Sembri ancora vivo.

Ti hanno lavato bene le donne, tolto tutto il sangue dai piedi e dalle mani. Anche i graffi delle spine sulla testa si vedono appena.

Hai il viso rilassato. Sei giunto alla fine, figlio mio. E quanta fatica anche quest’ultimo passo.

Non è stata una vita facile, no. E mi spiace non esserti stato sempre vicino, ma non ti ho mai perso di vista sai? Ho dovuto farmi da parte, a un certo punto.

O meglio, mi hanno messo da parte. Del resto, io non sono tuo padre, tuo padre è Lui. Come potevi tu essere presentato a tutti come suo figlio, se avevi me di fianco?

Un surrogato di padre. Quello sono stato. Un surrogato.

Per lo meno mi hanno ascoltato quando ho detto loro di tumularti qui, in questo sepolcro. Mi hanno guardato come uno uscito dalla tomba, tutti a pensare che io fossi morto.

E non sai quanto ho desiderato che avessero ragione, tutto ma non vederti appeso a quella croce. Per cosa poi? Per aver insegnato alla gente a sognare? Per aver fatto capire loro che non sono solo carne e sangue a disposizione di altri?

Gliel’ho urlato al console romano, a Pilato, gliel’ho gridato: “Perché lo fate? Vuole solo un mondo migliore!”.

Sai che mi ha risposto? “Il suo mondo migliore è la rovina del nostro, vecchio”.

L’ho pregato di prendere la mia vita per la tua, e lui mi ha fatto cacciare, messo alla porta. Non ha nemmeno avuto la pietà di uccidermi.

Sai perché questo tumulo è così importante? Non certo perché domina la valle, figurati. Solo che qualcosa dovevo raccontare alle donne. E a Paolo, quel Paolo che le donne non le lascia nemmeno parlare. Tutto il tempo accanto a te senza capire che tu insegnavi che siamo tutti uguali, senza distinzione di sesso, colore, natale.

Questo tumulo è importante perché, nascosta dietro una roccia, c’è una buca, non tanto grande ma sufficiente per noi due.

Sufficiente per restare assieme, tu e io, nella morte come non ci hanno lasciato nella vita.

Così diamo loro quello che vogliono: tu devi risuscitare no? E allora fra tre giorni, quando apriranno il sepolcro, non ti vedranno più e penseranno che il tuo corpo abbia raggiunto tuo Padre, Dio.

Dio.

Tu l’avrai messo nel grembo di Maria ma sono io il primo che l’ha visto uscire.

Tu che ne sai Dio? Tu che lo hai fatto morire tra mille sofferenze, tu che ne sai?

Tu non c’eri a cullarlo per farlo addormentare, a curargli le ferite, a tener lontane le zanzare la notte per farlo dormire. Tu non gli hai massaggiato la pancia per fargli passare le coliche, non gli hai dato da mangiare, aiutato a muovere i primi passi.

Tu non c’eri quando gli è spuntato il primo dente, quando ha detto le prime parole. Non sei stato tu a insegnargliele.

Tu non c’eri quando a scuola lo prendevano in giro “Figlio di Dio, forse, ma di troia di sicuro”. Tu non c’eri a consolarlo.

Io ero là. Non tu.

Ed io ora sento la sua mancanza perché io l’ho avuto vicino.

È stata solo questa follia del Figlio di Dio a portarlo via così presto, a togliergli una vita normale.

Se veramente sei così potente perché hai fatto un mondo così ingiusto, Dio?

Basta, sono vecchio, e anche il mio tempo è scaduto.

Mandami all’inferno Dio, mandami a bruciare. Ma il mio corpo resterà qui con mio figlio. Per sempre.

 

Il vecchio sollevò il corpo e lo sentì troppo leggero, senza più niente attorno alle ossa. Lo depose dolcemente nella buca, rannicchiato, come dormiva da bambino.

Spostò un grosso masso che si capiva essere il coperchio della buca, lo mise in bilico su di essa. Poi pulì tutte le tracce, in modo che non restasse segno alcuno del suo passaggio.

S’infilò dentro la buca ad abbracciare suo figlio, e dopo avergli dato un ultimo bacio in fronte, con un colpo fece cadere il grosso masso sopra di loro.

 

Tre giorni dopo la notizia si sparse velocemente: “Gesù è risorto!” gridavano tutti. C’era chi già giurava di averlo visto, chi persino di averlo toccato.

Una donna sola cercava un uomo per avvisarlo, per dirgli che suo figlio era ancora vivo. Ma Maria non trovò mai più Giuseppe.

 


Paola, grazie per l’aiuto

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=xiLbZcsohCI

Juan Jose

Un killer con la sua etica.
In questo spazio si parlerà di tutto quello che concerne scrittura, musica, video. Cose nuove e vecchie, soprattutto vecchie e dimenticate. Non se ne parlerà in termini tecnici (che non sono un esperto) ma in termini di sensazioni ed emozioni, di cosa l’opera ha trasmesso a me (e solo a me), di cosa questa rappresenta nella mia vita. Sperando di trasmettere a voi il gusto (o l’avversione) per quello di cui si parla.
In questo spazio ogni tanto capiterà qualche scritto mio, che altrimenti cosa a cosa serve uno spazio a disposizione?
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3 thoughts on “Per l’ultima volta

  1. … sono riuscita a leggerla tutta, ma non senza una lacrima…
    il tuo modo personale di rileggere la storia, complimenti.
    Cri

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