Tra i maggiori studiosi delle opere e della vita di Nghe Hashimoto si annovera il mai troppo rimpianto Gennaro Sososha Pignaturo che nella sua silloge “Haiku ahi ke male ‘e panze” riporta numerosi frammenti di cui si erano perse le tracce. L’opera del Pignaturo rappresenta la fonte di maggior rilievo per la ricostruzione dei tanti amori del nostro.

 

FRAMMENTO

Si ottundono le rondini

sui rami dei ciliegi

una leggera brezza

si leva leggera.

Esondano

le fauci artigliate,

le voraci e spalancate fauci

e tracimano gli effluvi divini

NOTE AL FRAMMENTO

Hashimoto dopo un lungo corteggiamento riesce a ottenere un appuntamento con la vezzosa Alishiopeshe.

Si devono incontrare nel Giardino dei ciliegi fioriti davanti alla statua di Artilushu la dea dagli artigli adunchi e dalle voraci e spalancate fauci.

È il dì della festa delle ali di rondini, il poeta attende paziente l’arrivo della vezzosa Alishiopeshe. Tanto per ingannare l’attesa, onora la Dea del giardino dei ciliegi fioriti, accendendo una bacchetta di incenso aromatizzato al fiore di pesco.

Sulla statua della dea si diffondono gli effluvi della bacchetta di incenso, come per miracolo essa strizza gli occhi, adunca gli adunchi artigli e spalanca le voraci fauci: “Ma sempre sto cazzo di incenso alla frutta, una cosa più attizzosa no… e che marò (ops) e che dea Artilushu, passate da Medellin prima di sacrificare!”

Nel mentre i fedeli ivi radunati cominciano ad urlare: “O miracolo, o miracolo, anzi O MIRACOLO!! La dea piange, la dea piange”

Intanto da un stormo di rondini obnubilate dal vapore dell’incenso piomba il solito scacazzo sulla testa di quel pirlone di Hashimoto.

Dove c’è uno scacazzo che piomba dal cielo, lì si trova Hashimoto (Paradosso di Bombisho).

Proprio in quell’istante fatale arriva la vezzosa Alishiopeshe che allo spettacolo di Hashimoto scacazzato urla a più non posso: “Che schifo oh mio diletto! Ma perché non te ne vai a raccogliere germogli di soia lungo il fiume Va Fashin Inkol?”

Offeso Hashimoto impugna la solita fida katana ed urla alla vezzosa: “Ma ‘sta piezze ‘e stronza! Parle proprie tu che fiete che fai mancà l’aria! Ma vatte a fa ‘na doccia!” e con un sapiente colpo della fida Katana le tronca il lercio kimono color grigio zozzo.

Ed anche stavolta la morale è: “c’essame fa male cu sta kazza ‘e katana”.


Si ringrazia per l’editing  Laura Villani

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