Che fine ha fatto Devid? Devid lo conoscete vero? Nel caso ve ne siate scordati, leggetevi le lettere che ha scritto alla posta del cu

Da parrucchiere a esule in Uganda, paese da cui però è fuggito a gambe levate lo scorso mese. L’ultima volta che l’ho visto mi ha confidato il desiderio di andarsene di nuovo dall’Italia, era indeciso se avventurarsi in quel di Berlino o Londra. Da allora non l’ho più risentito, effettivamente prima di andarsene mi ha detto che non dovevo preoccuparmi per lui. Si sarebbe preso un periodo di distacco completo dal suo passato e dalle persone che, nel bene e nel male, l’hanno popolato per dedicarsi esclusivamente all’arte.

Il suo intento è ora dunque di coltivare una ritrovata vena artistica nelle sue svariate forme: pittura, scultura, video-arte, scrittura. Prima di accomiatarsi mi ha lasciato in custodia il suo personal computer dicendo ‘Tienilo tu e fanne ciò che vuoi…’

L’ho preso alla lettera e tra i tanti file scovati, ho beccato un bel racconto che il buon Devid aveva iniziato ma non completato, dal titolo ‘Un uomo solo’. Per quanto lui mi abbia rassicurato, il fatto di non riuscire a rintracciarlo mi angoscia un po’, starà  bene? Dove vive? Che cosa fa?

Così ho deciso di pubblicare stralci del suo romanzo incompiuto con la speranza da un lato che Devid vedendo il suo scritto pubblicato su LM si faccia risentire, dall’altro per dare nuova linfa a questo racconto nascosto e dimenticato tra i mille bit di un calcolatore.

 

UN UOMO SOLO by Devid

 

Che dire, poco e niente, molto e tanto. Me ne sono andato e ho trovato un soldato… no, no, è solo un’assonanza cretina ma fa rima e va bene; se la vita fosse sempre in rima sarebbe tutto perfetto, no?

Ma che ne so… ora son qui a fare il parrucchiere in questo luogo sperduto e sconosciuto. Dormo in una topaia. Beh sì, Bettina la proprietaria del buco la definisce una reggia. Dato l’affitto che pago, dovrebbe pure esserlo, cinquecento, dico cinquecento euro al mese, spese condominiali a parte!

Ho provato a lamentarmi del fitto elevato ma con scarso risultato. «Se trovi qualcuno con cui condividerla spendi 250 e basta, quindi non è cara…» mi dice, ogni volta che accenno alla questione, quella vecchia megera ubriacona e puzzolente che fuma come una ciminiera. A trovarla una persona che condivida con me questa stamberga!

Ammesso che mai trovassi un simile scimunito, dovrebbe dormire nel salotto che poi è pure la cucina, senza contare il fatto che per andare in camera mia, al piano di sopra cioè nel sottotetto, devo passare dal cesso. Chiamarlo cesso è un eufemismo, meglio si addice latrina! L’olezzo che giunge in camera – ma anche in cucina – turba le mie notti già insonni in quanto bollenti d’estate e gelide d’inverno. Una volta ho ospitato un amico (cioè un barbone conosciuto la sera prima) il poveretto soffriva di una forte dissenteria. A parte le esalazioni che solleticavano le mie già provate narici, roba da rimanerci stecchiti, al mattino sono arrivato tardi al lavoro perché il bagno era occupato ed io non potevo uscire dalla camera!! Quale disperato s’infilerebbe in una spelonca del genere? Nemmeno il barbone con la cacarella si è fermato più di tre giorni! Solo io ci riesco e son già due anni…

Non parliamo poi dell’umidità che, nel mio decrepito alloggio, regna ormai indisturbata. Vistose macchie ammuffite – che suppongo risalgano almeno a un paio di secoli fa, cioè periodo in cui presumibilmente deve essere nata l’arpia – fanno bella mostra di sé diffusamente su muri e soffitti. Purtroppo credo che l’umidità m’abbia anche rammollito le ossa. La mattina faccio fatica ad alzarmi dal letto e a scendere diritto le scale; in più di una circostanza ho rischiato di fare la rampa di gradini rotolando e una volta un ginocchio, all’ultimo scalino, non mi ha retto e sono scivolato rovinosamente. Fortunatamente, chissà come, ho avuto la prontezza di riflessi nell’usare gli arti superiori e sono riuscito a frenare la caduta aggrappandomi alla tazza del water. Io mi sono salvato (a parte una botta astronomica, ancora dolorante, al ginocchio fallace) ma la latrina si è staccata di colpo con un tonfo pauroso e l’acqua che usciva ininterrotta dal tubo di carico divelto, nemmeno fosse stata la cascata delle Marmore.

Bettina non aspetta altro che i suoi inquilini – la strega dà in affitto ben 4 catapecchie di cui la mia è la più infima – rompano qualcosa così da poter poi pretendere la sostituzione del pezzo sfasciato con uno nuovo e gratis! Manco a dirlo la vecchia ciminiera, udendo il tremendo boato, si è precipitata da me piombando nell’appartamento come un’aquila spelacchiata. Una soddisfazione però me la sono presa, infatti la bifolca, non essendo a conoscenza della ‘cascata delle Marmore’ in piena che sprizzava da tutti i lati, appena aperta la porta del bagno, aveva già spalancato quel beccaccio per proferire una serie d’improperi, invece si è buscata un bel fiotto d’acqua proprio in bocca, per poco non rimaneva soffocata… ma purtroppo non era giunta la sua ora!

Così è da tre giorni che sono pure senza tazza del wc e mi tocca centrare con estrema cautela il buco nel pavimento, beh finché si tratta della pipì in qualche modo combino… il problema si presenta quando la ‘questione’ è più grossa. La cara dolce Bettina m’ha detto che mi avrebbe offerto pure il suo bagno, ma la poveretta a suo dire soffre di una rara e non ben precisata malattia e quindi non si fidava, non voleva arrischiare di passarmi questa tremenda e sconosciuta patologia che a quanto pare si trasmette solo usando lo stesso wc. Strega, alcolizzata, puzzolente e pure bugiarda!

Per fortuna fra poco dovrebbe arrivare finalmente l’idraulico… sempre occupati pure quelli come i cessi! Arturo m’ha detto che io non sarei tenuto pagare questo lavoro, perché si tratta di un intervento di straordinaria manutenzione e dunque toccherebbe al locatore, nel mio caso la ‘lucratrice’.

Lui parla forbito, da giovane studiò giurisprudenza e ottenne pure la laurea, ma poi capì che quel mondo di squali non faceva per la sua indole pacifica e onesta; a suo parere per fare l’avvocato bisogna essere in grado di fingere e ingannare il prossimo. Quindi ha infilato la sua laurea in un cassetto e spezzando il cuore a mamma e papà, dieci anni fa, ha aperto un salone di parrucchiere per donne. Ora è il mio titolare ma ormai è pure un amico.

È tanto caro e buono, a volte fin troppo gentile… tanto gentile da non sembrare affatto il classico maschio. Sì perché Arturo ad esempio non beve birre e spritz con gli amici al bar, non ama il calcio e aborre la formula uno, l’unico sport che a volte segue sono i tuffi maschili, dice che ne trova le evoluzioni eleganti e affascinanti; ma soprattutto non l’ho mai sentito fare un commento o apprezzamento magari appena appena spinto su una donna.

L’altro giorno eravamo al bar a bere un caffè, un habitué con cui abbiamo fatto conoscenza ha esclamato: «Che bionda! Visto che gnocca stratosferica, che gambe e che bombe ha là davanti? Che non ce la daresti una botticella?»

Arturo quasi assorto ha risposto con noncuranza: «Chi, Valeria? Sì, un bel biondo cenere, modestamente opera mia…»

Il tipo sbottando a ridere «Che l’hai fatta bionda pure là sotto? Io la preferisco naturelle…» ha ribattuto, continuando poi a sogghignare eccitato in modo piuttosto irritante.

Il dubbio che Arturo fosse gay l’ho sempre avuto, ma da quel giorno, notando il viso schifato del poveretto, ne ho avuto la conferma. Non ho mai sopportato quel suo vezzo stile dama dell’Ottocento di tenere il dito mignolo dritto come uno stoccafisso mentre sorseggia il caffè. Ho provato più volte a indagare alludendo al fatto che fosse dell’altra sponda, ma lui ostinatamente ha sempre smentito.

Arturo probabilmente lo nega pure a se stesso. Gli ho fatto pure notare che frequenta troppo spesso un locale piuttosto equivoco, il ‘Black Hole’. A parte il nome che è tutto un programma, in zona è noto come piano bar gay-friendly, cioè frequentato da travestiti, finocchi, lesbicone, ‘marchettari’ e ‘marchettare’.

Eppure lui controbatte che si tratta di un ‘caffè’ come tanti frequentato da una variegata clientela, magari qualcuno un po’ sopra le righe ma nulla di trascendentale. Convinto lui!

E poi in fin dei conti ci va principalmente perché si trova bene a chiacchierare con il proprietario: Carlo, uomo barbuto e panza prominente, che indossa esclusivamente indumenti di pelle nera, con la particolarità di vestire tutti pantaloni, ovviamente senza mutande, con un ampio foro sul deretano. Viene da sé a cosa si ispiri il nome del locale…

Niente, nonostante tutto Arturo rifiuta fermamente l’ipotesi di avere tendenze omosessuali. Si definisce un essere quasi asessuato, un’entità superiore: acqua, aria, spirito, campanelli, campanello… Din don!

O cazzo, è da un po’ che suonano al campanello d’entrata sarà l’idraulico! Meglio affrettarsi, non vorrei mai che questo pezzo raro se ne vada, così poi mi tocca stare un’altra settimana senza water!

Claudicante mi dirigo a passo spedito, o quasi, alla porta e la spalanco affannato ma speranzoso.

«Ciao carissimo! Scusa se ti disturbo…»

No, senza dubbio non è l’idraulico, ma la ‘tettona’ vale a dire l’ingombrante inquilina dell’abitazione di sotto… o meglio ancora la zoccola del piano terra!

Continua…


Si ringrazia per l’editing Alessandro Vigliani

 

 

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