Ispirato da due opere teatrali di Frank Wedekind, che all’epoca avevano fatto scalpore (Lo spirito della terra, 1895, e Il vaso di Pandora, 1904), Die Büchse der Pandora o più semplicemente Lulù – è forse il momento più felice e più alto della filmografia di Georg Wilhelm Pabst, e nel contempo della vita di Louise Brooks.

Siamo alla fine degli anni ’20, a un passo dalla Grande Depressione.

Personaggio divenuto ormai mitico, Lulù miete vittime fra gli uomini, poiché nessuno riesce a resistere al suo fascino, alla sua innata sensualità. Perfino le donne ne sono affascinate, e disposte a tutto pur di aiutarla.

Il suo essere naturalmente disposta verso gli altri, in qualche modo anche ingenua e pura, la rende vittima alla fine di Jack lo squartatore, in una fredda e nebbiosa notte di Natale a Londra.

Lulù è una donna priva di inibizioni, di tabù. Apparentemente sprovveduta o cinica, ribelle e anticonformista, parte del suo essere si perderà nella connotazione più morbida e borghese di Lola nell’interpretazione della Dietrich (L’angelo azzurro).

Al film, censurato e al centro di aspre polemiche, fece seguito un’altra intensa e controversa pellicola, Il diario di una donna perduta, sempre per la regia di Pabst.

Una donna, la Thymiane di Pabst, perduta per l’esser stata violentata, priva di sensi, da un collega del padre; da qui l’onta, il delitto e il castigo: la casa di correzione dopo che la sua bambina le è stata sottratta, insieme ad altre umiliazioni e sofferenze, fino alla ricomposizione del dramma e all’acquisizione di uno status che la mette al riparo da ulteriori soprusi.

Thymiane attraversa con candore il bene e il male, non si lascia sopraffare dagli eventi, cerca e ottiene sempre una via d’uscita, contando sulle proprie forze. Solo così vince e in ciò è forse l’essenza della sua seduzione.

E ancora una volta viene fuori da un lato la purezza di cuore dell’eroina melodrammatica, dall’altra la critica pabstiana alla società borghese e perbenista dell’epoca, con i suoi assurdi trasalimenti e atteggiamenti ambigui di fronte a certi aspetti della vita.

Tutti i film della Brooks ricalcano il prototipo di una donna poco propensa ad assecondare i gusti e la moralità dei benpensanti, men che meno a curare e promuovere le tradizionali doti femminili (purezza, fedeltà, dedizione e cura del focolare, ecc.). E non è un caso che alcuni suoi film finiscano con la sua morte, quasi a scongiurare la possibilità di una reale emulazione.
Ma chi ha davvero paura di Lulù?

Eroina tragica o melodrammatica, la galleria dei personaggi interpretati dalla Brooks sfiora però ogni aspetto dell’immaginario legato all’eterno femminino senza mai risolverlo o svelarlo.

Che vesta i panni irriverenti della flapper o di un maschiaccio, che induca gli uomini a divenir per lei rivali, nulla riesce ad adombrare un’immagine che ha dell’incredibile, che tiene incollati allo schermo, che comunica coi soli sguardi meglio e più che con cento parole.

Quale attrice d’oggi sa fare di meglio?
Ad oltre cento anni dalla sua nascita siamo ancora qui a celebrarla, e sono certa che nessuna fra le tante meteore, starlet o veline riuscirà mai a toglierle questo primato.

Grazie Louise, ci hai davvero dimostrato che le Divinità esistono.

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=E-g6XflXxqk


httpv://www.youtube.com/watch?v=pWlICTLJFvY


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Il vaso di Pandora, Germania, 1928, regia di Georg Wilhelm Pabst

Diario di una donna perduta, Germania, 1929, regia di Georg Wilhelm Pabst

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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