Mantiene le promesse e le premesse questa piccola gemma, non un road movie in stile America, ma un viaggio fra provinciali e stradine di campagna, nello scenario, assolato di giorno e freddo di notte, di una regione ancora da scoprire al Cinema e nella memoria collettiva.

La parlata e il modus vivendi avevano già fatto più che capolino col generoso e irriverente sguardo della Wertmüller de I Basilischi. Alri tempi, altre storie.

Che gli italiani siano un popolo di poeti, santi e navigatori non avevamo dubbi, ma pure di camminatori ce lo dobbiamo appuntare per la rima.

Camminare fa bene alla salute, fa smaltire chili di troppo e mesti pensieri, aiuta la circolazione delle idee e smuove gli affetti, insomma il viaggio è sempre un poco terapeutico, facendo uscire dalla routine e da se stessi.

Se poi spinge verso gli altri è il miglior elisir di lunga vita.

Perché, come recita lo spot, gli amici ti condiscono la vita, ma i nuovi incontri regalano inediti sapori o la riscoperta di quelli da sempre conosciuti (c’è tutta una filosofia perfino dietro un panino con la frittata).

 

4 ragazzi, giovani e meno giovani, una giornalista annoiata ed imbranata, un cavallo e un carretto pieno di strumenti cibarie acqua e sogni, apparentemente bloccati o morti dentro nei percorsi svolti in precedenza, ognuno sulla propria strada.

Il programma, arrivare da Maratea a Scanzano Jonico (il corrispondente di poco più di un’ora di macchina), per partecipare a un concorso musicale (teatro-canzone) che si svolge il 12 settembre 2009.

Ma invece delle prove tecniche nei giorni precedenti e un comodo viaggio in auto il giorno stesso dell’esibizione, la decisione di fare il tragitto a piedi, partendo dieci giorni prima.

Così accade, camminando, che uno (Franco) che ha messo da parte la parola per un trauma irreversibile riprenda inaspettatamente a parlare, magari nel momento o nel modo sbagliato, ma si sa, si può sempre (si spera) rimediare; che un secondo (Salvatore) si trovi in condizione di salvare la vita a un poveretto incidentato, ritrovando la voglia e l’entusiasmo per completare proprio gli studi in Medicina da tempo abbandonati; che un terzo (Rocco), gloria di provincia in programmi televisivi di serie B, dotato di charme ma fermo da un biennio, sfrutti una combinazione favorevole per crearsi una nuova attività; che infine un quarto (Nicola), prof di matematica pigro e allergico a nuove responsabilità in ambito scolastico, porti a compimento (pur con i suoi tempi rilassati) un obiettivo, senza lasciare, come in altri casi, le cose a metà.

Dal fallimento al successo, non di gesta eroiche, ma di piccole e quotidiane conquiste che ti danno la dimensione dell’essere, del godere, del decidere per il meglio ma anche di sbagliare, perché comunque lo fai in prima, e non per interposta, persona.

Partire dunque, o ripartire, per ottenere nuovo slancio, armati di uno sguardo ironico e autoironico che ‘mette a nudo’ di fronte agli altri, ma soprattutto a se stessi, col risultato di mettere in scacco le forzature, gli schemi e i ruoli cui si è quotidianamente esposti o da cui si è soggiogati.

Accordi e lyrics sostituiscono talvolta i dialoghi, e sottolineano intensi momenti emotivi spesso privi di parole.

La pellicola, esordio alla regia di Rocco Papaleo, pur con tutti i limiti che si vogliano rintracciare, è risultata una piacevole sorpresa sul grande schermo, in un panorama generale dove i titoli e i contenuti troppo spesso si assomigliano al punto da confondersi.

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=D5mYx-9S2i8

 

(video del singolo di Max Gazzè, “Mentre dormi”, con scene tratte dal film)

httpv://www.youtube.com/watch?v=d8FVfC9HStc

 

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Basilicata Coast to Coast, Italia, 2010, regia di Rocco Papaleo

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Gamy Moore

Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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One thought on “Piedi, amore e fantasia

  1. Si poteva qui titolare “Pane (e frittata), amore e fantasia”.
    Per inciso, il panino con la frittata è un must.
    Rigorosamente slow food.

    (G.M.)

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