Recensione di Flavia Chiarolanza

 

In epoca di battaglie ambientaliste, con tanto di irriverenti alzate di spalla da parte dei più scettici, Giallo miele si presenta come una lettura non solo interessante, ma anche educativa.

Questo gustoso romanzo, scritto da Enrico Pasini, affianca alle tradizionali tematiche care al genere thriller una riflessione amara sulla scelleratezza degli uomini, che non vogliono saperne di perdere il loro primato come distruttori del pianeta; e, quel che è peggio, pretendono di piegare la natura al loro disegno di morte. Natura che, proprio in quel nettare dorato, raggiunge uno degli apici della sua perfezione.

Il colore, di cui si parla nel titolo, ricorre spesso durante la narrazione: è l’incarnato di Zenobia, eroina morbida e sensuale; è la chioma della bambina, che viaggia con lei in bicicletta; è il manto incantevole delle api, baluardo dell’equilibrio del pianeta; è lo zucchero di cannella, il cui aroma inebriante pare avvertirsi tra le pagine; è l’emblema stesso dell’inno alla vita, racchiuso nell’operato di questi instancabili insetti. 

Aromi e profumi viaggiano dunque insieme ai protagonisti e ne accompagnano le gesta che, grazie a un ritmo incalzante, potrebbero animare la sceneggiatura di un film d’azione. E chissà che un regista, domani, non decida di tentare l’esperimento, magari realizzando una di quelle serie che spopolano sulle odierne piattaforme online.

Restando in tema, è difficile parlare di un racconto – giallo, per l’appunto – senza il rischio di ‘spoilerare’, come si usa dire in gergo telematico. Cercherò di mantenermi sul vago, per non svelare nulla di una trama che si dipana attraverso codici da decifrare, pedinamenti, sequestri, identità nascoste e poi svelate nel colpo di scena finale. L’enigma è ciò che, tradizionalmente, caratterizza un thriller, e il lettore può dirsi appagato quando, preso per mano, riesce a sciogliere il bandolo della matassa con piena soddisfazione.

Le protagoniste femminili chiedono e ottengono giustizia sull’altare di un genere letterario che, di solito, è appannaggio maschile. Posseggono un’etica di ferro e insegnano, ai colleghi maschi, come stare al mondo, sia nella vita professionale sia nelle relazioni umane. La loro simbiosi con madre natura è perfetta.

Oltre all’amore per l’ambiente, e per le piccole creature alate chiamate a preservarlo, altre riflessioni emergono dalle pagine di questo romanzo. L’autore rievoca infatti una vicenda storica che, al solo menzionarsi, continua a destare incredulità; e, amaramente, rimpingua la lista delle nefandezze umane. Mi riferisco agli anni della dittatura cilena, al dramma dei desaparecidos e al nome di tanti carnefici rimasti impuniti. Come l’antagonista maschile del nostro racconto: un autentico villain che, per domare l’animo e la resistenza altrui, impiega gli stessi metodi truci e sleali di quando era al servizio di Pinochet. Un tuffo nel passato di una Storia che ancora fa arrossire di vergogna. E se la follia degli uomini si accanisce sulla propria stessa razza, perché mai dovrebbe risparmiare la natura? Madre e, all’occorrenza, matrigna, quando affila le unghie per difendersi.

Il racconto procede fluido nonostante le numerose tematiche che affollano il calderone, tutte ugualmente importanti. Una di queste attiene alla violenza sulle donne, nelle sue canoniche declinazioni: verbale, fisica e psicologica. Come annichilire un’avversaria, se non minacciandola di stupro proprio nel momento di massima vulnerabilità? D’altronde, è questo che insegnano gli aguzzini dei peggiori dittatori: perché sprecare strumenti di tortura con una donna, quando basta sfruttare la propria biologia maschile?

Tengo a precisare che nessuna di queste tematiche rimane in sospeso, nonostante la brevità delle pagine. Il lettore ha, da ultimo, la beata sensazione che il cerchio si sia chiuso mirabilmente, senza interrogativi lasciati a fluttuare. E poi, proprio al momento della chiusura, il guizzo finale: un gioco, un enigma inatteso, un puzzle da completare… Ma non aggiungo altro, se non l’invito ad acquistare Giallo miele con la prospettiva di andare oltre l’ultima pagina, dove ci attende una affascinante sciarada…

Forse ho un unico rimprovero da rivolgere all’autore. O meglio, più che rimproverarlo, lo redarguisco in maniera benevola: giunta al termine della lettura, avrei gradito qualche pagina in più, per proseguire un viaggio che mi era parso avvincente fin dall’inizio. Chissà che non possa suggerirsi, al buon Enrico, l’idea di una saga…

Leggete. E dopo un’immersione totale nei meandri di questa storia appassionante, saprete dirmi se ho ragione oppure no.

Ultimissima annotazione al volo.

Pur non amando il miele come alimento, adoro questi piccoli insetti gialli, la loro operosità e la loro affascinante dedizione alla causa di Madre Natura. Un grazie sentito a chi, come Enrico (nella sua veste di esperto di apicoltura), si prodiga affinché le piccole operaie vengano rispettate e protette.

 

Enrico Pasini, Giallo miele, Edizioni Croce, Roma, 2021.

 

Gamy Moore
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