Mentre sui nostri schermi esce l’ennesima versione di Robin Hood, la mente torna al ricordo del film che ha consacrato al successo Russell Crowe, in arte Massimo Decimo Meridio, comandante dell’esercito del Nord, generale delle legioni Felix, servo leale dell’unico vero imperatore Marco Aurelio, padre di un figlio assassinato, marito di una moglie uccisa, che avrà la sua vendetta in questa vita o nell’altra, ovverosia Il Gladiatore: l’uomo che nell’anno 2001 conquistava il suo Oscar e che – nella versione tutta d’un pezzo – ritornava ai campi Elisi dopo aver combattuto la battaglia della vita contro il tiranno più odioso da sempre, coronando il sogno di abbracciare il trofeo più grande, ritrovando i suoi cari.

Il film è uscito in Italia il 19 maggio dell’anno 2000: esattamente dieci anni fa. In attesa di scoprire il nuovo eroe della premiata ditta Ridley Scott – Russell Crowe, vogliamo dunque rievocarne le gesta corazzate, le musiche eroiche, le inquadrature scintillanti, le parole scagliate, ma anche l’ardore ed il coraggio di un uomo che non aveva più nulla da perdere e, soprattutto, niente da chiedere. Perché ci sono uomini che non devono chiedere mai. E lui era uno di questi.

 

 

Il gladiatore è l’essenza del cinema. Ben progettato a cominciare dalla trama, passando per la sceneggiatura, la messa in scena, la colonna sonora e tutti gli altri ingredienti che lo compongono. Nella sontuosa realizzazione si è tenuto conto delle necessità primarie del cinema (magnificare, coinvolgere, emozionare, far sognare), non perdendo di vista le più moderne tendenze di realizzare un prodotto che soddisfi i desideri culturali e artistici degli spettatori. E’ cinema d’azione e d’avventura. Una tragica storia dell’amore, non solo tra un uomo e sua moglie, ma anche tra un imperatore e il suo generale e del rispetto che il comandante deve suscitare tra i suoi uomini. Una storia di valori positivi e negativi, oramai perduti, ma non per questo dimenticati o inutili. Di lealtà, di amicizia, ma anche di codardia e di soprusi. Un cinema che ci fa partecipare al dolore del protagonista, l’eroe dei romani: il comandante Massimo, ci coinvolge nel suo desiderio di sprofondare nella morte, nella necessità di risorgere per lottare ancora, partendo da zero, dal gradino più basso nel quale è stato scaraventato, da generale a gladiatore, per ridiventare nuovamente l’eroe, il comandante di un gruppo di uomini destinati al macello nel mito dell’arena dove, tra la polvere e il sangue, Massimo conquista il rispetto non solo dei compagni ma degli spettatori, quei cittadini romani per i quali aveva combattuto le sue battaglie da generale. Un eroe che, tragicamente (è poca cosa in letteratura la tragedia?), completa la sua missione, liberando Roma dal suo tiranno e riscattando i suoi cari. Un uomo che Roma dovrà ricordare per un film da non dimenticare.

 


Vero è che Ridley Scott in questo film di battaglie e di sangue, in controtendenza alle produzioni moderne, che si compiacciono nel crudo realismo delle scene violente affondando lo sguardo negli  squarci provocati dalle ferite, scivola lievemente finendo quasi per ignorare il sudore, la paura della lotta, rischiando di non sporcarsi veramente nella polvere dell’arena, nella quale i personaggi combattono per la vita e la morte. Ma il suo è un film classico, un moderno Ben Hur che lega le esigenze di restituire dignità ad un cinema che non venga risucchiato dalle riprese stile clip musicale, rigorosamente con camera in spalla, a quelle di un cinema che coinvolga. Un cinema non piatto ma emozionante, duro ma non violento, veloce ma non farneticante. Un film per tutti, purché questa definizione non finisca per diventare sinonimo di banalità. Sì, perché Scott, lungi dall’essere banale, sceglie le inquadrature una ad una (provate a rivedere il film al ralenti e scoprirete che ogni elemento non è casuale, il taglio dell’inquadratura è studiato nei minimi particolari e ogni fotogramma potrebbe essere una fotografia che parla da sé). Inoltre corona le immagini con una colonna sonora composta da un Hans Zimmer in stato di grazia (e che cosa è il cinema se non immagine e suono?). Colora le sue scene delle tinte cupe che ricordano i documentari di guerra (memorabile l’ingresso di CommodoJoaquin Phoenix a Roma, che rimanda alle parate trionfali di Hitler che sfila nelle città appena conquistate). Infine, rende la giusta esigenza artistica ad un film completo come questo, collocandolo in una Roma priva di profondità come in pittura, con i cieli plumbei o arrossati di angosciose premonizioni di congiura e di vendetta. Così la tela è completa, l’opera è fatta. Piaccia o no, l’artista in ogni inquadratura ha dipinto il suo quadro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi chiamo Massimo Decimo Meridio

Now we are free

Indovina la frase famosa del film

 


Tinos Andronicus

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Massimo P.
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5 thoughts on “Ricordi il Gladiatore?

  1. Non mi è mai importato niente se un film,un romanzo, siano ritenuti poco culturali.Quello che cerco, deve lasciare qualcosa dentro me,che tocchi il cuore e l’anima.Magari dopo un po’ passerà,ma in quelle due ore,avrò dimenticato la realtà.Non è forse questo l’obiettivo di un autore?Prenderti e portarti via!

  2. E’ bello pensare ad un film come qualcosa che rimanga nel tempo. Gli uomini cambiano, invecchiano, muoiono. Le loro opere, invece, no.

    Ed è bello anche pensare che gli artisti possano essere ricordati maggiormente per le loro opere, che per la loro stessa persona.

    Il Gladiatore è un film completo, ritenuto da alcuni poco culturale, eppure ancora molto amato.

    “Rivedere” è la parola che accomuna i vostri commenti. L’opera, dunque, non il suo creatore, suscita ancora profonde emozioni.

    Questo film parla della vita, della morte, dell’amore, della lontananza dai propri cari, del ritorno a casa: argomenti che toccano le corde delle persone semplici e dei puri di cuore; di coloro che pensano che la vita non sia solo il denaro, il successo, il lavoro, l’affermazione personale, ma qualcosa di più profondo, che travalica la stessa esistenza terrena.

    “Fratelli! Ciò che facciamo in vita, riecheggia nell’eternità!”

  3. Non ho ancora visto”Robin Hood” interpretato da Russel Crowe.Mi è piaciuta molto,la versione con Kevin Costner.Penso sia la migliore.Preferisco pensare Crowe nelle vesti di Massimo Decimo Meridio.Ottima interpretazione.Superbo film sia per la sceneggiatura,trama,colonna sonora.Mi ha emozionato, commosso e lo rivedo sempre con piacere.Penso che ne”Il Gladiatore”,Crowe,abbia dato il meglio di se come interprete.Ottima,come sempre,la tua recensione.

  4. Ho visto il film più volte e ogni volta apprezzando qualcosa di differente…Un film da ricordare, rivedere, riascoltare…Complimenti per l'eccellente recensione!

  5. Bello il film, da vedere e rivedere.
    Ottimo l'articolo. Spiega ed illustra molto senza rivelare troppo. Incuriosisce.

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