Bersani, guarda che se ti picchiano, ti chiami Pasquale pure tu, reagisci, dicci 10 cose che vuoi fare se vai al governo, qua stiamo messi peggio che col “D’Alema dì qualcosa di sinistra!” di Nanni Moretti.

La banda che suona la musica nello spettacolo è la Banda Televisiva, quella che invita i personaggi del circo in televisione e li fa parlare a ruota libera senza che ci sia mai uno che dica loro: “E che caBIP! Tu, losco figuro, stai dicendo un sacco di cavolate e noi sappiamo pure che le dici in malafede per incantare la maggioranza, cioè i cretini.”

Venghino, venghino che più gente entra e più bestie si vedono, anche voi fate parte dello spettacolo, siete quelli che a votare non ci vanno, oh yes, quelli che a destra e a sinistra sono tutti uguali, oh yes, quelli che domani mi restituiscono l’IMU, oh yes, quelli che tanto rubano tutti, o yes, quelli che non se la sentono più di votare il politico comico e per nostalgia votano il comico politico, oh yes, quelli che con la scheda si sporcano le mani, oh yes, quelli che, il partito non mi piace, ma sai, si presenta mio cugino, oh yes.

 

 


Si ringrazia per l’editing Benedetta Volontè.

 

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One thought on “E che caBIP! Ovvero “Il Circo delle Elezioni”

  1. belli i tuoi gialli, ma questo horror è degno di hitckock,

    se ti candidi per maggio prox ti voto.

    bravissimo

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