Stavolta Pietro Treccagnoli, giornalista e romanziere con una virata a 360 gradi passa dal politically scorrect commissario Ascione di “Non sono mai partito” a San Gennaro.

Cosa ci azzecca San Gennaro con il commissario Ascione?

Sono più legati di quanto si può credere.

Entrambi sono un frammento di Napoli.

Non la Napoli classica, ma la Napoli nella visione personale di Pietro Treccagnoli.

Con l’Elogio di San Gennaro, edito da Tullio Pironti, l’autore non si è certo dedicato ad un lavoro agiografico che non necessita dell’imprimatur dell’autorità ecclesiastica.

Egli vuol raccontare il suo legame con San Gennaro, come si è protratto nel tempo, dagli studi universitari sino ad oggi.

L’incipit è significativo: “Son devoto a San Gennaro e alla logica”.

E nelle successive 29 pagine l’autore, raccontando il rapporto del Santo con la città di Napoli e con i napoletani, cerca di risolvere l’irrisolvibile contraddizione ed antinomia tra logica, miracoli e santità.

Alla fine, pure se la contraddizione forse rimane irrisolta, vi è una risposta che si pone a metà strada tra il relativismo culturale e la filosofia di vita di un napoletano verace di provincia.

E tutto si può riassumere in una frase : “Nun se po’ mai sape’!”

Comunque leggete queste gustose pagine che, e questo va detto a chiare lettere, pur nella loro leggerezza hanno assoluto rigore storico.

Le pagine dell’Elogio vanno ben oltre il folclore da cartolina e possono servire a comprendere il rapporto tra Napoli ed il santo che fa liquefare il sangue, ferma eruzioni vulcaniche, combatte epidemie assortite, ma che qualche volta interviene e si immagina che intervenga per eventi più terra terra.

La cerimonia della liquefazione del sangue che si tiene il 19 settembre fa ben comprendere questo rapporto.

Insomma è un santo molto più vicino alla terra che al cielo.

Non la faccio tanto lunga, una recensione non deve essere più lunga dell’opera che si commenta.

Accattataville, leggetelo e poi mi direte.
E sono certo che anche il commissario Ascione, a modo suo, è devoto a San Gennaro.

A proposito di San Gennaro mi piace citare un evento recente.

Il ministro Bondi taglia i fondi ai comitati celebrativi tra i quali vi è quello per lo studio del tesoro di san Gennaro (174 mila €).

Beh se fossi il ministro ci penserei a toccare San Gennaro.

Potrebbe essere destinatario di un anatema tipo questo:

 

Insomma San Gennaro non perdona.

Nel filmato Vittoria Crispo dice: “Sono parente di San Gennaro”. 

Conviene spendere due parole sulle cosiddette “parenti di San Gennaro”, che fanno parte del patrimonio etnico e culturale scaturito, nel corso dei secoli, dalla pietà popolare.

Si tratta di una sorta di “gruppo di preghiera” che, prima del miracolo, si rivolge al santo con espressioni semplici e confidenziali tipo “santo nuosto”, “guappone”, “faccia ngialluta” e via di seguito, preghiere dialettali da recuperare e assolutamente da non emarginare, sono voce della lingua viva napoletana

Questo è il link del libro sul portale di Feltrinelli, ma lo si trova ovunque:

P.S.:

Sono un agnostico convinto, ma con San Gennaro non mi metto a fare tanti ragionamenti.

Tanto per gradire la mitica scenetta de La Smorfia


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