<< […] ricordo la mia disperazione quando compresi che nulla ormai m’avrebbe salvato, l’intimo sollievo nel sapere che non ero colpevole della mia disgrazia […]. Il tempo, che attenua i ricordi, rafforza quello dello Zahir […]. Ciò che non è lo Zahir mi giunge soffocato e come lontano.>>

 

 

Una moneta (in Borges), l’amore fra due cowboys (nel film).

Due storie in apparenza lontane, invece così vicine… Storie di ‘incontri’ irripetibili, la cui perdita non lascia scampo…

 

 


Signal, Wyoming, 1963

 

Due ragazzi ventenni in cerca di un lavoro. Gente che sa di doversi adattare.

 

Un’estate lassù tra i monti di Brokeback, per fare un lavoro che non farebbe nessuno, se non costretto.

Guardiano di pecore, fra paesaggi bellissimi, ma a tratti pericolosi.

 

Da scapparsene già sulla carta: notti insonni, orribili fagioli in scatola ogni giorno, solo la compagnia di una bionda, insieme a qualche whisky scadente trangugiato per scaldarsi.

 

Capita che questo lavoro ingrato e fuori dal mondo devi dividerlo con un ragazzo della tua età, uno su cui la sua famiglia non scommetterebbe un penny, uno che frequenta i rodei.

Moro, occhi di un intenso azzurro, perfino divertente quando non ti tormenta le orecchie con la sua armonica ammaccata.

 

E una notte capita quello che non deve accadere a due sani ragazzi di provincia.

Un impulso irrefrenabile al punto da far male.

Ma al mattino la vergogna, i dubbi, le angosce prendono il sopravvento.

Non dovrà mai più ripetersi. Non è bene. E nessuno dovrà mai saperlo.

 

La promessa di un marinaio ha più valore.

Poco si può fare quando l’istinto e il sentimento prendono a congiurare.

Il tempo non fa da spettatore, è parte attiva, e cementa quello che si dovrebbe distruggere.

abbraccio BM

Un incontro irripetibile, che invece si ripete per 20 anni, fra mille ostacoli, false apparenze di bisessualità, mogli e bambini da far crescere in un ambiente sano.

 

Ennis non ha mai abbastanza soldi per far fronte alle spese e ai microdesideri di sua moglie di una vita borghese.

Jack ha una vita più agiata e una infelicità tutta borghese.

 

Oasi di sogno solo le montagne di Brokeback, dove rubando il tempo a tutto il resto ci si può di tanto in tanto imboscare.

 

I vincoli formali si sciolgono a un certo punto, e viene l’ora di una scelta.

Manca il coraggio ad Ennis: due uomini non potranno mai vivere insieme, si fa la fine che suo padre ha fatto fare ad Earl, morto ammazzato in malo modo.

La società non capisce, non accetta, giudica e condanna.

 

Jack lo impara a proprie spese, nel modo più brutale.

La condanna di Ennis è più grave, è solitudine, senso di colpa, ma soprattutto rimpianto.

 

Un amore impossibile perché Ennis ha deciso a priori che in nessun luogo potrà avere mai libero sfogo, diritto di cittadinanza. Invece si potrebbe fare, magari in Messico, buttandosi alle spalle ipocrisie e paure.

Lui preferisce annichilirsi, divenire il custode di una camicia, di un ricordo e di un sogno che forse altri hanno il coraggio di spingere fino alle estreme conseguenze.camicia appesa BM

 

Girato nel 2004 nell’incantevole scenario delle Montagne Rocciose Canadesi, il film di Ang Lee è di per sé una scommessa vinta contro ogni aspettativa. Ed è il trionfo (meritato) del coraggio. Nessuno voleva rischiare su questa storia, già apparsa in forma di racconto sul New Yorker, nessuno ricoprirne i ruoli, temendo (a torto) l’identificazione fra personaggio e attore.

 

Perfetti i due protagonisti, impeccabile la narrazione, coinvolgente e umanamente attendibile la passione che mette a dura prova i due cowboys, e che inesorabilmente spinge lo spettatore a sperare in un finale meno tragico.

Omaggio, più che contaminazione, al genere western, che forse oggi al Cinema, e nella vita, avrebbe poco senso. Di certo melodramma romantico con valenza universale.

 

Un amore dei giorni nostri, ma che assume il rilievo emblematico dello Zahir, termine che in terra musulmana si usa per “gli esseri e le cose che hanno la terribile virtù d’essere indimenticabili e la cui immagine finisce per render folli gli uomini”.

 

Storia non solo di gay, ma di Amore in quanto tale, che dona pace e sconforto, illusione di possesso e senso di perdita, che mette a nudo ogni debolezza, ma reca in sé autenticità.

 

A volte si ha paura di tutti, perfino di se stessi, e così si sacrificano incontri, emozioni e sogni irripetibili.

Non c’è nulla di osceno nel voler vivere, nel diritto di scegliere come vivere.

 

Trovo invece osceno, in epoca moderna, da parte di un servizio pubblico come la Rai, aver mandato in onda per la prima volta nel 2008 un film di questo calibro in fasce orarie confinate e censurato delle scene di amore/sesso omosessuale, parti integranti, di più, fondamentali, della narrazione.

 

Anacronistico e insensato, come togliere il sorriso alla Gioconda.

 

 

 

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Brokeback Mountain, Usa, 2005, regia di Ang Lee

Citazioni tratte da J. L. Borges, El Zahir (1947), in El Aleph, 1949

 

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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