Il capitano Gennaro Di Gennaro della forza ONU anti disastri atomici dorme poche ore per notte da settimane, ma è certo che stanotte non chiuderà occhio: pezzi di cadaveri carbonizzati, crani bruciacchiati con la bocca spalancata nell’ultimo urlo di terrore, odore di carne bruciata, di sangue, di polvere.

Stanotte Gennaro resterà sveglio e chissà per quante notti ancora…

 

L’ultimo reattore è esploso travolgendo le squadre di manutenzione che cercavano di fermare la reazione a catena.

Non ne è rimasto vivo nessuno.

Li hanno portati via in sacchi di plastica nera e li hanno depositati nella sala di un ristorante che è diventato una specie di obitorio provvisorio dal quale continuano ad arrivare lamenti e pianti di dolore. Chissà chi li piange, forse i parenti, forse sono i guerriglieri hezbollah anti atomo, ad uso e consumo dei giornalisti e dei cameraman delle Tv di tutto il mondo che anche di notte non smettono di lavorare. Gli elicotteri delle TV, silenziosi, solo un ronzio, sembrano mosconi molesti, continuano a sorvolare la zona. E fari, dalla luce arancione, sciabolano sulle macerie.

 

Dal fondo della strada, dove c’è quella morgue improvvisata, Gennaro vede avvicinarsi delle ombre, ode urla di terrore e le ombre si avvicinano dondolanti. Le urla aumentano d’intensità e partono alcuni colpi di mitra verso quelle ombre che non arrestano il loro cammino.

Gennaro ha l’impressione che siano aumentate di numero.

 Ora sono sotto le luci della postazione davanti alla sbarra, è una schiera formicolante, i corpi pieni di sangue. I soldati del corpo di guardia intimano l’alt, ma la schiera non si arresta, partono colpi di avvertimento e poi ad altezza d’uomo.

I contatori geiger vibrano impazziti, le cifre digitali aumentano vertiginosamente.
Ora le pesanti tute di protezione non proteggono più nulla.

 E allora Gennaro capisce: sono tutti i morti ammazzati dal disastro.

Il cesioting  combinato con il plutonio super arricchito che doveva rendere la centrale super sicura ha esplicato effetti imprevisti ed imprevedibili.

 Tutti i morti, anche quelli sepolti da anni nel raggio di 300 chilometri si sono trasformati in zombi e tra poco lo sarà anche lui.

 Anche questa è una reazione a catena.

Si ringrazia Maria Laura Villani per l’editing

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