Siamo alla fine del 1994, sono quasi quattro anni che lavoro a Torino, mi ci hanno mandato in cambio della promozione a dirigente all’inizio del 1991, ci dovevo restare solo per un anno, ma alcuni imprevedibili e nefasti (per me) avvenimenti di politica aziendale hanno fatto sì che rimanessi bloccato lì.

Di trasferire tutta la famiglia non se ne parla proprio, per cui ho iniziato a fare il pendolare settimanale Torino-Napoli tutte le settimane.

Farlo in aereo tutte le settimane si poteva fare, ma quando, dopo un anno, mi hanno hanno ridotto il rimborso spese, sono stato costretto a fare il viaggio in treno.

Quasi 2000 Km in treno alla settimana distruggono anche Ercole, quindi all’epoca ero a pezzi per lo stress. Crisi d’ansia, insonnia e chi più ne ha più ne metta. Mi facevo forza: “Dai lo hai fatto quando eri a Bolzano, ogni settimana su e giù da Napoli, lo puoi fare anche ora”.

Ma dimenticavo che erano passati 22 anni ed io ero più vecchio di 22 anni.

E poi quel treno in partenza da Napoli alle 21.30 (tutti lo chiamavano l’hasish express) pieno di militari che fumavano fumavano fumavano anche in cuccetta e non tabacco.

Al mattino quando arrivavo a Torino ero strafatto anche senza fumare…

Ed allora per la mia salute, per il mio buon nome, per evitare i cani antidroga decisi di partire da Roma che raggiungevo da Napoli con un treno meno fumoso.

Una sera arrivo a Roma alle 21.30, il treno per Torino parte alle 22.30 dal solito binario 22.

Ho un po’ di tempo ed esco dalla stazione per mangiare qualcosa.

Mangio una pizza, leggiucchio al tavolo un vecchio romanzo degli anni ’70 recuperato a casa, “La Donna della Domenica” di Fruttero &Lucentini, visto che vivevo a Torino, mi era piaciuto rileggerlo.

Finita la pizza, rientro in stazione.

Mi avvio verso i treni ed al binario 5 leggo una tabella: Roma-Munchen ore 22.10.

Guarda caso è il treno che prendevo nel 1973 ed in quel momento io sono convinto di essere nel 1973, forse per la stanchezza, forse per la lettura di quel vecchio romanzo,forse chissà perché.

Vi monto su, leggo per un po’ e mi addormento profondamente.

Per mia fortuna è un treno notturno e nessun controllore disturba il mio sonno.

Alle cinque del mattino mi sveglio nella stazione di Verona Porta Nuova invece di Torino Porta Nuova e mi rendo conto di essere nel 1994 e non nel 1973.

E così altri stramaledetti 400 km fino a quella stramaledettissima Torino.

E da allora in treno leggo solo libri nuovi, mai più vecchi romanzi, specie se devo cambiare treno.

Non vorrei credere di essere nel 1965 quando presi il Roma-Parigi per il mio primo viaggio all’estero.

E così trovarmi a Parigi invece che a Napoli.

Ah, come al solito, mi son fatto prendere la mano dal flusso dei ricordi.

Volevo fare una recensione molto professionale de “La Donna della Domenica”, ho divagato ed è venuto fuori altro.

Comunque ne consiglio vivamente la lettura, è tra i più bei romanzi gialli italiani e non solo.

Benché sia stato scritto quasi quaranta anni fa è un ritratto vivo e attendibile dell’universo Torino.

Gustosissime alcune gag come quella della corretta pronuncia di Boston.

In estrema sintesi è un romanzo che trasuda intelligenza. Non aggiungo  altro per non togliere il piacere della scoperta a chi non lo ha mai letto. 

Il link che segue non contiene  la trama dettagliata  de “La Donna della Domenica“, sarebbe una cattiveria nei confronti di chi non l’ha letto.

Di Fruttero & Lucentini consiglio anche la “Il cretino in sintesi“ ovvero la trilogia del cretino

La trilogia  è composta da “La prevalenza del cretino” (1985), “La manutenzione del sorriso” (1988) e da “Il ritorno del cretino” (1992), tutti ormai difficilmente reperibile in libreria o sulle bancarelle. Ma, dal momento che il cretino conosce sempre nuove incarnazioni, Fruttero & Lucentini nel 2002 decisero di dare vita a questo libro, riprendendo i temi fondamentali delle tre opere e dando forma definitiva ad una trentennale riflessione sulla stupidità umana.

Io amo F&L anche perché “La donna della domenica” è stato il mio modello letterario ed ha contribuito ad avviarmi alla scrittura di noir.

In questo libro F&L sono degli osservatori caustici e puntuali nell’enucleare e marchiare a fuoco le storture, le aberrazioni e la sostanziale idiozia di tanti personaggi e tanti comportamenti del tempo e della cultura (o subcultura) in cui viviamo.

Più volte, nel leggere, mi sono sorpreso non solo a sorridere (amaro) ma a ridere, come non mi succedeva dai tempi (remoti) di Woodehouse ed Achille Campanile. L’unico neo resta un certo snobismo e un certo compiacimento intellettuale, che presumibilmente fa sì che al lettore arrivi solo una parte delle innumerevoli strizzate d’occhio “colte”.

Anche così, resta un libro godibilissimo, in cui F&L si propongono come i più degni eredi dei “philosophes” illuministi. Essi hanno inoltre dalla loro la semplicità, oltre che naturalmente il senso dell’ironia. Un’altra cosa, quest’ultimo, che è anch’esso in via di estinzione, soffocato con tante altre cose dal massacro del gusto perpetrato dal trivio televisivo.

In conclusione consiglio  la visione del film tratto dal romanzo, ecco un frammento del film con una formidabile Lina Volonghi.

 

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One thought on “Fruttero & Lucentini: Altri tempi & Altre storie

  1. Non so che darei per ritrovare “la Prevalenza del cretino” l’ho perso in un strasloco. Era ineguagliabile. Mi è piaciuto molto anche “l’amante senza fissa dimora” meno conosciuto degli altri.

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