di Cla

 

Ex Machina   

 

Il titolo si rifà alle antiche tragedie classiche e al ruolo degli Dei che dall’alto di una macchina scenica decidevano il finale.

Girato con pochi attori in un ambiente solitario e minimalista e dove i dialoghi si basano sull’inganno, il film – assolutamente affascinante – tratta un argomento che sempre più spesso ci troveremo ad affrontare: Noi e le AI.

Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma, ergo un’evoluzione cinematografica e filosofica che inizia con le macchine Moloch di Metropolis per proseguire con i conflitti interiori di HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio e continuare con le domande esistenziali dei replicanti di Blade Runner.

Alex Garland, scrittore e regista, ci propone un’opera prima molto interessante ponendosi in una posizione nuova rispetto al passato. Fin qui nel confronto tra l’uomo e la macchina era sempre stato l’uomo a uscire vincitore, ma nel caso di Ex Machina accade il contrario.Alicia in Ex Machina

Una visione pessimistica? Non direi, c’è molto di più nel film: un uomo che anela a Dio, con la sua voglia di creare è capace di generare un Dio che pone fine a lui stesso.

Concludo con una personalissima considerazione. L’evoluzione non è a senso unico, c’è sempre un andare e tornare. Costruiremo, anche grazie alla rete, AI sempre più evolute che a loro volta stimoleranno la crescita della nostra intelligenza.

Non abbiate paura.

  

 

 

 

 

Gamy Moore
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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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