Un caldo Addio

Ma sapesse che bella la camera ardente! Fatta nella chiesetta del paesino, piccolina, ma tanto accogliente, sa.

C’era quattro bei ceri grandi ai lati della bara, bella scura, tanto di classe che non pareva mica l’avesse scelta quel tonto del Gino, il figlio, quello che l’ha sposà la figlia del calzolaio, che la chiaman zoccola mica per il lavoro del padre. Chissà quanto che l’han pagata. Ma tanto i soldi li han sempre avuti. Lù el piangeva sempre il morto ma l’era pieno, lo so io, ah se lo so.

E intanto a furia de piangerlo, l’è morto lù, l’è morto. Un colpo secco e ciao Mario.

Ora l’è là, su quella bara, aperta che lo vedon tutti con l’abito blu scuro che s’era fatto fare per quando l’avevan fatto Commendatore del Lavoro, che vol dire che l’è diventato ricco e l’ha portà i soldi in Svizzera. Meno quelli per la macchina nuova al Sindaco che l’ha nominato.

L’era d’un bel! Pareva che dormisse, pareva.

E la Irma là, sul primo banco, con il rosario in mano e l’abito nero. Certo che con tutti i schei, poteva comprarsene uno nuovo che quello l’è l’abito che si è messa quando l’è morto el mio Gianni, pace all’anima sua. Tirchi, ma tirchi come loro son pochi sa. Beh, del resto così si fan i soldi.

Mica come me che son poretta, c’ho sol che quelle due case affittate ai negri e i cinesi, che i me fa tanto schifo, sì, ma almanco i me paga giusto quel che serve par vivere. Che certo li vorrei anch’io gli italiani in appartamento, ma quelli vogliono la ricevuta quelli. Questi invece i se contenta che se no li mando fuori al freddo. Però almeno a me non possono dire che son tirchia, eh no! Che io ogni anno ci do i 100 Euro al prete per la Chiesa e anche 50 per la benedizione della casa, che almeno no me capiti sventure. Solo la mia però, che le due dei neri se no mi costa troppo.

Comunque la Irma l’era là, in silenzio, un singhiozzo ogni tanto ma niente lacrime.

– Ah quanto mi manca – la diceva – ma come faccio a andare avanti adesso!

E io glielo volevo dire che sotterravano lui ma mica il libretto degli assegni, ma mi son tenuta perché son educata son, porca Eva.

Insomma, si stava facendo un bel rosario noi tre, io la Irma che l’è la vedova, si capisce, e la Norma, che l’è vedova anche lei, ma già stagionata come me.

La Norma sì che l’ha avuto fortuna: l’ha sposà uno ricco, ma di quelli tanto ricchi, con villa, terreni e case in montagna e al mare. Poi come è arrivata la fortuna meglio non chiederlo troppo: l’era uno de quei, un mezzo fascista. Uno che adorava il Benito e anche dopo la guerra si teneva in casa nascosto il busto del Duce. Ecco, durante la guerra, el marito l’era stato un pezzo grosso e a un certo punto quando che han cominciato a mandar via i treni per la Polonia, lù l’è stato quello che è andato a prendere quelli da mandar via. E siccome tanti i g’aveva terreni e valori, perché bisogna dirlo, erano ricchi ‘sti ebrei, qualcuno doveva pur tenerseli questi no.

Però l’era tanto un bon omo, l’era. Dopo la guerra, tanto modesto che era, ha dato un paio di terreni alla Chiesa per farsi perdonare, e anche la villa dove c’era la sede del partito Bianco, quello che poi l’ha eletto Senatore, ecco anche quella l’ha regalata lui.

Poi si è tenuto il resto che tanto i padroni erano o tutti morti o in Israele e allora a che gli serviva?

Dopo la guerra, la Norma comunque l’ha sposà el suo uomo (anca se l’era un bel po’ più vecchio di lei, sì) e una sera el beve un caffè e dopo poco, paff! morto stecchito. El medico l’ha detto che forse l’era allergico a quella miscela di caffè, va’ a saperlo. E lei, bella, giovane e ricca la se ha risposà col medico, ancà lù bello e giovane. Uno tanto bravo che faceva anche le medicine in casa. Ma l’è morto anche lù, ormai da qualche anno. Guarda el caso, anche lù bevendo il caffè!

Insomma, tutto l’andava ben, si era verso la terza o quarta Ave Maria, adesso non ricordo, che non la entra quella?

Dovevate vederla: alta, bionda, con un abito tutto nero ma tutto aderente aderente che si capiva tutto quello che c’era sotto.

– E questa chi l’è? – l’ha detto subito la Irma.

– La me par mica un posto per le troie questo – l’ha aggiunto la Norma.

– Ma guarda che donne che el conosceva el Mario – ho detto io, ma mica che intendevo chissà cosa, che mica pensavo male io.

– Come che la conosceva el Mario? E te come fai a saperlo che la conosceva el Mario? – a me dise la Irma. Ma con cattiveria sa? Che se l’avesse visto che cattiveria in quegli occhi!

– Come come faccio a saperlo? Mica la sarà qua par noialtri quella. Se l’è qua, l’è qua par el morto, scusa – le ho risposto, che insomma la capissa che non tutti son tonti come il figlio suo e che il cervello c’è chi lo sa usare, sissignore!

– Ma dai che per me si è sbagliata Chiesa – l’ha provà a dire la Norma.

– Ma se l’è l’unica Chiesa del Paese! E poi Norma te sì che dovresti saperlo quanto gli piacevan le donne al Mario. Con tutte le volte che te lo sei portato a letto!

Ho detto che lo sguardo prima era cattivo? Ma dovevate vedere adesso! Mi credevo che la Norma la prendeva fuoco, mi credevo!

– Ma cosa dici Bruna – ah sì, Bruna son mi, anca se son bionda, bionda vera, mica come la Norma che la se tinge ma sotto l’è tutta scura – ma guarda che te te confondi di sicuro!

A mi me funziona bene la memoria, stavo per dirlo, ma la Irma l’è saltata su che in Chiesa mica è luogo per urlare così.

– Te ti facevi il Mario mio? Te, la migliore amica mia, te me facevi cornuta? Ma come ti sei permessa, brutta puttana!

– Su su, calma – ho detto, che io provo sempre a mettere calma – che la povera Norma mica poteva andare avanti solo con il suo marito, il medico lì, che me l’hai detto pure tu Irma che ogni volta che vi trovavate, cinque minuti e lui era già là che si vestiva. Insomma, una donna l’ha i suoi bisogni!

Lo sapevate che gli occhi possono cambiare colore? Dovevate vedere quelli della Norma: da azzurri eran diventati rosso fuoco!

– Ah e sarei io la puttana sarei? ma quante volte te lo sei fatta tu il mio Carletto? – Carletto l’è el medico, si capisce – Te sei una troia, sei, ecco cosa sei!

La Norma non la parla in dialetto lei, la dise che non è da signore ricche come lei.

– Ben, se contiamo anche il giorno che te lo sei sposato penso che se l’è fatto un bel po’ di volte: almeno una a settimana. – le ho detto alla Norma, giusto per farle sapere che so far di conto.

– Il giorno del mio matrimonio? Brutta puttana! Ecco perché è arrivato in ritardo!

– Sì, ma solo di cinque minuti. – ho aggiunto, che insomma, mica era tanto grave.

– Sì, me lo son fatto sì il tuo Carletto! E ogni volta el me diseva che ero meglio di te!

– E questo lo dice anche il lattaio, lo dice. – che mi pareva giusto dare ragione alla Irma, quando ce l’ha.

– Ah sì? e lo sai il tuo Mario cosa diceva, lo sai? Che con te pareva di scopare una morta pareva!

– Questo lo dice il panettiere, sì. – giusto dar ragione anche alla Norma, no?

– Morta? Ben ma al tuo medico si vede che le piacevano le morte, che almeno son pulite: el me diseva che con te pareva de scopare un cesto dell’immondizia!

– E con te un orango, che il Mario me l’ha detto che non ti radi mai sai!

– Parli te che il Carletto ti doveva radere i baffi che sennò li avevi più lunghi dei suoi!

– Sempre più corti delle tue corna, troia!

– Ma va che a casa tua ti devi rifare i soffitti ogni anno, puttana!

Mamma quante se ne son dette, sapeste! Poi la Irma la se ha alzà, l’è andata verso la bara e gli ha tirato una sberla a Mario.

– Puttaniere di merda – gli ha urlato, proprio così.

– Non toccarmi il mio Mario – l’è arrivata la Norma e l’ha preso la Irma per i capelli. Ma la Irma la se ha girà de colpo e la ghe ha tirà una sberla in faccia che la Norma per poco non la cade!

– Brutta troia! – l’ha urlà la Norma prima di prendere la borsa e girargliela sulla testa.

La Irma l’ha accusà el colpo e l’è andata a finir contro la bara, ma appena la se ha messo in piedi di nuovo ha preso uno dei candelabri e ha cominciato a farlo girare come una spada e a buttar la cera calda dappertutto che per poco non mi macchia anche il vestito nuovo.

La Norma però l’ha caricà come un toro, o meglio, come una vacca, che le sta più a pennello, e son finite tutte e due contro la bara e l’han buttata per terra assieme ai candelabri, che son finiti contro i fiori ed è probabile che sia per quello che ha preso fuoco tutto, almeno questo i dise i pompieri, i dise.

Comunque ci siam salvati tutti, a parte il Mario che adesso è dentro una urna.

Ma la volete sapere la cosa più divertente? Quella ragazza tanto carina che si era seduta lì l’è la perpetua del nuovo parroco, quello tanto giovane che è appena arrivato. Una ragazza tanto buona e tanto dolce, così dedicata che passa tutto il tempo in canonica col prete.

E tanto religiosa anche, che tante volte si passa di notte e ci son le luci accese e si sente bisbigliare, sicuro che lei e il prete dicon le preghiere fino a tardi.

Certo, ora la Irma e la Norma si parlan mica, ma prima o poi passa. E comunque, se devo dire la verità, il Mario e il Carletto non eran mica gran cosa, e lo dico io che li ho provati assieme.

 


Per le tre vecchie signore, ne ringrazio due: Paola e Carla.

 

 

 

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=JrFjFOjxYyA

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2 Replies to “Un caldo Addio”

  1. Mi fa proprio tanto ridere! Chisà in quanti funerali nei paesi di campagna le “signore” non arrivano a tanto, ma hanno dentro gli stessi segreti.
    Bravo, bravo, bravo!
    Dissacrare, dissacrare, dissacrare!

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