Caro Verdinois,

mi appello a te come solevan fare i tuoi amici e nemici, perché quantunque ci si sforzi di alleggerirne il peso, l’abitudine a fronteggiare la verità fa sempre male, d’ambo le parti, e forse anche tu, non volendo, hai calpestato piedi dalle fibbie eleganti.

Nulla è cambiato sai, da quando sei partito.
O forse qualcosa sì, ma ancora in peggio, e il peggio non sembra mai finire.

Napoli è meno bella, i quartieri ancor divisi, i ghetti a margine.
E il Vesuvio non fa più ombra, se non a quelli che lo sfidano, senza neanche più pregare i santi o i martiri che essi stessi diverranno al suo risveglio.
Fa meno paura la montagna di altre povertà.

 

Chissà che penseresti davanti a quel cartello stradale che infanga la storia di una provincia un tempo assai fertile e a te cara; ora la vocazione agricola s’è persa, pascolano ancora le bufale campane, ma il latte che producono è forse più indigesto a chi manca degli enzimi… difficile ignorare il sapore di metallo pesante o di scoria radioattiva.
Ma meglio averlo il latte che saltare il pasto, è quello che ti dicono da quelle parti.

A occhi bassi scivoleresti altrove, senza trovare miglior conforto.

 

Hai superato crisi e deflazioni per tutto il corso della vita, preso per fesso il colera dell’884  (ricordi quanto laudano hai dovuto mandar giù), perfino i medici che ti diagnosticavano il sarcoma. L’amato sigaro si è rivelato la migliore medicina, se non del corpo, almen dell’animo, perché nelle nuvole di fumo allontanavi i pensieri molesti accarezzando quelli più fruttuosi.

 

I pensieri lasciano il segno, non solo nell’inchiostro che non hai mai sprecato, ma nell’intera orditura di una vita trascorsa senza risparmio di energia, animata dalla passione per l’Arte e la Bellezza, ovunque e comunque nominate.

Hai parlato e pensato in tante lingue, vissuto i panni dei più teneri o temerari eroi.
Una ricchezza inestimabile, ma senza orpelli e fronzoli.
Bastava l’eleganza dei modi e dell’educazione, che i soldi non possono comprare.

E il Croce si rammaricava del tuo lasciar l’incarico in Biblioteca… come potevi intascare uno stipendio se quei corridoi non eran frequentati?

Sei sempre stato démodé, ammettilo, e un po’ controcorrente, non si riusciva a capire, or come allora, il tuo “Pezzente, ma onesto”, e le soddisfazioni mai economiche, solo morali.

 

Eppure lo devo dire, e spero ne avrai soddisfazione. Ti somiglio.

Ora devo scappare, perché oggi si va di fretta, o come diresti tu, non si riesce a vivere altrimenti.
Ti lascio queste rime, che troppo a lungo ho rimandato.
Per altro, non servono parole.

 

Ti scrivo solo ora, caro Picche
ché il mondo è diventato uno sprofondo
so anch’io cos’è ingoiare amar pasticche
ma tu sarai beato all’altro mondo.

Lontani sono i giorni del Fanfulla
di Napoli o di Roma capitali
la gente vera mo’ non si trastulla
si barcamena o sguazza in mille mali.

Son tante le cose che hai insegnato
oltre al parlar forbito, in versi e in prosa
forse in quell’arte non ti ho superato
la materia come sai è un po’ riottosa.

Tento sempre di capire e di tradurre
il mio piccolo e l’altrui pensiero
non so dove la cosa può condurre
magari non lontan dal mio maniero.

Altri riescono in validi mestieri
ad ottenere lodi e emolumenti
a noi è più facile che volentieri
ci rimangano solo i sentimenti.

Diran di me e di te, lontano un giorno
quanto cretini o quanto onesti fummo
va ben così, perché se disadorno
almeno in seno non mi porto un chiummo.

Tanto bella e tanto onesta parve
diran magari a me che son donzella
saremo allor non una ma due larve
distinte da una misera bretella.

Per me sei stato un grande per davvero
non solo per gli scritti e traduzioni
vorrei che lo sapesse il mondo intero
l’immenso, e più, valor delle tue azioni.

Nobile e ricco assai di sentimenti
Arte e Bellezza divinità supreme
insieme a lor non si è giammai pezzenti
perfino in condizioni estreme.

Perciò riposa in pace, Verdinois
lo spirito mio non contravviene
proseguo con la stessa dignità
il sangue tuo è ancor nelle mie vene.

Forse siam pochi, ma non siamo i soli
il seme tuo nei secoli è sbocciato
la banda degli onesti in alto voli
il nostro viver non sarà sprecato.

(DdP)


NB
Ringrazio la sig.ra Gamy per avermi ospitato nella sua rubrica.
La faremo socia onoraria della banda.

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F. Verdinois, Ricordi giornalistici, Giannini, Napoli, 1920

Federigo Verdinois (Caserta, 2 luglio 1844 – Napoli, 11 aprile 1927)

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