G come gabbia, come gelosia

I come ira

L come lealtà

D come dominio della passione

A come Amore


Che accade se la donna che hai amato e mai dimenticato gioca a fartela pagare, agitandosi fra le braccia di colui che ha risollevato le tue sorti?

Un conflitto fra lealtà e la passione che ti rode dentro.

Classico triangolo (reso ancor più ambiguo da ombre di misoginia e omosessualità) intorno ad una femme fatale, irresistibile.

Ma alla fine è giocoforza rimanere solo in due.

 

Nell’acronimo derivabile dal titolo c’è in fondo tutta la storia di un amore che vince dopo molti ostacoli, un amore che deve fare i conti con due caratteri difficili, un’ostinazione tenace e autolesionista, un giocare alternativamente al gatto e al topo.

Il bianco e nero del film di Vidor esalta la bellezza morbida e sensuale della Hayworth, splendida protagonista nella recitazione, come nel canto (in cui fu però doppiata) e ballo di alcune scene.

 

Certo si può questionare su alcuni punti deboli del film; resta in ogni caso un cult al pari di Casablanca.

E sarebbe un vero sacrilegio anche solo pensare ad un remake.

Quell’epoca, e i suoi stilemi, sono ormai irrimediabilmente passati, e francamente improponibili. Ma per alcuni versi si tratta ancora di un film intramontabile.

 

Gilda non è stato solo un film di successo, immortalando la diva di origine spagnola come l’unica vera atomica di Hollywood, è stato anche una gabbia per l’attrice e in qualche modo per la donna, sempre in conflitto con uomini che le imponevano le proprie scelte, o passioni non corrisposte.

 

Suo padre decise per lei la carriera di ballerina, dapprima di flamenco.

Il produttore di Gilda (boss della Columbia, la casa di produzione che ha costruito, e poi distrutto, la sua carriera) era follemente geloso di Glenn Ford durante la lavorazione, arrivando a tappezzarle il camerino di microfoni. Rita e Glenn si amarono lo stesso.

Una girandola di amori e matrimoni finiti col divorzio, due figlie, Hollywood ai suoi piedi e un declino fra i più tristi che si ricordino nella storia del cinema, costellato da abuso di alcol, farmaci, solitudine e malattia.

E tuttavia, come lei stessa ha ammesso, dalla vita non ha avuto tutto, ha avuto troppo.

 

Ha avuto certamente l’amore e l’affetto, sullo schermo e fuori, di un uomo che ha seguito la sua parabola fino in fondo, e che sembra adorarla – nelle foto che li ritraggono insieme – assai più che in pellicola. E che forse nella vita, come nel film, non è riuscito a farsi capire, complici gli eventi o i silenzi.

 

E senza dubbio ha avuto, e continua ad avere, nonostante gli attacchi del tempo, l’omaggio inalterato dei suoi fan, per i quali i suoi gesti, il sollevare la testa con la sua splendida capigliatura ramata, ancora provocano un brivido e un’emozione.

Lo strip-tease di Gilda che rende caliente l’atmosfera del locale, e fa luccicare lo sguardo dello spettatore, pur sfilandosi solo i guanti e la collana, mentre la perfida lampo non va giù, ha ben pochi rivali nella storia del cinema.

Altro che Dita von Teese, le donne di oggi hanno ancora molto da imparare da Gilda.



httpv://www.youtube.com/watch?v=MfCtS3u13eU&feature=related


httpv://www.youtube.com/watch?v=K3cAzp4F0oo&feature=related

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Gilda, Usa, 1946, regia di Charles Vidor

Gamy Moore
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Gamy Moore

Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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