Gerry fa l’autista di limousine ed è un ragazzone irlandese con un fisico da urlo, nonché rocker a tempo perso.

Holly, invece, è una dolce e problematica agente immobiliare.

Lui è scanzonato e affronta la vita senza fare piani. Lei, invece, è determinata e metodica. Lui vorrebbe un figlio. Lei, invece, vuole aspettare ad avere un figlio, fino a quando non potranno comprare una casa, risparmiando e mettendo i loro soldi in un conto al 6,25 per cento in un anno.

Ed hanno un grosso problema: sono sposati.

Lui la ama, punto.

Lei lo ama, però.

E, così, la loro vita va avanti tra litigi e continue riappacificazioni, tra un punto ed un però. Lei lo mette a dormire nella vasca da bagno e lui si chiede cosa abbia fatto. Lei lo guarda in cagnesco e lui pensa che, per certo, qualcosa l’avrà fatta. Ma cosa?

Perché il punto è che lui la ama ed il però è: cosa vuole veramente Holly?

Perché, si chiede Holly, deve essere lei quella responsabile che si preoccupa? Perché non può essere lei l’irlandese, affascinante, incosciente che canta sempre?

«Ma, tu vuoi avere un bambino?».

«E tu?».

«Si, io si».

«Visto?».

«Visto che?».

«So quello che vuoi dire veramente, anche quando non lo dici, Gerry».

E’ la storia delle due conversazioni. Quella che si fa e quella che Holly crede che si faccia.

Sembrerebbe la storia di una coppia ordinaria, che potrebbe avere i figli oppure no.

Perché – si chiede Gerry – quale altra storia vorrà Holly? Ma lei non lo sa. Gerry è stanco di cercare di indovinarlo. Lui, invece, sa cosa vuole, perché lo sta stringendo tra le sue mani: vuole lei.

Però, il destino è crudele. Gerry muore per un tumore e lei si chiude in casa ad elaborare il lutto. Ed è solo l’inizio del film.

 

Gerry è interpretato da Gerard Butler, l’ipersuscettibile Re Leonida di 300. Holly è Hilary Swank, la Million Dollar Baby di Clint Eastwood. Ma qui, smessi i panni da spartani e combattenti, senza graphic novel né dramma, i due sono soltanto un uomo ed una donna in una romantica commedia.

Però, ci chiediamo: può l’attore principale di un film, per di più del genere commedia, morire dopo appena dieci minuti?

Si, se lo si fa rientrare attraverso una storia straordinaria.

Ebbene, Gerry prima di morire ha progettato un piano che inizia con un nastro registrato, recapitato a Holly, il giorno del suo compleanno, assieme alla torta.

Da quel giorno, a carattere periodico Gerry recapiterà (o ha dato disposizioni di recapitare?) alcune lettere alla sua amata Holly, per aiutarla a superare il momento del distacco ed uscire fuori dalla crisi, nonostante tutte le lettere si concludano sempre con le parole: P.S. Ti amo.

 

Inizia l’avventura di Holly, vedova affranta, che segue i consigli del marito defunto: vestirsi da paura, uscire con le amiche, non uscire con la madre (Kathy Bates), cantare al karaoke in un locale, liberarsi dei vestiti dello stesso Gerry tranne la giacca di pelle, andare in Irlanda dove lui l’aveva conosciuta. Il tutto seguendo un piano dettagliato e preordinato, ordito dalla morte e controllato dall’amore che (ancora) lega Gerry alla sua dolce Holly, alla quale vuole talmente bene da volerla liberare – per sempre – dal peso ingombrante dei suoi ricordi, dei suoi vestiti, delle sue canzoni, del suo sorriso.

I risultati sono alterni e, se Holly riesce talvolta a ridere, più spesso piange e si isola, non accorgendosi che un nuovo amore bussa già alla porta della sua vita.

Un amico, che più o meno velatamente le fa il filo, le chiede:

«Cosa vogliono veramente le donne? Vogliono che le invitiamo, vogliono che non le invitiamo? Vogliono che facciamo il primo passo, che non facciamo il primo passo? Vogliono che stiamo sopra, vogliono stare sopra loro? Che usiamo il balsamo, che non usiamo il balsamo?».

Holly risponde:

«Te lo dico, ma è un sacro segreto: non abbiamo la minima idea di quello che vogliamo».

Quando Holly ride di due anziani coniugi, che sembrano usciti da una storia di dinosauri, lui – l’amico – dice che quel pensiero è frutto della paura d’invecchiare, di non rendersi conto di quale privilegio sia diventare vecchi con qualcuno che si ama.

Di contro, quando la madre tenta di scuoterla da quel gioco crudele dell’attesa delle lettere, lei risponde:

«Mio marito aveva solo trentacinque anni. Non sarebbe dovuto morire».

«Però è morto. E’ stato tremendo, ma è capitato. E la sua morte fa parte della tua vita ora e la devi affrontare».

«Io la sto affrontando!».

«Come? In attesa di una lettera del tuo defunto marito? Quando tuo padre se n’è andato, io avevo due figli da mantenere. E’ stato devastante, ma sono andata avanti».

«Non è la stessa cosa. Mio marito non se n’è andato. E’ morto».

«E’ vero. Mio marito voleva andarsene. E tu pensi che sia molto più facile se uno ti abbandona per scelta. Vero?».

Si tratta di un tema delicato, quello del vincolo che lega uomini e donne al sempiterno amore, ma che deve fare i conti con abbandoni volontari e unilaterali, ovvero forzati ed improvvisi.

Il tutto giocato su un registro che spazia nel territorio contrassegnato dagli steccati della vita e della morte, da un lato, e del sentimento e della volontà, dall’altra. Un territorio nel quale i protagonisti del film si muovono, come tutti noi, senza afferrarne bene i confini, senza comprenderne mai la reale larghezza e la profondità, con i loro caratteri, vizi, difetti, pregi e virtù. Ma mai percependone la reale sostanza, perché effettivamente non si può. Senza estrarne il vero succo, perché impegnati nella ricerca di qualcos’altro, di più effimero e superficiale, dimenticando che la volontà – più che il cuore – lega per sempre e la stessa volontà scioglie, nel caso dell’abbandono e della morte. Perché quella del cuore è la vela che si issa per seguire la rotta dell’innamoramento, mentre quella della ragione  è la vela che raccoglie e convoglia il vento dell’amore.

Finché uno dei due, sfondato lo steccato della morte, rientra da quello del sentimento per liberare la sua dolce amata dalla trappola del ricordo perenne, dal lutto eterno, per farla innamorare ancora un’altra volta, l’ultima. Ma stavolta non di lui. Perché, chi ama veramente, sa di non possedere mai veramente l’oggetto del proprio amore.

Gerry era irlandese, affascinante, ma non di certo incosciente, capace di inviare, al di là della sua presenza terrena, segnali d’amore alla donna che gli aveva cambiato la vita per sempre.

Holly è americana, seria, riflessiva e problematica, ed era innamorata di Gerry. Ma adesso dovrà cambiare ancora, per vivere senza di lui, amare, ridere e soffrire con qualcun altro.

Perché non si può aspettare per sempre. La vita è un libro composto da tanti capitoli, ma questi non sono infiniti. E neppure le lettere sono infinite.

Ai più fortunati, invece, resta la possibilità di dire ancora l’ultima frase, quella che si stava per dimenticare, la più importante, preceduta da un avviso: P.S. ti amo ancora.

Al cinema la chiamano commedia, ma è una cosa seria.

 

P.S. I links al film:

watch?v=k6AMXkupSsg

watch?v=nfj7BsCGqNc

watch?v=JWotV6h_EIs


Tinos Andronicus

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Massimo P.
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10 thoughts on “P.S. I love you, l’amore al tempo del distacco

  1. Oddio ho odiato questo film perchè me l'hanno propinato in aereo dopo sei ore di volo mentre andavo in Messico e non ne potevo più di nulla.
    Attori più belli che bravi, scene altamente ironiche pessimi dialoghi e una tale banalizzazione dell'amore.
    In compenso Tinos la parte finale del tuo commento…quella più personale ed emotiva è cibo per l'anima, sei stato molto commovente, ti faccio i miei complimenti..

    1. Il film è diretto da Richard LaGravenese, noto per avere scritto le sceneggiature di “La leggenda del re pescatore”, “I ponti di Madison County” e “L’uomo che sussurrava ai cavalli”. Ciononostante, qui non siamo affatto all’altezza di quei titoli, anche perché si tratta di una commedia. Dunque, tutto tende ad essere più banalizzato, soprattutto nella seconda parte del film, quella girata per lo più in Irlanda.
      Annalisa, dalle tue parole – in verità troppo generose – comunque capisco di essermi avvicinato allo scopo che si prefigge questa rubrica: accostare il cinema ai fatti della vita. Grazie.

  2. Bello leggerti,come sempre.Riesci a catturare l'attenzione,emozionare e portare il lettore dentro al film anche se mai visto.E' come leggere un racconto.Per quanto riguarda Gerry hai scritto bene:apparentemente irresponsabile.In realtà,lo è così tanto da portare,attraverso i suoi messaggi,la donna che ama verso una nuova vita senza di lui e penso anche con molta sofferenza sapendo di dover morire.Come "Gosth"questo film provoca in me contrastanti emozioni,Se da una parte gioisco per l'amore forte,intenso che vive oltre la morte,dall'altra penso:come può una persona non più in vita mantenere contatti con l'amata/o? La risposta l'hai data tu:"Il cinema è il più dolce inganno che l'uomo abbia inventato".La realtà….è tutta un'altra cosa.

    1. E’ inverosimile che un uomo, sapendo di dovere morire possa preoccuparsi di preparare un piano per mantenere, almeno momentaneamente, i contatti con la sua amata, per aiutarla ad uscire dalla crisi del lutto.
      O meglio, è inverosimile che tutto accada in un modo così romantico, attraverso un piano ad orologeria di lettere, nastri e sorprese che Gerry ha preparato per la sua Holly.
      Però, è innegabile che l’uomo riesca ad immaginare una proiezione di sé al di là della vita terrena. Penso agli artisti, ai condottieri, agli uomini di scienza e di fede che creano e progettano per un futuro che non gli potrà appartenere.
      Ma penso anche all’uomo comune che lascia una rendita, una casa, una pensione ai propri cari. E a quello che, non disponendo di nulla, desidera almeno lasciare un ricordo, un insegnamento, un esempio.
      Gerry amava Holly e si preoccupava per lei. Naturalmente, mentre era in vita. Lui sapeva che sarebbe stato il primo a partire.
      Grazie per il commento, Antonella.

  3. ottima lettura, il film non l'ho visto ma sicuramente ha suscitato in me curiosità… cosa mi viene da pensare… che l'amore va vissuto in ogni momento, in ogni sua manifestazione, senza aspettare che sia troppo tardi… che l'amore di quest'uomo per la donna, così com'è descritto, rappresenta una delle sue più alte manifestazioni… forse un'utopia… ma è bello ipotizzare che esista…

    1. Ho scelto questo film perché, oltre ad essere una gradevole commedia, mi ha permesso di affrontare l’argomento.
      Non aspettarti un capolavoro, sebbene gli attori siano strepitosi.
      Uno degli aspetti che mi ha colpito di più nel film è stato il personaggio di Gerry: un uomo dolce, affascinante, romantico, attento ad ogni sfumatura, con l’aria sognata, apparentemente irresponsabile, ma semplicemente innamorato della donna che gli aveva cambiato la vita.
      Certe volte, l’equilibrio perfetto è nella semplicità.
      Sai, è un po’ come il discorso degli eroi nelle notizie di cronaca. Ti aspetti di trovare superman e, invece, era solo uno che passava di là per caso.
      Grazie, Raffaella.

  4. Una verità limpida, complessa. Un racconto che "accende" e vola sulle note della consapevolezza dell'essere, con i propri limiti e per un tempo che purtroppo non è eterno. Da qui la presa di coscienza che vale la pena viverlo l'Amore, cercarlo, coltivarlo, aspettarlo, desiderarlo. Grazie di cuore!

    1. Questo tema è stato affrontato anche in altri film. Tra i tanti, ricordo Ghost.
      L’amore talvolta finisce anzitempo e, quando dura, finisce per cause “naturali”.
      Nel frattempo, però, siamo stati abilissimi a sottoporlo a complicatissimi test di resistenza.
      Mi viene in mente uno slogan di una pubblicità per auto:
      Non importa quanto strada hai fatto, ma come.
      Grazie a te.

  5. Che dire? L'emozione suscitata dalla lettura di questo articolo e' grande e pura. Iniziare un Lunedi' con questa profondita' di pensiero e d'animo, illumina il buio di una giornata oscura. La lettura di questo articolo ha suscitato in me un risveglio insperato del mio cuore dormiente. Grazie mio sconosciuto amico, grazie per la tua intima ricchezza che addolcisce e accarezza la nostra. Che ci porta in una dimensione di sogno e Speranza , che ci aiuta a saltare "gli steccati della vita" invitandoci a considerare che tutto e' effimero e vano, ma che soltanto l'amora, quello Vero con la V maiuscola dura, al di la' di tutto anche della morte. Grazie. Angy

    1. Cara Angy, il cuore – più che dormire – ogni tanto riposa. Si concede una divagazione salutare, per rigenerarsi. Sono convinto che il tuo è già pronto per riprendere a saltare gli steccati più impegnativi.
      Un milione di questi lunedi.

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