Mamma faceva spesso solitari. Attribuiva a essi facoltà divinatorie, piccoli problemi con le carte napoletane, per le questioni importanti faceva il Napoleone con le carte francesi.

 Poi aveva anche i Tarocchi, ma diceva che con i Tarocchi non si doveva abusare, soprattutto con le persone di famiglia.

Ho ricordi d’infanzia: spesso a casa veniva qualche sua amica, forse per questioni di cuore, in quei casi venivamo tutti allontanati.

C’era un tavolino in salotto e li faceva lì.

Il mazzo di tarocchi deve essere da qualche parte qui in casa, ma quando ho sbaraccato la sua camera (mamma gli ultimi anni ha abitato con me, ma questa è un’altra storia), non l’ho trovato, chissà dove l’ha nascosto.

In effetti non voleva che quel mazzo di tarocchi fosse toccato.

Mamma barava ai solitari.

La sorpresi più di una volta e lei: “La fortuna va aiutata, ci vuole sempre una spinta quando serve. E poi la fortuna è cieca non se ne accorge”.

Nei suoi ultimi mesi di vita ne faceva a ripetizione sulla graduatoria del concorso a cattedre di mia figlia (entra/non entra in graduatoria).

Fine di giugno del 2001, dice a mia figlia: “Mo’ ti faccio il Napoleone, se esce, è sicuro che il concorso lo vinci.”

Quella volta ero presente e da buon razionale: “mamma non la fare fissare appresso a te co’ ste cazzate!”

E lei: “Miscredente! I miei solitari hanno sempre ragione.”

Comunque sia, il Napoleone quella volta riuscì e non so dire se quella volta mamma barò.

Mia figlia l’8 di agosto ebbe il telegramma di convocazione per scegliere la scuola.

 Ma intanto mamma il 4 di agosto del 2001, alle ore 15,37,  se ne era andata e non potette avere la soddisfazione che l’ultimo solitario aveva avuto ragione. E non potette dirmi con l’indice della mano destra alzato: “Hai visto miscredente!”

Negli ultimi anni oltre ai solitari amava ordinare libri per corrispondenza perché non poteva uscire per andare in libreria. Soffriva di acufeni e di vertigini.

Ordinava libri di ogni genere con un’elegante rilegatura rigida di colore arancione. Li conservo tutti nello scaffale alto della mia libreria.

Li leggeva seduta nella sua poltrona, fino a tarda sera e qualche volta si appisolava, il libro gli cadeva a terra. Se magari le dicevo: ”Mamma che fai, dormi in poltrona? Vai a letto” Si scuoteva e: “Stavo leggendo, ho chiuso un po’ gli occhi per riposarli. Ora continuo a leggere” e raccoglieva il libro da terra.

L’ultimo libro che stava leggendo prima della crisi respiratoria che la condusse alla morte era Casa Nostra di Camilla Cederna, un viaggio negli errori e negli orrori d’Italia agli inizi degli anni ’80.

Il segnalibro, un foglio di carta a quadretti, piegato in due, era a pagina 185 dove inizia il capitolo dedicato a Grumo Nevano dal titolo “Un altro ramo della corona di spine”. Quella sera chiuse il libro e non fece a tempo a leggerlo. Si sarebbe di certo incazzata, mica perché non fosse vero ciò che raccontava la Cederna, ma perché dal 1983 al 2001 le cose non erano migliorate. Usciva poco, sentiva pochissimo, ma gli occhi e la testa funzionavano perfettamente, tanto è vero che nella primavera del 2001 pretese di andare a votare alle elezioni politiche  e si fece accompagnar fino a fuori la cabina: “Non ti preoccupare, sono ancora in grado di votare” E sono sicuro che votò giusto. Oggi sarebbe felice e sarebbe sicuramente venuta a votare al referendum.

Ringrazio Maria Laura Villani per l’editing  

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