cat puma 

 

Non so proprio come dirglielo…

(pausa)

Sì, mi faccio schifo… Ma che posso fare?

 

 

Casa di Laura, in pieno agosto. Un normale controllo in assenza dei suoi, per dare acqua alle piante e radunare la posta. Poi, vuoi mettere? Una teglia di lasagne già bella pronta in frigo, solo da scongelare. Quando uno ha una supermamma…

Era partita bene la giornata, non diversamente dal solito, almeno a quanto Clarence ricordava. Fino a quel momento, quando per caso, di colpo, quelle frasi smozzicate avevano dato uno scossone al suo equilibrio, alle sue certezze. Una nuvola nera, o se volete un fulmine a ciel sereno, di quelli capaci di stendere un pachiderma, figuriamoci un umano, benché gigante… anche se il giovanotto negli ultimi mesi aveva perso qualche chilo. Colpa del troppo lavoro, forse.

  

Ramon era su, nella stanza col lettone, incollato al telefono da almeno 20 minuti, il tempo di abbeverare le piante… Strano, di solito si denudava di tutto di più,lucertolone sistemandosi sulle comode sdraio o sul lettino che Laura gli aveva attrezzato sul patio appositamente. Il sole del giardino un richiamo irresistibile per quel lucertolone che era in lui.
Invece no, quel mattino sembrava fregarsene del caldo, del sole, preso da altri pensieri.

 

– Devo fare una chiamata urgente, mentre tu sistemi le cose… Arrivo subito…

Che fosse urgente non c’era dubbio, era sgattaiolato di corsa, ma che durasse tanto suonò piuttosto strano a Clarence, che aveva avuto tutto il tempo per separare finanche la posta utile da una miriade di spam.

 

Cla’ non era solito origliare o investigare, ma quel modo di fare lo aveva messo sull’avviso; decise quindi di fare una capatina sopra per accertarsi che fosse tutto ok, che fosse solo il morbido lettone a tenerlo ancorato a quella stanza… 

Ancora tre gradini, e ogni dubbio sarebbe stato dissipato.
Invece i gradini diventarono 4, poi 5, quando Cla’ si accorse che Ramon parlava a voce bassa per non farsi sentire, e di qualcosa – e con qualcuno – che, ormai era chiaro, risultavano sospetti.

Non sapeva come dirglielo? COSA?

 

“Oddio no! Non mi dire che lo sto perdendo… Che l’ho già perso…”

 

Perché dopo le elucubrazioni era automatico giungere alle conclusioni più nefaste.
E giù a deglutire davanti a un’idea pesante come un macigno, talmente pesante da non riuscire quasi a respirare.

Intanto il battito gli scalpitava in petto, come un tamburo.

 

“Calma!”, si ripeteva Clarence. E subito dopo “Calma un corno”.

 

Un altro o un’altra all’orizzonte? Quelle parole, a ben guardare, anzi a elucubrare, sembravano andare proprio in quella direzione. Tre gradini lo separavano ora dalla risoluzione del rebus, ma qualcosa lo tratteneva di sotto, impedendogli di agire. Perché e percome era successo… Perché qualcosa, ormai era chiaro, doveva essere successo.

Per quanto si sforzasse tuttavia, non si capacitava di non essersene accorto… È vero, negli ultimi tempi era stato un po’ meno presente, e con uno come Ramon… Questo il guaio forse… dare sempre tutto per scontato.

 

Ora però era lì, in ballo, e qualcosa doveva pur fare…

Aveva voglia di fiondarsi di sopra, sorprenderlo alle spalle, tenerlo stretto a sé, poi costringerlo a voltarsi per farsi dire, occhi negli occhi, cosa stava succedendo. Invece scese altri gradini e facendo rumore volutamente fece finta di salire in quel momento.

Ramon si affrettò a concludere la conversazione, ma appariva alquanto imbarazzato, quasi l’avesse colto in flagranza.

 

Così Cla’ partì col piede sbagliato, e un tono dannatamente investigativo.
– Chi era?

 

Ramon (laconico) – Uno.

  

Clarence restò in attesa con l’espressione in volto di chi vuole sapere.

 

 

– Non lo conosci.

 

 

L’altro si accomodò sul letto, appoggiandosi alla spalliera.
– Illuminami.

 

 

(minimizzando) – Mah, niente…
E si zittì.

 

Quel che non doveva accadere, accadde. Ramon era riuscito a innervosirlo. Clarence imboccò nuovamente il sentiero sbagliato.
– Perché tanti misteri?

 

Era il suo tono risentito, come se avesse captato qualcosa in più di quanto non volesse ammettere, a innervosire a sua volta Biscottino.

 

Ramon sospirò, evitando il suo sguardo
– Dai, Cla’… Non mi va di parlarne…
(e fece per scendere di sotto)

 

scatto felinoCla’ scattò in piedi con balzo felino
(imperioso) – Fermati!

  

Ramon si bloccò, stupito da quella veemenza.

 

 

– Scusa se insisto, ma se non ti va di parlarne è perché… ho fatto qualcosa… o meglio, non ho fatto qualcosa per cui…
O sbaglio?

  

Ramon rimase sulle sue, fissandolo, incerto sul da farsi.

 

 

(Clarence) – Devo preoccuparmi?

Si appoggiò nuovamente, sul bordo del letto.

 

 

La pausa si fece lunghissima. E pesante.
Poi di botto Ramon si decise. Con tono pacato

 

– Cla’ da quanto tempo stiamo insieme?

 

 

(senza esitazioni)
5 anni, a settembre. O da ottobre. Insomma dipende…

 

 

– Vabbè, non importa la data precisa… È un sacco di tempo, non trovi?

 

 

– Certo, per uno come te… Un record…
Ma che c’entra questo, adesso?

 

 

– C’entra… È che sento il bisogno di… qualcosa di nuovo…gatto puma steso

 

 

– Che stai cercando di dirmi?
Credevo che fra noi andasse tutto bene…

 

– Ecco appunto. Forse mi dai troppo per scontato.

 

 

(incredulo) – Scontato?
Scusa, sarà la stanchezza, ma oggi proprio non ti capisco…

 

Ramon continuava a mantenere una calma che non era da lui. Tutto ciò spiazzava terribilmente Clarence.

– Ho bisogno di… provare… nuove sensazioni…

  

(allarmato) – E le stai cercando altrove?

 

 

Ramon lo guardava fisso. E muto.

 

 

– Le hai già… trovate con un altro?
È questo che mi stai dicendo?

 

 

– E se anche fosse?

 

 

puma di fuoco(inalberandosi) – Se fosse?
Cazzo Ramon! Mi stai dicendo che non vuoi più stare con me?

 

 

– Calma Cla’!

 

– Calma un corno!

 

Cla’ si alzò di scatto muovendosi su e giù nervosamente; Ramon incrociò le braccia, restando lì a osservarlo, mentre l’altro avviava il suo sproloquio, l’equivalente di un mea culpa già sentito:

– Dovevo aspettarmelo… Sono stato uno sciocco, un deficiente totale…
Credevo volessi restare con me per la vita!
Che imbecille!

 

Ramon era quasi impassibile, mentre l’altro al contrario si agitava.

Fino a che, cascando a peso morto sul letto e piegandosi in avanti, Cla’ si prese la testa fra le mani, restando così, inebetito dal corso degli eventi.

  

Ramon si avvicinò, parandosi dinanzi; prese le mani di Clarence fra le sue, accovacciandoglisi in grembo. Cla’ aveva lo sguardo basso, Ramon dovette a forza sollevargli il mento

  

– Amore, guardami!
È uno scherzo!
(pausa)

Ma davvero ci hai creduto?

 

 

Cla’ lo scrutò per un istante, incredulo; lo spinse poi di lato, facendolo cascare a pancia in giù sul letto, prima di sculacciarlo sonoramente.

Ramon non tentò neanche di sottrarsi, era quello che voleva…

 

Qualche secondo e Cla’ fu costretto a fermarsi, soffiando sulla mano indolenzita, come un cowboy sull’arma appena usata.

Biscottino volse in su lo sguardo, oltre le spalle, per capire se altro lo aspettava.cat puma
(con aria soddisfatta) – Devo farlo più spesso allora…

 

Si beccò immediatamente un altro sculaccione.
– Fallo di nuovo e vedi che ti succede la prossima volta…

 

Cla’ si fermò di colpo a riflettere su quello che aveva appena sentito
– Cioè? Volevi che io…

 

Ramon diventò rosso in volto, e non per i colpi.

 

 

(cascando dalle nuvole) – Non mi dire!

Sei un pozzo senza fondo… di sorprese.
(pausa)

Mi chiedo cos’altro vorrai ancora che mi inventi…

 

 

(Ramon) – Lascio a te immaginare… e decidere.

 

 

(categorico) – Tu Mr Grey non lo vedi più d’ora in poi!

 

– Sì, badrone.

  

Ramon si girò su se stesso, poggiando le gambe su quelle del suo compagno. E ridendo sotto i baffi.

 

 

divisorio floreale

 

 

 

– Allora non mi hai tradito?!

 

 

Ramon – Non ci penso affatto!
Cioè… Ci penso, ma poi non lo faccio. Almeno non sempre…

 

 

– Ah!
(pausa in cui lo guarda torvo)

Sentiamo… e con chi mi tradisci?

 

 

– Beh con Thomas, per esempio.

 

 

– Quello non è un tradimento.

 

 

– Davvero? Anche se si chiama Kawaki?

 

 

(preso in contropiede) – Ma chi? L’insegnante di nuoto? Quel pezzo di fig… asiatico?

 

 

Ramon annuì, prima di cambiare espressione.
(con disappunto) – L’hai notato, allora…

 

 

– Di più… l’ho allumato, sai mai…

  

 

(Ramon, serio) – Fallo di nuovo e ti ammazzo!

 

 

– Tranquillo, lo faccio prima io!

 

 

– Ah sì?
(sollevandosi insinuante) E come?

 

 

Tirandolo a sé e colpendolo sonoramente su un gluteo

Cla’ – Va bene così?
O preferisci un altro lavoretto?

  

Lo spinge all’indietro, con altre ovvie intenzioni.

 

 

– Ma è il letto dei tuoi…lettone

 

 

– E allora? È adulto e vaccinato…
Sai quante ne ha viste… Vuoi mettere, con mio padre… (e gli fa l’occhiolino)

 

 

– Dici?

 

 

– Se no, da chi avrei preso?

 

 

——-

 

Buon sangue non mente.

E neanche il sugo… Le lasagne confermano.

 

 

 

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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