«Spegniti, spegniti, breve candela! La vita non è altro che un’ombra che cammina; un mediocre attore che si pavoneggia e si dimena sul palcoscenico per il tempo della sua parte e poi non si ode più oltre. È una favola narrata da un idiota, piena di strepito e furia e senza significato alcuno». Questi versi di Shakespeare sono sufficienti a descrivere il senso della vita? Se lo chiede Woody Allen, settantacinque anni il 3 dicembre scorso, dedicandosi la sua quarantaquattresima pellicola da regista. «La vita di un uomo non è che un lampo nell’universo», diceva un astrofisico, contemplando l’eternità e l’immensità dello scenario nel quale le generazioni si avvicendano senza sosta e senza tempo.

Eppure, quanto è importante ogni singola vita! E come la percezione delle attese è vissuta da ogni singolo attore di questo palcoscenico! Tutta passa, tutto finisce, ma per questa vita si combatte e si spera. Ed è il peso delle singole aspettative che genera la nevrosi dei personaggi di Allen, che altro non sono che frammenti dell’unico specchio della sua vita.

«Il mio primo film era così brutto che in sette stati americani aveva sostituito la pena di morte», dice con grande senso di autoironia il regista newyorkese. Eppure questo cliché si è rivelato vincente. La ripetitività delle storie si ricarica ad ogni film di nuove aspettative, al pari del ciclo della vita che si riavvolge e ricomincia ad ogni nuova nascita della medesima specie.

Allora di cosa si parla in Incontrerai l’uomo dei tuo sogni? È semplice:

Londra. Musiche ritmate con l’immancabile clarinetto.  Entrino gli attori.

Helena (Gemma Jones) è troppo severa con se stessa e ha alcune insoddisfazioni da curare. Viene da un divorzio e da un tentativo di suicidio. Così, dopo avere provato l’analista con scarso successo, si reca da una medium. Nonostante tutto, cerca ancora le onde cosmiche e l’energia positiva per il suo futuro.

Alfie (Anthony Hopkins) è l’ex marito di Helena. Lui una notte si è svegliato in un bagno di sudore ed è uscito di casa per non rientrare più. Adesso è tutto corsa e jogging, si scurisce la pelle con le lampade abbronzanti, si è fatto sbiancare i denti e ha comprato una decappottabile.

Sally (Naomi Watts), la loro figlia, ha sposato Roy (Josh Brolin), uno scrittore. Helena paga i conti di casa di Sally e Roy, perché lui è fermo sempre allo stesso capitolo da anni. Roy, prima di fare lo scrittore, intendeva fare il medico, ma preferisce fare l’autista di giorno e lo scrittore di notte per avere più tempo. Anzi, sarebbe meglio che facesse soltanto lo scrittore perché, per scrivere, il tempo non è mai abbastanza. Roy ha fatto innamorare Sally descrivendogli la scena di una carriola rossa luccicante di pioggia, lasciata accanto alle galline bianche.

E già qua Allen si potrebbe fermare, perché ha inquadrato un piccolo nucleo familiare dotato di vita autonoma, i cui personaggi sono talmente caratterizzati da potere riempire quattro storie diverse. Ma Allen, anziché unire le loro storie e farle confluire in un unico plot, le separa, in modo da fare diventare ciascuna di esse un trampolino di lancio per altre vite e nuove storie ad esse collegate.

Sally cerca lavoro e lo trova nella galleria d’arte di Greg (Antonio Banderas), mentre suo marito Roy si ritrova sempre più spesso a spiare Dia (Freida Pinto), che suona la chitarra nel palazzo di fronte alla finestra della loro camera. Roy pensa che Helena avrebbe bisogno di medicine, piuttosto che di illusioni. Mentre Alfie si rende conto che, la nuova vita da single, non gli riserva incontri con vere e proprie pin-up.

Ma un bel giorno Alfie annuncia: «Ho incontrato una donna, mi sono innamorato e voglio sposarla». La donna si chiama Chairman (Lucy Punch) e dice di essere un’attrice. Chairman è una bionda stratosferica che indossa minigonne mozzafiato, ma non è in condizione di aprire la bocca per parlare. Tecnicamente è una vera attrice, ma part-time. La vera arte recitativa la esprime soprattutto agli appuntamenti che concede durante il suo lavoro di escort. Tutto ciò sconvolge Helena, ma la medium la consola dicendole che Alfie non sarà mai innamorato di Chairman come lo è stato di lei. Inoltre, la rassicura rivelandole che ha avuto una vita precedente e che anche lei incontrerà un uomo molto affascinante.

Infatti, Helena incontra Jonathan (Roger Ashton-Griffiths) il quale affascinante non è, ma ha perduto la moglie da poco e gestisce una libreria dell’occulto. Jonathan tenta ancora di mettersi in contatto con la moglie defunta. Invece Dia (come «chi è?»: la dirimpettaia di Roy e Sally che suona la chitarra) studia per conseguire il dottorato in musicologia ed è una splendida ragazza indiana. Adam, il suo fidanzato, lavora al ministero degli esteri a Bruxelles. Intanto, Sally ha una cotta segreta per il gallerista Greg e Roy si è invaghito di Dia. E se qualcosa non è chiaro leggendolo qui, lo è senz’altro guardando nel film. Perché Woody Allen riesce a tenere, sotto l’unico sguardo di un colpo d’occhio, tutte le costellazioni che entrano in contatto tra di loro, per separarsi un attimo dopo.

Greg e Sally sarebbero una bella coppia, ma lui è sposato e ha già una prima relazione extra-coniugale. Dia e Roy si piacciono e flirtano, ma Dia si deve sposare tra poco con Adam. Alfie si è sposato con Chairman e la sua vita sessuale va alla grande, ma con l’aiuto del viagra. Helena vorrebbe sposare Jonathan, ma questi prima deve chiederlo alla moglie defunta: «Le ex defunte sono le più difficili da estirpare».

Ed improvvisamente tutto questo banalissimo tran tran, ma spumeggiante e denso di aspettative da parte di ciascuno dei protagonisti, gira al cupo. Qualcosa s’incrina. Non un singolo qualcosa, ma tanti piccoli qualcosa nelle singole costellazioni: un romanzo non pubblicato, un figlio in arrivo, un incidente stradale, una previsione della medium. Cambia il tono ed il registro passa da commedia e dramma. Niente di irrimediabile, sia chiaro. Soltanto qualche complicazione in più.

Ma attenzione: non avete intuito niente, perché niente vi è stato svelato. Del resto è soltanto una favoletta di furore e rumore nella quale non capita nulla, anche se i versi di Shakespeare non sono sufficienti per spiegare il senso della vita. Né, del resto, si può dire che Woody Allen sia solo uno stupido narratore di vite banali e nevrotiche. Piuttosto è la vita dei suoi mille protagonisti ad essere così deliziosamente complessa.

 

 

 

 

Si ringrazia per l’editing M. Laura Villani

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Tinos Andronicus

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Massimo P.
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