Reuben J. “Rooster” Cogburn (Jeff Bridges) è un vecchio vice sceriffo che dorme su un letto di corde in un retro di un emporio di un cinese. La sua vita si trascina così, stancamente, in sovrappeso di chili e di anni, in un corpo mutilato e imponente, tra ricordi e nuove avventure, nella terra di frontiera tra la legge e la brutale repressione del crimine.

L’empio fugge anche se nessuno lo insegue, mentre il giusto è sicuro come un giovane leone, recita Proverbi 28:1. E infatti i nemici di Rooster si danno alla macchia e girano senza sosta nelle terre selvagge, mentre il vecchio – ma coraggioso – leone lascia decantare la sua vita e i suoi anni senza confrontarsi né con lo specchio, né con la coscienza.

L’omicidio è per Rooster il miglior mezzo per reprimere il crimine e lui lo adopera senza pensarci due volte. Di lui dicono che sia spietato, un duro, che non sappia cosa sia la paura.

«Nei vostri quattro anni come sceriffo federale, a quanti avete sparato?», gli chiede l’avvocato dell’accusa in un processo.

«Ho sparato solo quando ero costretto».

«Non era questa la domanda. Quanti ne avete colpiti?».

«Colpiti o uccisi?».

«Limitiamoci a quelli uccisi. Almeno avremo una cifra ragionevole».

«Circa dodici, quindici, per fermare uomini in fuga, difendermi eccetera».

«Circa dodici, quindici… Così tanti che non riuscite a tenere un conto preciso. Io ho esaminato i registri e posso fornire un numero preciso».

«No… Penso che arriviamo a ventitré».

Mattie Ross (Hailee Steinfeld) ha quattordici anni e aveva un padre, sino a quando Tom Chaney (Josh Brolin), stordito dai fumi dell’alcool, lo ha ucciso fuggendo col suo cavallo e due pezzi d’oro della California. Chaney è scappato rifugiandosi nelle terre degli indiani, nella nazione Choctaw, dove nessuno lo inseguirà, unendosi a una banda di ladri assassini. Ma Chaney non può immaginare che Mattie, a soli quattordici anni, possa avere una determinazione tale da giungere da una città lontana per assoldare, spendendo i pochi soldi che ha, un vecchio sceriffo per cercare di assicurare l’assassino di suo padre alla giustizia.

Un errore che potrebbe costare caro a Chaney, perché per ogni cosa c’è un prezzo da pagare, nulla a questo mondo è gratuito tranne la grazia di Dio.

Il prezzo che Mattie deve pagare per fare schiodare il vecchio sceriffo Rooster da quel retrobottega è di cento dollari e Mattie li ha. Ma prima deve riesumare la voglia di Rooster di rimettersi in gioco dopo tanti anni di abbandono, whiskey, sputi e sonore dormite, sguazzando nel sudiciume e nelle spacconerie. E siccome non si fida tanto di quel vecchio semi alcolizzato, sebbene lo consideri il migliore, assolda pure il ranger texano La Boeuf (Matt Damon).

La squadra è dunque formata, ma la ragazzina stenta a trovare un ruolo tra l’eroe da circo, il cacciatore di taglie texano, con i suoi scintillanti speroni e il vecchio e intrepido sbruffone che non teme niente perché niente ha da perdere e tutto ha già visto. Il viaggio è duro, si dorme all’aperto, sotto un cielo di stelle, tra i serpenti in letargo e non ha niente a che fare con la caccia ai procioni, perché quei banditi assassini sono tipi duri, spietati e non si lasceranno intimorire da un gruppetto così male assortito.

Eppure Mattie è l’unica persona veramente capace di portare a termine la missione. Lei non ha un passato glorioso da rinverdire, non ha ricordi di micidiali sparatorie, non ha dormito in bivacchi nelle terre indiane, non ha bevuto acqua sudicia dalla pozza di un’impronta lasciata da un cavallo. Lei vuole semplicemente catturare l’assassino di suo padre mentre i due cacciatori litigano per il ruolo di primadonna.

Ma nel vecchio West non bastano l’intelligenza, la caparbietà e l’onestà per vincere sul male e sulla violenza. Così alla violenza si deve rispondere con la stessa moneta e il vecchio Rooster, seppure tra cadute imbarazzanti, dormite profonde e malinconici ricordi, quando sfodera la sua Colt sa sempre quale sia la cosa giusta da fare.

I fratelli Joel ed Ethan Coen mettono in scena il remake de Il Grinta, film del 1969 con l’indimenticabile John Wayne, riadattando il testo dell’omonimo romanzo e traendone nuova linfa vitale per un genere – il western – che, sebbene considerato da molti morto e sepolto, torna ciclicamente in vita confermandosi il modello perfetto per l’esaltazione del mito.

«Il cinema deve essere spettacolo: è questo che il pubblico vuole. E per me lo spettacolo più bello è quello del mito», diceva Sergio Leone, che ha dedicato cinque dei suoi otto film a questo genere intramontabile. Perché nel West gli eroi sono imperfetti, giusti nella loro miserabile cattiveria, grandi nella proiezione delle loro ombre, coraggiosi nella loro impietosa rapidità, incoscienti e brutti, sporchi e cattivi, incapaci d’amare e nostalgici, tenebrosi eppure umani, invincibili eppure mortali.

Il Grinta è un film che ha combattuto perdendo. Candidato a ben dieci Oscar non ne ha vinto nessuno, ma ne avrebbe dovuto portare a casa almeno due: quello per Jeff Bridges e quello per la migliore sceneggiatura non originale. Quanto alla sfida a distanza tra John Wayne e Jeff Bridges, né vincitori né vinti.

In un mondo corrotto, violento e spietato abbiamo bisogno di sogni eccezionali, morto il re onoriamo il nuovo re. Per rinverdire i nostri sogni abbiamo bisogno di eroi. Se li dovessimo cercare, potremmo rimanere delusi perché anche quelli di celluloide, con gli anni, si stanno infiacchendo. Non il Grinta, nonostante le chiacchiere e il distintivo.

John, purtroppo, non abita più qui. Ci vuole un nuovo sceriffo in città e il suo nome è Jeff “Rooster” Bridges.

 

Si ringrazia per l’editing M. Laura Villani

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Tinos Andronicus

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Massimo P.
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2 thoughts on “Qui ci vuole il Grinta

  1. Frase dal film:
    Mattie: “Volete essere mantenuto a whiskey?”
    Il Grinta: “Io non ho bisogno di comprarlo. Lo confisco!”.
    Indimenticabile, proprio come John.

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