La quinta parte la trovate qui


«Tra pochi chilometri ci sono una serie di curve che si chiudono con un tornante, dove dobbiamo rallentare parecchio. In quel punto, tu ti puoi buttare giù dalla macchina.»

La prima cosa sensata che sento da un po’ di tempo a questa parte.

«Appena salti giù, corri a nasconderti dietro un cespuglio. In quel tornante c’è uno spiazzo aperto, se non ti nascondi, l’Avvocato ti vede sicuro.»

Ha senso pure questa.

«Questo è il numero di telefono del giornalista. Dammi la cartelletta, lo infilo dentro.»

Questa invece stona.

«Appena le auto sono passate, cerca di trovare un telefono e chiamalo.»

Nononononononononono

«Quando rispondi, digli: “Devo consegnare le birre. A che indirizzo le porto?” Lui capirà.»

Davide, no. Devi dire di no. Non sei un agente segreto. E poi ci tieni alla vita.

«Questi documenti sono importanti. Infila la cartelletta nello zaino.»

Ok, la infilo ma non vuol dire che accetto. Col cavolo. Ora ve lo dico, e poi appena salto chiamo la polizia e racconto tutto!

«Hai capito cosa fare Davide? Te la senti? Sei la loro unica speranza.»

E punta il dito verso le auto che ci seguono.

«Si.»

«Grazie Davide.»

Lo so, sono un debole.

«Ci siamo quasi Don Romeo.»

Mattia dal posto di guida ci informa che siamo vicini alla famosa curva. E allora mi viene in mente una cosa.

«Don Romeo, cosa sa di quel braccialetto?»

Don Romeo mi guarda negli occhi. Sembra indeciso su cosa fare. Poi comincia a parlare con calma.

«Quel braccialetto era mio. Circa vent’anni fa l’ho dato a un ragazzo, di passaggio dalle nostre parti, un autostoppista come te.»

Non capisco. Non capisco più nulla.

«Lei ha conosciuto mio padre? Sa dov’è adesso?»

«Don Romeo, siamo quasi alla curva.»

«No, non lo so. Andava a Nord, stava facendo un qualche tipo di ricerca sui conventi.»

«Don Romeo, è importante per me, non so nulla di lui»

«Ancora cento metri. Meglio che ti prepari Davide.»

Guardo Mattia, e vorrei fargli capire che non posso saltare ora, che ho troppe domande da fare. Don Romeo lo capisce.

«Davide, tu ora devi scendere. Ne va della tua vita. Io cercherò di trovare informazioni su tuo padre, te lo prometto.»

Guardo Don Romeo negli occhi. So che manterrà la promessa, so che avrò sue notizie.

«Mi faccia posto Don Romeo che devo scendere.»

Don Romeo sorride, e si sposta.

«Eccoci. Ora Davide, ORA.»

Apro la portiera e mi butto giù. Faccio due capriole sullo sterrato, mi rialzo alla luce delle macchine che ci seguono, corro verso dei cespugli e mi ci butto dentro. Adrenalina a mille. Lisa, se mi potessi vedere! Mi sento come Rambo, rintanato ad aspettare che il nemico passi, qui in mutande in mezzo a questo cespuglio… questo cespuglio di… di.. Ortiche!

«MERDA.»

Speriamo non mi abbiano sentito urlare.

«Cazzo come brucia.»

Niente più luci. L’ultima era una A8, presumo la macchina dell’avvocato. Dai fari, mi sembrava anche la macchina che seguiva me e Dario. Mi alzo.

«Porca vacca. Prude tutto.»

Ancora una luce che si avvicina. Giú di nuovo in mezzo alle ortiche. Ma quanto piano va questo? Che stia cercando se qualcuno si è buttato? Sonofrittosonofrittosonofritto. Sta giù Davide, ecco che arriva, eccolo, eccolo…

«Un trattore? Ma che cavolo ci fa un trattore in giro a quest’ora?»

Salto fuori dal cespuglio ma resto comunque in ombra. Sono pur sempre in mutande. Appena le luci spariscono corro verso il centro dello spiazzo e..

«AAARGHHHHH! Bruciabruciabrucia. Madonna come prude. Nontidevigrattare nontidevigrattarenontidevigrattare sennò non passa. MERDAAAAAAAAAAAAA!»

Urlo con tutto il fiato che ho in corpo mentre stringo i pugni in alto per non grattarmi, e di colpo vedo la mia ombra allungarsi davanti a me. Qualcuno ha acceso delle luci giusto dietro le mie spalle.

Mi giro, metto la mano davanti agli occhi per ripararmi e cercare di vedere qualcosa. Chiunque sia abbassa i fari e allora distinguo un camper, e dalla cabina mi osservano tre facce stralunate.

E io qui, in piena luce, in mutande. E per la miseria, come bruciano le ortiche.


Continua?




httpv://www.youtube.com/watch?v=08e9k-c91E8

Juan Jose

Un killer con la sua etica.
In questo spazio si parlerà di tutto quello che concerne scrittura, musica, video. Cose nuove e vecchie, soprattutto vecchie e dimenticate. Non se ne parlerà in termini tecnici (che non sono un esperto) ma in termini di sensazioni ed emozioni, di cosa l’opera ha trasmesso a me (e solo a me), di cosa questa rappresenta nella mia vita. Sperando di trasmettere a voi il gusto (o l’avversione) per quello di cui si parla.
In questo spazio ogni tanto capiterà qualche scritto mio, che altrimenti cosa a cosa serve uno spazio a disposizione?
In questo spazio ogni tanto ci potremo divertire a con qualche gioco, o con qualche esperimento, e voi sarete ovviamente le cavie.
In questo spazio si recensiranno anche i testi di quanti vorranno postare da noi le loro opere. Attenzione: qui vige la sana regola del sarcasmo. Chi non è disposto a rischiare, si astenga.
Ovviamente ci sarà spazio per i vostri educati e intelligenti commenti. Commenti irrispettosi non saranno pubblicati ma immediatamente cestinati.

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One thought on “InkKiller, il racconto. Parte sesta: Salto nel vuoto

  1. Allora aspettiamo il seguito, quando le ortiche avranno smesso di prudere… ah ah!

    A proposito, bello il video, e pure il film.
    Magari lo recensisco, uno di questi giorni.

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