sognatore       dadp brancaccio

 

di Gamy Moore e DdP

 

Si sente spesso dire che “non si può piacere a tutti” e come sempre spunta fuori la debita eccezione. Qui però la certezza è chiaramente matematica. Lo spettacolo mantiene le promesse, anzi le supera.
Sfido chiunque a trovare onestamente un solo che non si dica soddisfatto, e dunque recidivo, riguardo all’opera di ingegno di cui or ora ci apprestiamo a raccontare.
Quel solo che dovesse fare capolino potrà unicamente addurre, rammaricandosi, di non essersi imbattuto prima… Nella locandina, ovvio, o in questa mia – come al solito scellerata – recensione.

 

Sognavo il DAdP già prima di vederlo, come succede agli adolescenti alla prima cotta. Mi ripetevo: “son sicura, l’amerò per sempre”.
M’è andata peggio, sia perché non sono adolescente, sia perché la cotta temo sia duratura. Vi chiederete come mai la cosa mi abbia preso tanto. Presto detto: una così capita poche volte nella lucianovita, come si dice dei tram, e l’occasione va colta al volo.
Potevano valer gli avvertimenti, da me stessa vergati, onde evitare di delinquere?
Macché, scolpiti nel marmo della mia memoria svettavano all’ingresso del Brancaccio i seguenti versi*:

 

Lasciate ogni speranza o voi che entrate!
Non troverete qui quel che c’è fuori
semmai sordidi intrecci a più colori
corroborati anche da risate.

Vi metto in guardia per il vostro bene
se entrate adesso, in prosa oppure in rima
non penserete mai più come prima
vi sedurranno cento e più sirene.

                                                       Tardi oramai direte voi… Giammai!
                                                          C’è ancora tempo per tirarvi fuori:
                                                              tanti e poi tanti sono inver gli attori
                                                                ma poi alle mogli che gli dite mai?

 

Niente da far, volete accesso?
Siete ormai adulti e vaccinati
vi dichiarate ben che bene armati
a fronteggiare ogni più ardito eccesso…

Bene vi sta allor, io ve l’ho detto:
sangue uscirà, a fiotti oppure a stille
per via di queste due, dannate e brille
che vi trascineranno pel colletto.

betta

 

Gamy e la Betta vi faran da guida
l’una l’è magra, l’altra più procace
han l’ardimento dell’Ulisse o Aiace
e nello sguardo un chiar sapor di sfida.

Se poi questa Struttura non vi piace
leggetevi l’Iliade o l’Odissea
e dite è stata culpa mea…
Poi consolatevi coi bronzi di Riace.

 

Alle consorti o ai vostri maritini
giustificate la vostra impertinenza
“sai caro/a, con me ci vuol pazienza”
bevuto assai, un po’ troppi Martini…

                                                                                   Eh sì, non c’è il bel George, lui s’è sposato
                                                                                      ma abbiamo altra ben degna mercanzia
                                                                                           perché chi vuole essere lieto sia…
                                                                                             Non dite che con ciò non v’ho avvisato.

 

(* adattamento di S’ebbe un infausto dì, in Gamy Moore & DdP, Rime e rimacce di due ragazzacce, edizioni Youcanprint, 2014)

 

  

E fu così che anche Gamy Moore si perse sopra e intorno alle sacre tavole.
Ma a mia discolpa posso dir che tanti insieme a me si sono persi. E ahimè, quanti altri ancora si perderanno…

(G.M.)

 

 

 

 

Io che invece sono sobria, e non mi faccio incantare, vi dirò ora la mia, e anche seriamente.

Felice intuizione nata dal binomio creativo Betta Cianchini-Luciano Melchionna (papi Luciano, come affettuosamente son soliti chiamarlo i suoi seguaci), Dignità Autonome di Prostituzione (sinteticamente DAdP) mantiene le premesse/promesse.

In scena ormai da anni, con centinaia di repliche, è una ghiotta occasione per mescolare Arte e convivialità, divertimento giocoso ed erudito, rinnovando – in quanto format – di volta in volta i adrianosuoi numeri e gli attori coinvolti, in un crescendo che ad ogni tappa conferma la bontà dei suoi proponimenti.

            

Ero davvero curiosa di tastare con mano lo spettacolo, giungendomi da ogni parte commenti a dir poco entusiastici.
A dirla tutta non ero più nella pelle, pregustando l’idea di ritrovarmi nel bel mezzo di un’azione, in cui – ben al di là del copione – può succedere di tutto.

E così è stato.

 

Difficile spiegare cosa intriga, e in ogni caso, a ciascun dire la sua.
Saranno i corpi, il fascino, i colori, le voci, i suoni, o il salto – senza entrare nella macchina del tempo di Zemeckis – in una dimensione assai diversa dal quotidiano, dove il tempo è sempre poco e un po’ nemico, da far desiderare di fermare il mondo, come diceva il buon Calindri col Cynar.

Al capolinea DAdP il Tempo è dalla vostra parte, accompagnandovi su e giù per un tracciato dove non sembrano esserci limiti e confini. Come in un sogno, epoche diverse vanno a braccetto dandosi convegno.

Salto in una dimensione senza Tempo – o meglio dove il Tempo si moltiplica, si addensa, si muove vorticoso o rallenta – dalla quale ameresti non più venire fuori.
Colorata ubriacatura di maschere carnevalesche, fra suggestioni circensi e reminiscenze felliniane, fumosità berlinesi alla Marlene ed erotismo parigino.

plateaProiettati in un caos, in realtà (co)ordinato, dove tutto avviene in contemporanea su più piani e livelli, questa realtà appare più autentica e più vera di quella in cui ogni giorno siamo ‘realmente’ calati, dandoci la misura di quanto limitata sia la nostra reale percezione delle cose e degli uomini, abituati come siamo a estrapolare, limitare e seguire solo alcuni piani d’esistenza. Il dramma, come la risata, giunge in faccia – così come in eco – da più parti, come avverrebbe nelle nostre case se non ci fossero porte, o palpebre serrate, quelle che opponiamo alle voci meno gradite che in qualche modo arrivano a sfiorarci. Qui non puoi evitare il contatto – l’incontro e lo scontro – che anzi riscopri e desideri, al punto da cercarlo ancora.

Rito di massa, consumato sulle sacre tavole di un Teatro che si fa profano, pregno e denso di una Umanità che va scemando ormai fuori dalle scene, per le strade e nei luoghi dove dovrebbe esistere. Forse è per questo che l’Arte di DAdP esce dai confini del Teatro e va ad abbracciare anche il pubblico assente o indifferente che circola per via, trascinando con il proprio entusiasmo, e una ventata di ottimismo, anche i più cinici e riottosi.

Ben venga allora quell’euforia collettiva da primo giorno dell’anno, ha proprietà rigenerative ad un prezzo abbordabile, con sconti e promozioni che in tempi di crisi invogliano a godere, senza abbassare la qualità.

 

Non svelerò quanto è accaduto a me dal vivo, lasciando che sian gli spettatori a coglierne bellezza e sfumature, né violerò altri segreti di un meccanismo, peraltro già ben noto in rete, per non privarvi del legittimo piacer della sorpresa. Dirò soltanto che arrivati lì qualcuno vi accoglierà per poi…wanda

Storditi e dolcemente ubriacati, faticherete a ritrovar voi stessi, e spererete già il giorno appresso di riprovare a breve quel cocktail micidiale. Anzi, una sua variante, possibilmente, perché la scelta è ampia. Non riducetevi all’ultimo minuto, l’ultima replica potrebbe lasciarvi addosso una normale depressione da astinenza. Fino alla prossima volta, la successiva tournée, quando delinquerete ancora. Felicemente.

 

 

PS della Dama di Picche (DdP)

La Gamy l’è tornata a casa rimbambita e euforica, come capita a chi, non più in verde età, fa capodanno in altre date. La prossima volta che passa a Roma il carrozzone DAdP, acqua in bocca, altrimenti poi chi la trattiene?

Avrei voluto trattenermi insieme alla Lemour (come affettuosamente noi chiamiamo la Gamy in redazione) che ormai sballava cantando alla black soul, ma arrivato uno dei miei fidanzati, vedendomi appartata in un angolino buio con uno degli attori m’ha fatto una scenata che sembrava un provino, trascinandomi via a viva forza. Vai a spiegare che l’attore recitava come da copione… Non ha gradito forse il tête-à-tête in luogo oscuro?
Diglielo tu, Papi Luciano che siamo a Roma, mica ad Arcore!

 

 

regia di Luciano Melchionnateatro dall'esterno

www.dignitaautonome.it

 

DATE E ORARI: 18-19-27-28-30 settembre 2014 h.21.00

1-2-3-4-5-7-8 ottobre 2014 h. 21.00

 

 

Si ringrazia Francesca Pompili (Utopia S.r.l) per la gentile collaborazione

 

 

 

In copertina, Giovanni Sanesi, Il sognatore-2

Foto dello spettacolo di Roberta Gioberti e Luca Brunetti

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Gamy Moore

Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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2 thoughts on “L’occasione fa l’uomo Sognatore

  1. Che dirti, cara Paola? Recensione stupenda e, come sempre quando entra in gioco il tuo marchio, unica. Hai acceso in me la voglia di entrare in questo mondo. Bravissima!

    1. Wow! Merci!

      La DdP sarà contenta, il suo fidanzato geloso un po’ meno.

      Ma non si può mettere mai tutti d’accordo. No?

      😉

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