Meritatamente pluripremiato (Oscar come miglior film straniero nel 2000), questo parto dell’intrigante Almodóvar – che ci ha da tempo abituati ai suoi tipici salti mortali – colpisce direttamente il bersaglio.

Al contrario di alcuni pur meritevoli esempi di autori italiani, dall’Özpetek de Le fate ignoranti a Moretti de La stanza del figlio, che, pur garantendo un punto di vista lucido e doloroso sul tema della perdita non riescono a superare il limite di una trattazione monotonale – che obbliga anche lo spettatore a smaltire da solo la sbornia di angoscia e impotenza causata dall’improvvisa irruzione della morte in una tranquilla navigazione – la tecnica/poetica del regista spagnolo capovolge la dinamica tradizionale, e liberando la narrazione da retaggi religioso-culturali offre, pur nell’improponibilità della trama, una visione pro-positiva che spinge da subito a trasformare il dolore nel suo contrario.

A dispetto allora di una sofferenza non meno invalidante, l’umanità rappresentata da Almodóvar ha il pregio di rintracciare in una dimensione di autentica vicinanza e solidarietà la spinta per continuare a misurarsi con l’esistenza, nelle sue luci ed ombre.
Ottimo esempio di come è possibile librarsi leggeri anche su territori pesanti.

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=dWzIhiza8ok


httpv://www.youtube.com/watch?v=F0wTC_mn-no


Tutto su mia madre, Spagna-Francia, 1999, regia di Pedro Almodóvar

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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