Il dottore, un funzionario di Polizia tutto d’un pezzo, appena promosso a capo delle Sezione politica dopo anni di successi alla Squadra omicidi, comincia a crollare schiacciato dal peso dello stesso potere di cui gode che, dapprima lo esalta e lo conduce a vivere una vita per la legalità a tutti i costi, e poi lo schiaccia sino al punto da fargli concepire il delitto della sua amante, Augusta Terzi in via del Tempio n.1, come rito sacrale e purificatorio atto a dimostrare (a se stesso prima che ai colleghi) che il sistema mostra una crepa grande quanto un canyon nel deserto: l’immagine del potere non può essere scalfita neanche di fronte all’evidenza. Da qui il titolo del film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, di Elio Petri.

È il potere che s’incarna nella stessa figura del funzionario integerrimo a impedire che le innumerevoli prove disseminate sulla scena del delitto da egli medesimo, siano raccolte dai colleghi e indirizzate a suo carico quale autore dell’omicidio della giovane e bella amante.

Così, neanche le impronte lasciate ad arte sui bicchieri e sulle bottiglie dell’appartamento giustificano il sospetto: non è stato forse lui, l’uomo sicuro e insospettabile, a bere tranquillamente da quel bicchiere durante il sopralluogo in mezzo a una folla di agenti?

E neppure l’anarchico vicino di casa della contessa uccisa che lo ha visto, a quel giorno e a quell’ora, uscire dal portone di via del Tempio n.1 lo incastra, rinnegando il riconoscimento del funzionario assassino con una motivazione dalla connotazione intensamente politica e rivoluzionaria: «Un criminale a dirigere la repressione: è perfetto!». Perché: chi comanda chi e chi controlla cosa?

Addirittura neanche un filo di cravatta, di un azzurro unico e inconfondibile, ritrovato (perché volontariamente lasciato) tra il dito e l’anello della vittima diventa prova nonostante di quelle cravatte, vendute in un solo negozio, una risulti acquistata proprio dal dottore.

Così, per facilitare le indagini dei colleghi della Omicidi, il dottore incarica uno stagnino incontrato per strada di comprare tutte le cravatte azzurre del negozio e, dopo averne trattenuta una per sé, gli ordina in tono minaccioso di andare subito alla Polizia, di denunciare di avere fatto ciò per ordine dell’assassino confesso di via del Tempio, di consegnare tutte le cravatte e di descrivere bene il suo volto.

Ma giunto in Questura, il povero stagnino, intimorito dal grande rispetto di cui gode il funzionario presente all’interrogatorio davanti a lui, diventa titubante, dialogando con il potere “faccia a faccia” e riconoscendo prono l’assurdità della somiglianza del dottore con l’uomo precedentemente incontrato per strada.

Stanco dell’irremovibile fiducia cieca di cui gode, bisognoso della giusta punizione di un sistema nel quale fortemente crede, il dottore si reca personalmente dal capo della Omicidi per consegnare una confessione scritta. Infine, torna a casa e aspetta l’arrivo degli agenti per scontare la sua pena.

Ma il film potrebbe non terminare (in modo consueto). E fate attenzione, perché tutto ciò che è stato in questo scritto seminato ad arte tra parentesi, potrebbe tranquillamente essere omesso, perché i punti di vista cambiano e le situazioni si evolvono soltanto se si ha la mente lucida e fredda per guardare i fatti.

I fatti sono i fatti e le impressioni sono le impressioni. La democrazia è il governo del popolo o quello di pochi servitori (dello Stato) appositamente eletti? Elio Petri faceva film polizieschi o costruiva metafore politiche? Possiamo noi cittadini giudicare il potere costituito? Giudicare potrebbe significare sovvertire o sovvertire significa invertire il rapporto costituito tra il servo e il (popolo) sovrano (come in qualche modo allude la frase di Kafka riportata nella didascalia finale del film)?

E come si potrebbe concludere la grottesca parabola di noi uomini comuni (o funzionari integerrimi dei nostri piccoli centri di potere) che gemiamo tra la tensione di vivere nel profondamente giusto e  l’insopprimibile desiderio di rendere tutto maledettamente difficile e intricato? La soluzione non la trovate in questo futile post di cinema, perché la democrazia è una delle invenzioni più belle della collettività, ma estremamente difficile e delicata. Da maneggiare con cura.

Ascolta la bellissima colonna sonora di Ennio Morricone

Tu non sei un cavallo

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Si ringrazia per l’editng Maria Laura Villani

 

Tinos Andronicus

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Massimo P.
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