di Elisa Scaringi

 

locandina L'equilibrio

 

I preti sono drammaticamente soli, soprattutto se diocesani e con uno spiccato senso civico. Come racconta molto bene il film italiano L’equilibrio, nel quale due visioni opposte della Chiesa si scontrano, lasciando nello spettatore un senso di indigestione verso chi si adegua alle circostanze, soprattutto se ingiuste e senza nessuna logica. Questo disagio viene vissuto dal protagonista (giustamente) come qualcosa da combattere fino alla morte, che è poi la stessa sensazione di chi non si arrende a soccombere nelle periferie italiane, ma anzi si confronta con la malavita ribadendo i giusti confini tra la buona umanità e la violenza coatta. In questa dura lotta, però, si è sempre soli: don Giuseppe deve affrontare anche l’opposizione del Vescovo, lasciando poi campo libero al suo predecessore, don Antonio, adeguatosi con molta tranquillità a una vita di compromessi con la malavita.

Se all’inizio il trasferimento a Napoli rappresenta una sfida positiva, la quotidianità violenta spacca la Chiesa: da una parte le pecore guidate dal prete ubbidiente, dall’altro il parroco solitario che cerca di portare la giustizia vera nelle coscienze dei fedeli. Ma i parrocchiani non lo ascoltano, anzi gli consigliano di farsi più furbo: occuparsi al massimo dei rifiuti tossici, ma non intralciare in nessun modo lo spaccio di droga nel quartiere. La violenza, il silenzio omertoso, le minacce (e paradossalmente anche le capre) hanno la meglio sulla giustizia e la denuncia dei soprusi.

 

              scatti dal film  scatto 2 dal film

 

Due facce, quindi, della stessa Chiesa locale, sempre più abbandonata nel mondo: quella scaltra che si adegua al contesto per sopravvivere, e l’altra (verace) che viene sbattuta fuori perché troppo scandalosa. Una realtà, quella dei parroci, resa nella sua profonda solitudine: incastonata nel mondo e scollata dalla vita gerarchica della Chiesa cattolica. Una vita religiosa vissuta quotidianamente come meglio si può, perché alla fine non è poi così incomprensibile l’atteggiamento di chi inviato nel mondo reale decide di scendere a compromessi per salvarsi la vita.

L’equilibrio è, quindi, un film molto triste nella sua denuncia, ma anche abbastanza sfrontato nel difendere chi, come diceva anche Gesù, in qualità di profeta, non è mai ben accetto in casa propria.

 

L’equilibrio, regia di Vincenzo Marra, con Mimmo Borrelli (2017)

 

 

 

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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