di Elisa Scaringi

 

 Un bacio     

 

A prima vista potrebbe sembrare un film da ragazzini. E invece Un bacio di Ivan Cotroneo sorprende molto positivamente. Consigliatissimo soprattutto ai genitori e a chi lavora nella scuola. Ci sono tre ragazzi emarginati (bravissimi gli attori nella loro prova cinematografica). E c’è una storia di amicizia. Il tutto raccontato con la delicata allegria di Cotroneo, che già aveva mostrato la sua originalità nella fiction televisiva Tutti pazzi per amore. Attraverso uno stile serrato che coniuga perfettamente musica e immagini, la pellicola procede spedita e il gusto nel guardarla non si esaurisce.

La narrazione cinematografica stimola, infatti, la curiosità. E non annoia affatto. Anzi, nonostante la profondità dei temi trattati, è un film che mette allegria, oscurata all’improvviso da un esito tragico e tristissimo (che suscita lacrime di commozione negli spettatori di tutte le età).

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Un film, quindi, privo di qualsiasi banalità o declinazione mielosa. Cotroneo opta per la fantasia adolescenziale, che scorre attraverso tutta la pellicola e ne tiene insieme le mille sfaccettature. Il rapporto genitori figli. L’accettazione dell’altro. L’emarginazione del diverso. 

Il tutto ha inizio con l’arrivo di Lorenzo, sedicenne orfano che viene adottato da una coppia di provincia. Dichiaratamente omosessuale, porta con sé tutta la carica di speranza e voglia di vivere di un adolescente che rifiuta l’emarginazione. Inizialmente, trascinerà la sua nuova compagna di banco, Blu, nella sua estrema fiducia positiva nella vita. Ne nascerà una bella amicizia, coltivata anche dalla solitudine di Blu, costretta a barcamenarsi tra l’emarginazione scolastica e una mamma tutta concentrata sui propri fallimenti. Sarà poi la volta di Antonio, invitato a far parte di questo gruppo eterogeneo di adolescenti ai margini. Lui isolato perché creduto stupido, e ferito dalla morte tragica del fratello maggiore.

Inizia così l’ascesa di un’amicizia spensierata e sincera, costruita sulla speranza di tre giovani che non si arrendono alla loro solitudine. Si appigliano all’emarginazione degli altri, e ne fanno uno stimolo per crescere insieme. Ma dopo la salita, c’è la discesa brusca. Un bacio sarà la scintilla. E quella gioia che fa sorridere e distendere lo spettatore, lo mette di fronte al cambiamento repentino di registro. Si passa dal riso di tre ragazzi normalissimi (nonostante la loro solitudine) alla lacrima di un gesto inaspettato (al di là dei segni premonitori sparsi dal regista all’interno del film).

Un bacio è quindi un film da ricordare. La sua spensierata malinconia è capace di insegnare davvero molto. A chiunque.

 

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