Avatar è appena uscito in Italia ed è già stato scritto di tutto e di più.

Commenti, foto, video, interviste, trailers e featurette giungono dalle estremità della Terra sino all’Italia, attraverso il tam -tam mediatico che contraddistingue la frenesia della vita al tempo della nostra preistoria.

Per Avatar è stato utilizzato tutto l’armamentario di aggettivi a disposizione delle tastiere. Sono state sparate raffiche di sinonimi e contrari. E’ stata setacciata palmo a palmo la giungla dello scibile sulle tecniche di ripresa. Si sono riempite tonnellate di pagine virtuali, sono state abbattute foreste per stampare la carta necessaria per scriverne le recensioni. Si sono organizzati dibattiti, incontri, inaugurazioni e previe celebrazioni. Si sono già espressi: il Vaticano, preoccupato per la possibile nascita di una nuova religione della Natura; i detrattori della Presidenza degli Stati Uniti d’America, per la somministrazione del film alle ingenue figlie dello stesso numero Uno; il fronte antitabagismo, per stigmatizzare la presenza di personaggi che fumano. Ed altro, molto, tanto ancora. Perché Avatar ha debordato oltre, ha valicato il confine, ha aperto il vaso di Pandora conservato nelle casseforti dell’industria cinematografica, e ha riversato un’impressionante cascata  di dollari, tecnologia, uomini e mezzi per la realizzazione del film e – guarda un po’ – li ha già recuperati abbondantemente.

“Niente sarà più come prima, rivoluzionario, futurista, visionario, grandioso…”. Ma tutto questo non può essere descritto. E’ una contraddizione, perché lo scopo di Avatar è proprio quello di realizzare con le immagini ciò che solo la mente poteva desiderare sino a ieri, presentare in un solo colpo d’occhio tutto quanto è possibile, colore, 3D, motion capture, e ciò che noi consumatori con prole e bollette a nostro carico non avremmo mai potuto neanche immaginare che esistesse.

Bene, diremmo. Non abbiamo il pane, dateci il circo. Ma, il pericolo è che a tutto questo, ci si possa abituare, che si possa raggiungere l’assuefazione e così l’assicella dovrà essere spostata più in alto.

Lo spettatore vorrà sempre di più, vorrà trovarsi in mezzo alla scena, vorrà annusarne gli odori, mettere i piedi nel fango della foresta pluviale, sfiorare le cascate, camminare in equilibrio nei tronchi sospesi nel cielo, lanciarsi nel vuoto, cavalcare il grande tacchino volante, fare un enorme balzo e piantare una freccia sul vetro della carlinga, per buttare giù quel mega elicottero nel quale si sposta il colonnello Quaritch, da me ribattezzato Cats One (che in italiano si può leggere Cazz One).

Dunque, il problema è che la storia diventi un pretesto per la sua rappresentazione perché, se normalmente la storia è il fine ed il cinema è il mezzo, qui tutto è ribaltato e contrapposto per il piacere di creare di più, di stupire di più, di andare più in alto – riuscendovi, peraltro – e neanche andando tanto lontani dall’obiettivo di fare divertire il pubblico, anche quello più esigente, più serio che – inevitabilmente – sentirà cascare la parte inferiore della mandibola, almeno un paio di volte durante le due ore e quindici minuti di addestramenti, battaglie, esplosioni e qualche timido bacio.

Eppure la storia regge. Il film un messaggio ce l’ha. Richiamandosi alla colonizzazione dell’America da parte dei bianchi, narra di una nuova invasione ai danni di un popolo, quello Na’Vi, che vive un rapporto simbiotico con la terra, la natura e gli animali. E sono loro, i terrestri, gli alieni, la cui presenza è tollerata dai Na’Vi ma guardata con diffidenza, finché lui il protagonista, Jake Sully, non entra nel corpo di un avatar, un corpo sintetico creato ad immagine e somiglianza di un guerriero Na’Vi, per conquistare la piena fiducia degli azzurri. Una via di mezzo tra il cavallo di Troia ed il comandante John Smith di Pocahontas. Fatto questo, fatta innamorare la stupenda nativa anch’essa azzurra, Neytiri, riportate le informazioni al campo base, i cattivi terrestri coadiuvati dal nostro CazzOne, decidono di sloggiare a forza i selvaggi azzurri dal loro nido piantato sotto una quercia immensa, che sorge giusto dove c’è la maggiore quantità di quello che a loro umani interessa di più: il più grande giacimento di Unobtanium, un superconduttore valutato 20 milioni al chilo.

Bombardato l’alberone, tra lapilli di fuoco e cenere che arrivano fin sulle teste degli spettatori, la natura si ribella assieme agli inquilini legittimi del pianeta più bello del mondo, per porre fine a questa barbarie e scacciare l’alieno invasore.

“Questa terra è la mia terra”, tornatevene “Into the wild”, sembrano gridare i Na’Vi, capeggiati dall’azzurro Jack ora più azzurro di loro, e loro adesso sono noi contro le industrie del disboscamento, le fabbriche inquinanti, le tecnologie strombazzanti, le invasioni delle orde egoistiche che assaltano ogni giorno la natura pacifica di chi, invece, non gliene frega niente e vorrebbe solamente vivere in armonia con il resto del creato.

Eppure, quando si esce dal cinema, si ha la sensazione di avere solamente partecipato ad un grande happening fanta-tecnologico, restando senza il brivido del ricordo, senza la scossa dell’adrenalina cerebrale, senza il tormento nel cuore, ma dicendo agli amici: «Dovreste vedere le vostre facce!».

Perché, una cosa è lo stupore ed un’altra è l’emozione.

Tinos Andronicus

 

Per approfondimenti:

http://www.avatarilfilm.it/

Tinos Andronicus

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Massimo P.
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14 thoughts on “Avatar, molto stupore per nulla

  1. Stavolta i giurati del premio Oscar hanno preso la decisione giusta premiando The Hurt Locker, anche perchè Avatar non è un film ma un videogioco…
    Sai come è contento Cameron che hanno premiato l'ex moglie!!!!

  2. Tinos,concordo con te.Chi cerca l'evasione,lo stupore,il sensazionale,gli effetti speciali che,a quanto pare,in questo film non mancano,uscirà soddisfatto dalla sala cinematografica.Chi,come me,ha ben altre aspettative,non andrà a vederlo neppure per curiosità.Una storia deve trasmettermi emozione.Può essere amore,paura,commozione,altro,comunque che mi lasci qualcosa dentro.Sono più predisposta alle storie ambientate nel passato o presente.
    Il progresso tecnologico mi mette ansia e un po' paura.

    1. Di James Cameron ho visto, tra gli altri, Aliens – Scontro finale. E’ un film che usa abbondanti effetti speciali e mette davvero paura. Qui, invece, non c’è nulla da temere.
      In rete circola la voce che Avatar istighi al suicidio. Ho già risposto sull’argomento ad un link su facebook, dicendo che la notizia (apparentemente una bufala) sarebbe confermata da fonti serie. Anche se se – più che di suicidio – si parla di "pensieri di morte".
      Sembrerebbe che coloro che accusano questi disturbi siano soprattutto persone predisposte, deboli e che desiderino fuggire dalla loro realtà.
      Secondo alcuni studiosi, invece, l'effetto sarebbe provocato dal 3D, che simula esperienze sensoriali del tutto nuove, con conseguente mal di testa.
      La tecnologia non dovrebbe mettere paura, perché deve essere asservita al bisogno dell’uomo. Certo, l’uso smodato può dare fastidio, può risultare invasivo nell’animo di alcune persone sensibili.
      Non mi pare il caso di Avatar. A parte il 3D è una storia d’amore, anche abbastanza semplice, con la differenza che si svolge in un mondo fantastico, popolato da creature diverse, nel quale tutto è amplificato, luminescente e la natura vive in un tutt’uno simbiotico.
      A parte, le battaglie, le esplosioni e qualche corsa per sfuggire ai predatori della foresta pluviale, si tratta di un film ordinario che si può vedere tranquillamente senza temere nulla e, se si preferisce, anche in 2D.
      Ti ringrazio per il tuo intervento e, se lo dovessi vedere, mi farebbe piacere conoscere il tuo parere

  3. L'ho visto e non ha tradito le mie aspettative…visto che non ne avevo!!!Un grande involucro senza nulla dentro…un evento mediatico, un enorme centrifuga di effetti speciali, grida, urla, colori acidi e scintille per uno spettacolo che all'uscita lascia più vuoti di quando si entra!!!

    1. mi domando perchè ci sei andata?
      Beneficenza, masochismo, curiosità forse….
      un'altra vittoria di uno dei tanti pifferai di Hamelin

      1. Ciao Raffaele, sono andata per volontà di superare il mio scetticismo sul genere…
        Obiettivo non centrato, nel mio caso…ma una pagante in più, questo si!

    2. Emilia, al contrario di Raffaele, io credo che tu abbia fatto bene ad andare a vedere di persona.
      Talvolta, proprio per il fatto che si vada a vedere un film con iniziale scetticismo, si finisce per uscire dal cinema soddisfatti e sorpresi.
      Evidentemente, tra te ed Avatar non è scoccata la scintilla. Come avrai letto, la tua impressione è abbastanza simile alla mia, sebbene io conceda ad Avatar e al suo creatore l'attenuante di avere lavorato bene (con parecchi, troppi soldi, ma bene).
      James Cameron è un visionario, altrimenti non avrebbe potuto progettare un film che sfida il livello tecnologico che i tempi attuali permettono. Io ho visto parecchi "dietro le quinte" e, secondo me, non è stato facile realizzarlo neanche con tutto ciò di cui ha avuto disponibilità.
      Il fatto è che agli spettatori non interessa nulla di questi virtuosismi e vogliono, solamente, vedere qualcosa che a loro piaccia.
      A questo punto, il fatto che Avatar sia realizzato bene o male, poco importa e il discorso si riduce al solo aspetto della soddisfazione del pubblico.
      Tutti coloro che cercano nei film la pura evasione, lo stupore, il magnifico ed il sensazionale, verosimilmente apprezzerano Avatar.
      Gli altri, la minoranza, coloro che vanno al cinema per scoprire qualcosa, un'emozione, provare sensazioni intime che gli permettano una crescita, un ricordo, un pensiero bello o brutto, rimarranno neutri o addirittura contrariati.
      Questi sono (siamo) la minoranza.

  4. Un po' come se ti regalassero qualcosa che già dalla carta sembra bellissimo… poi apri e trovi un vaso della dinastia Ming… valore incredibile… ma utilità? Zero. Solo uno sfoggio di ricchezza.

    1. Questo di cui parli è, purtroppo, un vecchio vizio del cinema. Tanti cineasti devono fare la questua per ottenere un piccolo contributo alla realizzazione di un film e altri, pochi, possono disporre di risorse senza limiti.
      Così, si finisce inevitabilmente per premiare le produzioni destinate al maggiore successo, assegnando loro budget faraoinici ed i registi, più o meno consapevolmente, cadono nell'errore di sfoggiare – come dici tu – le loro ricchezze.
      Fare film è un'opera complessa che richiede, soprattutto amore. L'amore non ha prezzo. E' cieco. E James Cameron – bravissimo regista – ricorderà sicuramente ancora i tempi nei quali doveva fare cose belle con pochi dollari.
      A presto, Lampadina.

      1. Concordo con la tua analisi Tinos! Sono andata comunque, pur non amando il genere e pur conoscendo il tipo di sceneggiatura…Credo che mettere delle barriere a priori sia sempre e comunque sbagliato. Ovvio, le mie aspettative non avevano ragione d'esistere. Come hai spiegato perfettamente tu, io cercavo emozioni, sorprese, scene da ricordare, un minimo arricchimento insomma…In questo la mia totale delusione. Ora mi chiedo. Se dovesse uscire Avatar II?

  5. in genere non commento gli altri articoli della rivista, sarebbe una sorta di auto commento, ma per Avatar derogo a questa regola….
    Beh questo film, da quello che ho letto in giro, dalla tua "recensione" e dagli spezzoni visti sul web credo che meriti di entrare a pieno diritto nella mia Down Ten dei film da buttare.
    PREMIO 2010 "CORAZZATA POTIOMKIN"
    Non penso di andarlo a vedere, non mi piacciono le fregature.

    1. Avatar è un film che fa parlare di sé e questo è già un primo obiettivo che ha raggiunto.
      Poi è anche un'intelligente operazione commerciale: ha speso tanto e ha già guadagnato di più.
      Infine, (anche se questo, per esigenze artistiche, dovrebbe essere messo in cima agli obiettivi) è un film non male, che sbancherà il lotto alla serata degli Oscar e il cui successo smentirà i pareri negativi, il mio commento e tutti coloro che ne hanno parlato male, compreso te.
      Comunque, se dovessi organizzare una serata Potiomkin per il film, ti inviterei per il commento finale.
      Conoscendoti, sono sicuro che ci delizieresti.

      1. Tinos che si tratta di una operazione commerciale a 360° lo prova che circola uno spot che pubblicizza il film ed una macchina "cattiva" della Mazda e che hanno già lanciato un videogioco Avatar.
        Sarò all'antica, ma questo non è più cinema.
        Circa l'Oscar non ho dubbi che farà incetta di premi e non ho altrettanti dubbi che tra qualche anno non si sentirà più parlare di Avatar.
        Il mio test di validità di un film è molto semplice: un film vale se si prova interesse e piacere nel rivederlo.
        Visti una volta i Potiomkin hanno esaurito la loro funzione.

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