Quando è stato il momento non sapevo cosa fare.

In testa avevo tutte le parole per incoraggiare Cristina, incitarla, sostenerla. Ma appena aprivo la bocca usciva solo un rantolino e le lacrime spingevano sugli occhi.

Lacrime di gioia, ovvio, ché stava nascendo Dario. Il primo figlio. L’origine di una nuova specie.

Si è presentato subito chiaramente, lui: un bell’urlo di quelli forti e poi una bella pisciata in faccia a papà e puerpera.

Mica siam qui a farci mettere i piedi in testa noi, vero Dario?

Quel giorno i problemi più grossi sono stati due: trovare qualcosa di zuccherato ed energetico per Cristina (provateci a trovare delle caramelle non dietetiche voi, provateci!) e tenere calme le due nonne. Alla fine una povera infermiera disperata è entrata in reparto chiedendo di portar fuori il piccolo perché non sapeva più come tenerle buone.

E così iniziò tutto. Una nuova vita, con un nuovo essere.

Perché a diventare padri, seppure c’è un preavviso di nove mesi, non si è pronti. Mai.

Da quel giorno, tutto diventa nuovo. Le cose che già conoscevate bene diventano altro: potenziali pericoli o stupendi giochi, luoghi da evitare o nuovi territori inesplorati.

Potete aver cresciuto quanti nipotini volete, babysitterato legioni di cuccioli, cambiato migliaia di pannolini ma niente, niente vi preparerà a quello che succede quando il vostro piccolo essere arriva a casa.

La cosa più difficile? Non ascoltare tutti i consigli che ti arrivano.

  • Non tenerlo così poverino che gli fa male il collo!
  • Ma devi dargli quelle botte così forte sulla schiena per farlo ruttare? Gli fai male!
  • A dormire a pancia in giù!
  • A dormire a pancia in su!
  • A dormire di lato!
  • Il talco, usare il talco, sempre!
  • L’olio, usare l’olio, sempre!
  • Le pappe il prima possibile!
  • Con il latte fino ai tre anni, se puoi!

Farli crescere è un’avventura costante, un’esperienza sempre nuova.

E esperienza, si sa, è il nome che diamo ai nostri errori. E di errori, signori, quanti se ne fanno!

L’importante è imparare. E migliorare. E un po’ alla volta si capisce.

Si capisce che i figli crescono a dispetto dei genitori;

che hanno sempre un santo protettore che alza gli spigoli dei tavoli di mezzo centimetro quando loro stanno per sbatterci la fronte;

  • che a volte anche i santi si distraggono e allora son pianti e urla;
  • che una febbre lo fa crescere, ma 5 giorni di febbre a 40° in Malesia fanno venire paura, tanta paura;
  • che “lasciali correre, e poi se cadono, si rialzeranno”;
  • che anche se tutto non è perfettamente sterilizzato, va bene lo stesso;
  • che non si può vivere sotto una campana di vetro;
  • che è dura svegliarsi di notte, tutte le notti, tutti i giorni della settimana;
  • che quando piange e sta male e non sai cosa fare, allora sai cos’è essere impotenti;
  • che la tua pazienza non è infinita;
  • che dopo che ti sei arrabbiato e lo hai sgridato ti senti una merda, ma una merda…
  • che tutto, ma proprio tutto quello che hai, non vale quanto un suo bacio, un sorriso, un abbraccio.

Il primo figlio ti cambia veramente. Ti fa ritrovare tante cose che pensavi perse: con Dario ho inventato giochi, storie, ridato fiato alla mia fantasia e spero alimentato la sua.

Il secondo arriva e ti trova già pronto. È stupendo lo stesso, ma la sensazione è diversa, sai già che fare, come comportarti. Le paure sono molto meno forti e l’attenzione più lasca: se per sterilizzare il ciuccio al primo lo facevi bollire, al secondo basta soffiarci sopra.

Il secondo poi godrà di tutto quello che ha fatto il primo, la strada è già tracciata, non dovrà più lottare per avere la televisione, o il giocattolo, o il lecca lecca. Ha già lottato il primo, lui ora si gode i suoi frutti.

Il secondo sarà diverso dal primo, migliore per certe cose, peggiore in altre.

Sarà anche lui una specie nuova con la quale ci dovremo confrontare, ma ora, grazie al primo, il campo di battaglia sarà più equilibrato.

Ci sono nella letteratura scrittori che hanno ridefinito generi e modi di scrivere, personaggi che hanno dato origine a nuove specie. Tra chi ha inventato un nuovo modo di scrivere c’è sicuramente Holden.

Chi ha invece originato una nuova specie in un genere esistente è Raymond Chandler, che ha riscritto le regole del giallo e del noir.

Sì, è vero, ha avuto anche lui un maestro, Dashiell Hammett. Ma tutti hanno avuto maestri, non tutti sono riusciti a cambiare le regole del gioco in un modo così forte.

Con Chandler e l’ispettore Marlowe, il giallo esce definitivamente dal territorio di nicchia, dallo schema crimine-investigazione-indizio-colpevole ed entra nella narrativa completa. Ora non è più importante il colpevole, ma diventano cardine i personaggi, il loro essere, le loro storie.

Tutti gli scrittori di giallo moderno sono debitori a Chandler.                                          

Chandler è l’inizio di una strada che prosegue con Simenon, Glauser  e finisce con Dürrenmatt. Ognuno di loro ha poi modificato, corretto, aggiunto qualcosa, a volte migliorando, a volte peggiorando l’originale.

Ma hanno trovato comunque una strada battuta, segnata.

Tra i tanti romanzi con protagonista Marlowe, il migliore è sicuramente “Addio mia amata”.

Leggetelo per il gusto di un grandissimo noir. Leggetelo per capire meglio tutti gli altri noir.

 

Con affetto

 

IK


Solo Marlowe potrebbe incastrare la bionda Paola.

  

httpv://www.youtube.com/watch?v=_7VsoxT_FUY

Juan Jose

Un killer con la sua etica.
In questo spazio si parlerà di tutto quello che concerne scrittura, musica, video. Cose nuove e vecchie, soprattutto vecchie e dimenticate. Non se ne parlerà in termini tecnici (che non sono un esperto) ma in termini di sensazioni ed emozioni, di cosa l’opera ha trasmesso a me (e solo a me), di cosa questa rappresenta nella mia vita. Sperando di trasmettere a voi il gusto (o l’avversione) per quello di cui si parla.
In questo spazio ogni tanto capiterà qualche scritto mio, che altrimenti cosa a cosa serve uno spazio a disposizione?
In questo spazio ogni tanto ci potremo divertire a con qualche gioco, o con qualche esperimento, e voi sarete ovviamente le cavie.
In questo spazio si recensiranno anche i testi di quanti vorranno postare da noi le loro opere. Attenzione: qui vige la sana regola del sarcasmo. Chi non è disposto a rischiare, si astenga.
Ovviamente ci sarà spazio per i vostri educati e intelligenti commenti. Commenti irrispettosi non saranno pubblicati ma immediatamente cestinati.

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2 thoughts on “L’origine della Specie

  1. Sempre molto veri e pieni di amore i “racconti” con i tuoi figli protagonisti. Mi ci ritrovo sempre ed ogni volta mi strappano un sorriso che mi riporta là, nello stesso tempo vissuto con i miei figli.
    Per il resto sono una lettrice avida di gialli e condivido l’analisi. Se non lo conosci, ti suggerisco un romanzo di cui mi piacerebbe avere un tuo commento. “La famiglia Winshaw” di Jonathan Coe. Buon Ferragosto a tutta la famiglia.

    1. Romanzo splendido, anche a me è piaciuto molto. E complimenti a Juan per il racconto, per l’amore verso i suoi figli, e anche per il video che è spettacolare, grande musica. Buon ferragosto dalla Romagna!

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