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Intervista agli Endless, vincitori di J-Factor Italia

di Claudia Crocchianti

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Gli Endless, ossia Fabio Fois e Francesco Baggetta, hanno vinto la quarta edizione di J-Factor Italia, con il brano “E canta la Tua gloria”, che è diventato un videoclip ufficiale. Emozionati per questa vittoria hanno voluto raccontare un po’ di loro in questa intervista.

 

Quando vi siete avvicinati alla musica?

 

Fabio: Fin da piccolo, a tre anni e mezzo ho partecipato allo Zecchino D’Oro; ho cantato per dieci anni nel Coro delle voci bianche, poi nel gruppo Gospel e dal 2004 fino a oggi nel gruppo Endless con Francesco, a cui sono molto legato. La musica fa parte della mia vita e mi appartiene da sempre.

 

Francesco: Ho una foto incorniciata di quando avevo appena cinque anni e cantavo a squarciagola in una recita in asilo. Forse quell’immagine rappresenta il mio battesimo musicale. A quell’istantanea se ne sono aggiunte tante altre, che hanno segnato il mio cammino. Amo il canto da sempre, perché mi permette di sfogarmi, di veicolare i miei stati d’animo senza sovrastrutture o barriere. Nel corso degli anni, il riscontro che avevo dalle persone che mi ascoltavano mi ha fatto vivere il talento come un dono di Dio, da curare, coltivare e donare agli altri. Per questo motivo mi sono avvicinato sin da adolescente alla musica cristiana. Ricordo ancora le notti di Pasqua in cui cantavo “Resurrezione” di Daniele Ricci: quindici anni dopo l’ho conosciuto e mi ha chiesto di cantare le sue canzoni, un onore immenso!
Fabio l’ho conosciuto dieci anni fa ad un incontro per giovani cattolici universitari, suonava la chitarra e cantava con grande trasporto. La nostra amicizia è nata lì ed è cresciuta insieme alla passione per la musica che ci unisce profondamente. 

 

Cosa significa musica per voi? 

 

Fabio: La musica è importantissima per me, significa riuscire a portare un’emozione dentro un veicolo di parole difficili da dire. Io riesco attraverso quest’arte a far uscire tutto ciò che è difficile da rivelare e tutte le mie emozioni più profonde. Attraverso di lei riesco a far capire agli altri chi sono veramente.

 

Francesco: Musica è un’ancora di salvezza contro la mediocrità e la superficialità dilaganti. È una valvola di sfogo. È un luogo intimo in cui rifugiarsi e al contempo un palco su cui esprimersi. È fantasia, è colore. È sogno ed è vita.

 

A chi dite grazie?

 

Fabio: A Francesco perché ha creduto in me e nel progetto, a chi continua a starmi vicino tutti i giorni, tra cui i miei genitori e i miei amici che mi sostengono sempre.

Francesco: Ringrazio mia madre e mio padre che si sono accorti di quanto fosse importante per me la musica, quando ho avuto la meravigliosa possibilità di cantare al cospetto di Papa Giovanni Paolo II, mia nonna che ascolta i miei acuti da quando sono piccolo. Un grazie speciale lo devo alla mia amica Fatima Lucarini, perché grazie a lei la mia vita musicale ha avuto una svolta importante e a tutti quelli che hanno provato un’emozione ascoltandomi.

 

Che emozione avete provato alla vostra vittoria?

 

Fabio: Ho pianto, perché il messaggio è passato ed è diventato universale. Ancora oggi sono emozionato. Una grande vittoria anche perché eravamo l’unico gruppo cattolico, gli altri erano tutti evangelisti. Quello che più mi è piaciuto è l’aria pura che si respira in quell’ambiente, dove chi lavora lo fa per passione e non per interesse.

 

Francesco: J-Factor è una bellissima realtà della christian music. Rappresenta quello che dovrebbe essere un concorso musicale: serietà, trasparenza e competenza. E non lo dico perché abbiamo vinto! Così lontano dallo stile talent show che predilige raccomandazioni e polemiche. Non è stata una gara, ma un bel confronto tra modi diversi di vivere e cantare la Fede. 

 

Il pubblico?

 

Fabio: Ci ha apprezzati da subito e ha sempre creduto in noi fin dal primo momento in cui ci ha visti.

 

Francesco: Quella sera alcune persone che ci avevano assicurato di essere presenti hanno avuto vari imprevisti. Non avevamo supporters. Ma già dalla prima canzone il pubblico in sala ci ha fatto sentire un calore particolare, che ha raggiunto il culmine mentre cantavamo “Shout to the Lord”. In quel momento si è venuta a creare una sinergia unica. E abbiamo compreso che il nostro messaggio era arrivato a destinazione.

 

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