Alla fine ce l’ho fatta. La parte più difficile è stata quella di tentare di convincere la maschera del cinema multisala che avevo comprato il biglietto proprio per questo film, ma non me ne sono pentito affatto. «L’ingresso per Millennium, uomini che odiano le donne è di là». «Ma io sono venuto apposta per vedere queste donne. Mi dicono che sono strepitose e che forse vinceranno l’Oscar!». «Mah! Sarebbe il primo uomo che entra qua dentro. Comunque, contento lei».

1962, Jackson nel Mississippi. The Help, di Tate Taylor. Innanzitutto perché questo titolo? Ce lo rivela fin dalle prime battute una delle protagoniste, Aibileen Clark: «Mia mamma era cameriera e mia nonna era una schiava di casa […] Ho tirato su diciassette bambini nella mia vita. Prendermi cura dei bambini bianchi è quello che faccio. So come fare addormentare i bambini, come farli smettere di piangere e come fargliela fare nel water la mattina, prima che la loro mamma si alzi […] Cucino, pulisco, lavo e vado a fare la spesa».

Poi c’è Eugenia “Skeeter” che, dopo la laurea, cerca un lavoro nella sua città. La sua situazione di donna è sicuramente migliore di quella dell’afroamericana Aibileen, ma è pur sempre una donna e – per giunta – vuole lavorare.

Sì, perché a Jackson le donne – anche le bianche – stanno sempre un passo dietro agli uomini. Non che siano maltrattate dai loro uomini come invece lo sono le loro domestiche, questo no. Però vivono auto recluse nella gabbia insignificante degli interessi socio – benefico – culturali, o di attività di svago e ricreative così dolcemente e insulsamente patinate, sempre pronte a ingraziarsi i loro mariti, i quali sono impegnati nella lotta virile per emergere e si aspettano di essere coccolati dalle graziose mogliettine al ritorno da una dura giornata di lavoro.

Così, l’unica occasione per diventare scrittrice per Skeeter è quella di entrare nel giornale di Jackson, prendendo il posto di una collega assente: otto dollari a settimana, come curatrice di una rubrica di consigli per le pulizie.

“Nessuno dovrà richiedere a una donna bianca di prestare assistenza in reparti o camere dove si trovano uomini negri. Non si potranno scambiare libri tra scuole di bianchi e scuole di negri […] Qualsiasi persona che stampi, pubblichi o faccia circolare materiale scritto che inciti alla pubblica accettazione o al’uguaglianza sociale tra i bianchi e i negri, è passibile di carcerazione”. Così si legifera quei giorni nel Mississippi.

Ma Skeeter ha deciso di raccontare questo strano modo di concepire le “pulizie” da parte dei suoi amati concittadini e così, nonostante i divieti, chiede a Aibileen di raccontare la sua storia. Banale? Può darsi, ma ci sono storie che diventano interessanti mano a mano che gli scenari della vita si dischiudono. Sono i particolari (e in questo film almeno uno lo ricorderete per sempre) a impreziosire i racconti e Skeeter li annota minuziosamente nel suo taccuino, senza sapere ancora dove la condurranno.

«Voglio mostrare un’altra prospettiva, così la gente conosce anche il vostro punto di vista. E forse le cose potranno cambiare». «Ma quale legge dirà mai che devi essere gentile con la tua cameriera?». Ben presto, però, le testimoni diventano due e poi tre, sino a quando gli echi del movimento antisegregazonista giungono pure nel profondo Sud di Jackson e la violenza dei clan razzisti esplode in maniera esponenziale.

Le testimoni afroamericane, adesso più numerose, si raccolgono in un gruppo segreto per raccontare a Skeeter le mille storie di soprusi quotidiani, ma anche aneddoti curiosi e talvolta divertenti, segni evidenti del desiderio di rivincita e di livellamento dei diritti delle afroamericane nei confronti delle bianche.

«Le cose vanno bene qui da noi», dice il fidanzato di Skeeter, «Perché sollevare problemi?». «I problemi ci sono comunque!», obietta Skeeter.

Il libro vedrà la luce o Skeeter si dovrà scontrare con tutti i retaggi culturali e sociali, le leggi razziste e lo stesso parere delle persone che ama, rinunciando infine a pubblicarlo? Riusciranno le donne, sia le bianche che le afroamericane a rompere le odiose tradizioni razziste, anche attraverso piccoli e significativi gesti quotidiani, mettendo in campo il coraggio di rivendicare una vita normale e diritti uguali per tutti? E, infine, qualcuna di queste splendide donne vincerà una statuetta alla prossima cerimonia degli Academy Award?

E voi, uomini o donne (che cosa importa questo piccolo particolare nella vita?), riuscirete a uscire indenni da un moto di commozione che salirà inarrestabile dal vostro cuore? Oppure dovrete, vostro malgrado, mettere mano ai fazzoletti cercando di rimediare, arginando la valle di lacrime, prima che si riaccendano le luci in sala?

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Tinos Andronicus

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Massimo P.
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