Sanitation, quando per morire bisogna pagare!

cattiva sanità

Nella settimana dell’orgoglio nazionale, non per tutti a quanto pare, mi ritrovo non a elogiare il Risorgimento e gli artefici dell’Unità d’Italia, donne e uomini valorosissimi che per noi hanno dato la vita e che immaginando che fine avremmo fatto l’avrebbero evitato volentieri l’estremo sacrificio, bensì a vergognarmi e a indignarmi ancora una volta di talune scelte politiche che vanno a discapito del cittadino.

Oggi la mia attenzione è focalizzata sulla mia Regione, la Calabria (Mediterraneo da scoprire si diceva tempo fa) e sul solito “Italia gnamme” che si perpetra da quando ne ho memoria.

Fino a qualche anno fa, mio malgrado, avevo a che fare con la politica in quanto cronista nella mia città, e di cose folli ne ho viste e sentite a bizzeffe, ma forse nessuna ha mai raggiunto questo livello.

In tempi di magra come questi stringere la cosiddetta cinghia è cosa naturale, ma un piano sanitario di rientro come quello ufficializzato il 15 gennaio non ha eguali.

Il 17 dicembre scorso dopo il precedente (30 luglio 2010) nulla osta del Consiglio dei Ministri, il commissario ad acta nonché Governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, ha approvato il decreto sulle tariffe di prestazioni di ambulanze ed elisoccorso.

Se già di suo è avvilente e pruriginoso, usando un eufemismo, parlare di tariffe per il servizio medico offerto proprio da ambulanza ed elisoccorso visto che, sfido chiunque, non credo che i mezzi vengano allertati per un raffreddore di stagione ma per emergenze e urgenze, la vicenda assume connotati tragicomici se a proporlo è la Regione Calabria, proprio una delle regioni dove si muore per banali interventi chirurgici (tonsillite, tracheotomie, gessature…) e dove, come vi raccontai qualche tempo fa, i pronto soccorsi sono al collasso, privi di privacy, mezzi, cortesia e personale.

A ogni modo il tariffario andrà a pesare sia sulle tasche dei pazienti sia su quelle dei medici che richiedono il trasferimento inappropriato secondo il decreto 38 di un paziente, trasportato e non ricoverato, da un nosocomio all’altro.

Del resto il debito c’è quindi taci e vai avanti.

Si parla addirittura di un decreto con decorrenza retroattiva a partire da gennaio 2010 e che penalizza il malato con un occhio di riguardo per il malato straniero.

E sì, perché in questo marasma di “euri” un extracomunitario che necessita dell’elisoccorso deve sborsare fino a 3500 euro (e poi si parla di delinquenza!) anche se l’intervento sanitario era imprescindibile, dunque, affatto inappropriato. Ma a risentirne sarà chiunque malauguratamente decida di non morire a casa bensì in ospedale (dalle mie parti è così… in ospedale si muore spesso) che chiamando l’ambulanza per l’ultimo giro turistico della città pagherà un diritto fisso di 25 euro più 26 centesimi ogni chilometro percorso per un minimo di 10 chilometri fino a un massimo di 100.

Ed è ovvio che eventuali pedaggi, tasse di percorrenza veicolare e costi di vitto e alloggio dell’equipaggio in caso di viaggi a lunghissima percorrenza, restino a carico del moribondo che secondo me preferirebbe tirare le cuoia appena in ambulanza visto che non può permettersi di pagare.

Del resto è un disoccupato e anche questo dalle mie parti è frequente!

Ma quanto detto è nulla se paragonato al tariffario dell’elisoccorso che credo presto o tardi sarà costretto a fare il tre per due come al supermercato.

Venghino signori venghino!

Magari se ne ho bisogno mi organizzo con il mio vicino e suo cugino (che rima ragazzi!) così forse, e dico forse, ci considerano una sola chiamata e quindi il diritto fisso è di soli 100 eurozzi. E con piacere mentre lotto tra la vita e la morte farò i calcoli del mutuo per pagarmi il costo del trasporto al minuto (86 euro) senza considerare che forse potrei vendere un rene, cavarmi gli occhi e donare le cornee o prostituirmi ad Arcore.

Una strada si trova sempre, vi pare?

E sarà proprio questo che quei gran geni avranno pensato. Del resto l’arte di arrangiarsi italica fa scuola in tutto il mondo!
Ma vi dirò di più se un giorno volerò nei cieli della mia città e avrò la lucidità di dire il Rosario pensando a FedericaEvaSaraFlavioMarco e tante altre vittime della noncuranza umana, chiederò all’operatore sanitario che gioca con il mio ossigeno: “Chiedo scusa, ma poi me la fate la ricevuta?”

Così almeno mi scarico i costi sul reddito va’…

 


Si ringrazia per l’editing Valentina Salvadori

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