Che c’è di peggio di un ferragosto rovente in una città deserta, senza neanche un ventilatore funzionante in casa?

C’è il dovere di figlio unico, che ti obbliga moralmente ad assistere la madre anziana e un po’ acciaccata, ma soprattutto capricciosa come solo certi adulti in terza età sanno essere, e a cui anche volendo non puoi dire di no.

E c’è un lavoro, quello del nonno-sitter, che, senza scherzo, può diventare una professione ben retribuita. Proprio a ferragosto. Gli amici vanno in ferie e tu gli risolvi un bel problema.

Così si appronta in men che non si dica un asilo-nido per vegliardi, con la soddisfazione di tutti e di ciascuno. Perché alla fine pure Gianni, figliol prodigo di attenzioni, fa spuntare dal suo occhietto furbo un sorriso un po’ sornione. In fondo gli si annulla un peso sullo stomaco, l’onta del debito (col condominio e i fornitori).

E così si concilia la dura legge del mercato con quel senso di responsabilità che a nessuno dovrebbe mai mancare.

Grande questo piccolo film di Gianni Di Gregorio, un uomo che ha sopportato la gavetta, che è riuscito nell’impresa immane, in territorio nazionale, di affrontare la tematica della vecchiaia al cinema, un cinema che rifugge dalle rughe e dalle macchie peggio che da una malattia. E lo ha fatto con una levità che alla fine ti allontana un po’ la paura di arrivare ad ottant’anni, perché allora come prima sai che non ti mancherà la materia per i sogni, se i neuroni ancora circolano come si deve.

Pazienza se dovrai mangiare meno pasta al forno, che fa male a chi ha l’intolleranza ai latticini, o se hai saltato la compressina venti minuti prima di sederti a tavola. Ne avrai forse un mal di stomaco o di capo, ma almeno coricandoti ricorderai i bei tempi in cui eri a Bologna o in terra d’Umbria, dove d’inverno fa tanto freddo che ti vengono i geloni, ma ora sei qui a Roma a ricordarlo.

E non fa niente se in vita tua non hai mai avuto il bastone del comando ad hoc, hai fatto la tua vita, hai amato e pianto, ed ora puoi anche ridere e sorridere di tutto, ripescando nel gran calderone dei ricordi e inaugurando un ballo col cinquantenne che per l’occasione si fa tuo cavaliere. Perché l’amore e il sesso non ti abbandonano mai, semmai la camomilla può conciliare il sonno a chi ha messo da parte giocoforza una parte importante di sé per via di altri pensieri.

Inno alla vita, perciò, anche quando sei stanco e ti pare di non poter più andare oltre, quando le hai viste tutte e ancora non ti basta. C’è sempre una dignitosa via d’uscita, c’è sempre un sorriso che può illuminare la giornata.

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=HG_XqtjtxGk


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Pranzo di ferragosto, Italia, 2008, regia di Gianni Di Gregorio

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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2 thoughts on “Vecchiette a colazione

  1. Complimenti Gamy per i temi che affronti con delicatezza e una scrittura versatile. Rende piacevole,la lettura dei tuoi articoli,che condivido sempre ,aggiungendo un piccolo commento.Ciao.Alla prossima!

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