Il senso della vita (parte I)

Tranquilli signori, non è dei Monty Python che sto per cianciare, per quelli ne dovete mangiar di pane tosto…

Voglio scardinare invece in toto un mito inossidabile, la Famiglia in tutte le sue forme, rete infernale che nonostante tutto ancora imperversa in molte latitudini. Perché, inutile negarlo, spesso si finisce dalla padella nella brace (e poi, se ancora non ci basta, nel forno a microonde).

Ma tant’è, la griglia di partenza non te la scegli, ti piaccia o no, te la ritrovi.
La seconda, invece, è un’altra musica.

Prendiamola un poco alla lontana.

 

All’uopo, questa è la domanda, o se preferite la spada di Damocle che incombe.
Suoceri. Si nasce o si diventa?
e sottintendo con suoceri anche altra parola con la stessa iniziale in italiano…
Pescando a caso, in questa ricca filmografia, vien fuori un suocero per tutti, un Bob De Niro d’annata, diabolico papà di Pam in Meet the Parents.

Quand’ero ingenua, più di dieci anni fa, scrivevo:

Avete presente la legge di Murphy, per cui “se qualcosa può andar male, lo farà?”
Non smentisce la regola il giovane e speranzoso Greg, dall’impronunciabile cognome (ital. Fotter) che, programmato un weekend di conoscenza dei futuri suoceri (i signori Byrns) combina di tutto di più: dalla dissacrazione a cena dell’urna che contiene le ceneri dell’adorata nonnetta Byrns, all’esplosione delle fognature, per continuare con la distruzione di patio e prato (su cui l’indomani sarà celebrato un matrimonio) ed altre sciagure inenarrabili.

E che dire di Jack Byrns, il padre della sposa, ex agente della Cia che per non smentirsi, nonostante la pensione, semina congegni e trappole nei luoghi più impensati per carpire verità e/o intenzioni recondite degli aspiranti generi che, manco a dirlo, non superano mai l’esame…

Greg ottiene il poco invidiabile primato di vincitore assoluto di questo torneo; ma è solo la magia di Cupido che ha colpito in pieno l’indomita donzella (o è il timore di suo padre di ritrovarsela zitella a vita?) a portare a scioglimento la matassa e a garantire ricomposizione e felicità, seppur  condizionata, ai due giovani colombi.

Convincente la prova del sempreverde De Niro, a suo agio in ogni ruolo, e riconferma, se mai ce ne fosse bisogno, del talento comico di Ben Stiller, ormai saldamente ancorato al suo ruolo di promesso sposo di fanciulle ossigenate made in Usa (da Cameron Diaz a Jenna Elfman) con la benedizione di mamma e papà.

Una nota di merito allo splendido esemplare di gatto himalayano (Mr. Sfigatto) – ma non starebbe meglio a Greg l’appellativo di Mister Sfigato? – che contribuisce non poco alla riuscita del film, esilarante e dissacrante quanto basta.

 

Resta senza risposta la domanda di partenza: come e perché si diventa s…. nel passaggio da genitori a suoceri? Quale morbo incurabile s’infiltra nelle carni, trasformandoti in un detestabile segugio?

Direte voi che da allora mi sono incattivita… su questo non c’è dubbio.

Ora infatti direi, correggendo il tiro, che il film andrebbe visto prima di commettere l’errore di sposarsi, o di buttarsi a capofitto nei preparativi… Ma siccome qualcuno non sarà ancora convinto, vi sorbirete presto l’altra metà del cielo, ovverosia le gesta dell’odiosa suocera, cosa che, almeno quella, è sicuro che mai diventerò… ho preso a tempo le dovute precauzioni…

Meno male che mia suocera non conosce il computer né la rete.

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=EIL-1fkkmig

 

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Ti presento i miei, Usa, 2000, regia di Jay Roach

Gamy Moore
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