Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere che ci facevo a Londra, come ci ero andato e tutte quelle baggianate da giornaletto di provincia, ma a me non va proprio di parlarne.
Vi racconterò soltanto le cose che mi sono capitate da quando sono uscito dalla hall della Dolphin House, quella specie di hotel tutto carino con appartamentino, piscina, eccetera eccetera. Che poi sembra tanto ma se vuoi andare a farti un goccio mica c’è un posto dove sederti miseria schifa, ti tocca prendere dei taxi e va a finire che ti stanchi di tutto quel salire e scendere, e poi magari te la fai a piedi, e con la neve che veniva giù proprio non ti veniva voglia di uscire.
Insomma, per farla breve, quella mattina mi trovo là alle sei del mattino con il mio amico Michael. Il Vecchio Mike, che mica è un intellettuale lui, ma non si passa nemmeno per uno e quando vuoi ci puoi fare due parole decenti, e partiamo sotto la neve per andare a prendere il treno. Il fatto è che lui mica lo beve il caffè alla mattina e allora non aveva problemi, lui. Ma io senza caffè non mi sveglio tanto e ho questa sonnolenza fino a quando non me ne prendo uno, così ce la facciamo in silenzio fino in stazione che poi alla fine lo prendiamo solo in stazione il caffè, una brodaglia schifa e poi zitti anche in treno mentre la brodaglia entra in corpo.
Va come va il treno ci mette dieci schifosi minuti più del solito per arrivare e allora va a finire che ci tocca correre per il check in. Non so voi, ma a me di correre la mattina presto non sembra una gran idea, mica li capisco quelli che escono e si fanno 10km di corsa e eccetera eccetera e poi ti dicono “quello che ci vuole, devi farlo pure tu”. Io quelli che ti danno consigli a caso mica li sopporto, mi fanno proprio incavolare se devo dirla tutta. Che poi finisce che sono i primi che muoiono di crepacuore quelli.
Al check-in c’è una coda che sarà lunga un chilometro, lo giuro, con tutta quella che ci sono 4 banchi aperti. E intanto che siamo lì uno che ha appena fatto il biglietto ci dice che l’aereo è in ritardo di 3 ore per la neve, miseria schifa!
È che ci vorrebbe un sistema che ti avvisa se l’aereo è in ritardo. Un messaggio, che so: “Egregio Signore eccetera eccetera il suo aereo è in ritardo, dorma pure tranquillo altre due ore e prima di venire la preghiamo di inviare un messaggio per farle trovare pronta la colazione”. Ecco, così dovrebbe essere, ma figuratevi se lo fanno quelli là, che gliene frega mica niente di voi.
Dai che dai facciamo il check in e passiamo i controlli e poi non vi sto a raccontare quello che abbiamo fatto dopo che poi è abbastanza barboso con quella di colazione, chiacchiere eccetera eccetera. Per farla breve alla fine vado all’imbarco e mi trovo una bella coda di gente: è successo che mica ci sono solo quelli del volo di oggi, ma anche quelli del volo della notte prima che è stato cancellato. E questi qui non sono tanto di buon umore, per dire, e qui ne succede una che vi voglio proprio raccontare: c’è questo che doveva volare ieri che se la prende con quello del boarding e gli urla dietro “You are useless, you are absolutely useless” e questo qua tutto calmo lo guarda, e con tutto che era una buona spanna più basso gli dice con calma “ Are you meaning me personally Sir?”
Giuro, gli ha proprio detto così: “Are you meaning me personally Sir?”, con tutta la calma del mondo. Che se ci pensate è una cosa parecchio buffa, e ci sarebbe stato da scoppiare a ridere se non fosse che questo qui aveva anche un amico ancora più grande, e allora mi sono tenuto e mi sono imbarcato.
Appena passato il controllo mi son ricordato che quella compagnia schifa mica ti offre niente a bordo e allora sono andato verso un distributore per prendermi uno snack ma questo invece di cioccolatini e lattine distribuiva libri! Mica capolavori eh, roba di quel Cusler o anche Brown, per carità, ma per lo meno libri, non videogiochi o riviste. Libri. E questo mi ha messo veramente di buon umore, veramente. Tanto che ho pure aiutato una vecchina a salire sull’aereo. Ma non ditelo troppo in giro.
Se siete curiosi, non mi sono preso nessun libro: ne avevo uno da finire, Il giovane Holden di Salinger, che con tutto quello che il titolo originale è tutto diverso ma mica lo potevano trasformare nel Terzino della Grappa, bisogna dire che è un gran libro. È la storia di quello che combina questo Holden da quando si fa cacciare da scuola e lascia il dormitorio eccetera eccetera. Non ve la sto a raccontare che sennò poi non lo comprate, che se c’è una cosa che mi fa veramente diventare pazzo sono quelli che vi scrivono le recensioni dei libri e dicono come va a finire, o quando mostrano i trailer dei film e si vedono le scene più importanti. Dico, è come mettere la sorpresa del Kinder non solo fuori dall’uovo, ma già montata, per Dio. Questo mi fa proprio uscire dai gangheri, lo giuro.
Insomma non vi racconterò com’è la storia per filo e per segno, ma vi basti sapere che quello che più mi piace di questo Salinger, con tutto quello che è tradotto da schifo, è il modo di scrivere: vi mettete e leggere e vi sembra di avere di fronte uno che parla e parla e gesticola e a voi mica vi importa se fa periodi lunghi e non vi lascia parlare perché siete affascinati da come muove le mani, incantati come un serpente. Non che dica cose stupide, badate bene, anzi, e questo unito a quel gesticolare che vedete tra le lettere, tutto questo vi tiene incollato alle pagine fino a quando non lo avete finito.
Ecco, questo é tutto quello che sono disposto a raccontarvi. Ora vado a vedere se il prossimo aereo è pronto, che sento la mancanza di casa.

Con affetto

IK

 

Giudizio de Il giovane Holden, J. D. Salinger, Einaudi Tascabili: avete un amico che lo ha letto e non ve lo ha consigliato? Toglietegli il saluto. Non vi vuole bene.

In apertura: Nel Vento – Cristina De Faveri, Olio su tela. Collezione privata

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=LoIJ4W7kXiQ&feature=related

Juan Jose

Un killer con la sua etica.
In questo spazio si parlerà di tutto quello che concerne scrittura, musica, video. Cose nuove e vecchie, soprattutto vecchie e dimenticate. Non se ne parlerà in termini tecnici (che non sono un esperto) ma in termini di sensazioni ed emozioni, di cosa l’opera ha trasmesso a me (e solo a me), di cosa questa rappresenta nella mia vita. Sperando di trasmettere a voi il gusto (o l’avversione) per quello di cui si parla.
In questo spazio ogni tanto capiterà qualche scritto mio, che altrimenti cosa a cosa serve uno spazio a disposizione?
In questo spazio ogni tanto ci potremo divertire a con qualche gioco, o con qualche esperimento, e voi sarete ovviamente le cavie.
In questo spazio si recensiranno anche i testi di quanti vorranno postare da noi le loro opere. Attenzione: qui vige la sana regola del sarcasmo. Chi non è disposto a rischiare, si astenga.
Ovviamente ci sarà spazio per i vostri educati e intelligenti commenti. Commenti irrispettosi non saranno pubblicati ma immediatamente cestinati.

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22 thoughts on “Holden Boy

  1. Questo articolo/recensione – parentesi: stupendo – ha il pregio di palesare il vezzo tutto italiota di “parlare senza sapere”. Nel caso specifico, “criticare/correggere senza aver capito assolutamente nulla di quanto esposto”.

    La recensione proposta da Da Silva è un invito alla lettura di Holden Boy per chi – assurdo ma tant’è – non l’ha mai letto, nonché un’apertura alla discussione per chi, come me, l’ha letto (ed apprezzato).
    Invece, come sovente accade nella nostra italietta, ci si sofferma a criticare lo stile di Da Silva, senza (come dicevo) aver nemmeno lontanamente immaginato il perché di una scelta stilistica.

    /Polemic mode off
    /Seriously mode on
    Complimenti per la recensione.

  2. Odio quell’uomo con le maniche arrotolate.
    Da quando, anni fa, lo sognai.
    Nel mio sogno era arrogante, e dietro a un tavolone in legno pontificava sulla scrittura.
    Poi scoprii la sua scuola nel mondo reale.

    Lo odio da quel giorno. Anzi, da quella notte.

      1. ah!
        Tocchi un tasto dolente. A proposito… tasti “dolenti”. Mah.

        Comunque.

        Tocchi un tasto stonato, di quelli che quando suoni un pianoforte e senti questa nota non intonata, ti incazzi perché sai che dovrai spendere un sacco di soldi per farlo accordare.

        Comunque.

        Molte volte mi sono ritrovato nella situazione di spiegare questa cosa. Il mio è odio senza amore.
        In questo sono irrazionale.

        1. O beh, io credo che quando si odia non si ama. Bevo Guinnes, quindi…

          Però se odi qualcuno, vuol dire che ha mosso qualcosa in te. Altrimenti, è solo indifferenza.

    1. Lui dall'alto, state certi, ci guarda e se la ride, scuotendo il capo.

      Non temere per le paperelle, J.D., loro sanno sempre cosa fare…

  3. Ciao Killer, dopo aver letto il tuo processo a Traverso, di cui ho letto Eloise(e mi è piaciuto) e, ahilui, ho letto anche quel racconto da salvare (?) mi sono preso la briga di leggere anche te. Non è che mi hai tanto convinto… questo modo di scrivere tutto d'un fiato da blogger che non rispetta pause e si scirocca le frasi mi lascia un pò perplesso. Io amo Salinger e il suo stile, ma non è propriamente fatto apprezzare da una critica che ha con lui affinità elettive molto scarne e, alla fine, lascia l'idea del primo lettore di questa sezione,ossia di aver sentito una barzelletta e non averla capita. Hai usato un modo di scrivere ideato negli anni '70 dal Paolo Villaggio de "Le lettere di Fantozzi", oggi molto cool tra i giovani della rete (forse con qualche mminchia in più) e che poco calza con il grande autore americano. Su Salinger lo consiglio tutta la vita anch'io.

    1. Grazie mille del commento e del tuo parere Pendergast. E grazie soprattutto per avermi ricordato che come affinità elettive non ho proprio nulla in comune con Salinger! Mi sembra giusto rigirare il dito nella piaga!

      Spero tu voglia continuare a seguirmi, non solo come "controllo" per aver giudicato negativo il racconto di Luigi Traverso.

      Quanto allo scrivere, se leggi i miei altri articoli vedrai che non scrivo sempre così (e sinceramente non sapevo scrivessero così i blogger). È stato da parte mia un piccolo omaggio e allo stesso modo una piccola sfida allo stile di Salinger (il racconto stesso, la punteggiatura, le pause – o assenza di – si rifanno al ritmo e al modo in cui è scritto Il Giovane Holden). La storia, per quanto ti possa sembrare assurda, è il resoconto di quanto mi è successo al ritorno da Londra, un giorno di Dicembre.

      Con Affetto

      IK

  4. se a scuola ci avessero proposto delle recensioni cosí dei libri anche i miei compagni piú recidivi sarebbero stati stuzzicati a prendere il libro in mano e dargli un´occhiata….

  5. certo io non conosco l'inglese ma ho come la sensazione di essermi persa la battuta di una barzelletta quando tutti gli altri se la ridono di gusto.

  6. @ Maestra: se non lo avessi appena finito, ricomincerei di nuovo.

    @ Riccardo: c'è un perchè per tutti quei mica… Ma per scoprirlo, ti tocca leggere il libro!!!

    Grazie per i commenti!

      1. certo che ti tocca leggerlo…
        come è possibile non aver letto il giovane Holden…
        quello che mi fa incazzare, anche se qui non ci azzecca, è che il bello in maniche di camcia arrotolate, si sia fregato il nome per la sua scuola di scrittura "creativa"

  7. troppi "mica lo sapevo…..mica, mica"

    forzatamente easy e infantile, cosa che non sei fino in fondo, ma ti piacerebbe!!!

    :)))

    ric

    aahhhhhhhhhhhh il jazz

  8. L'ho letto un paio di volte per "vedere". Sarà che è scritto come parla il protagonista, saranno le frasi lunghe e informali, ti fa venir voglia di prendere (o, spero, riprendere) Il giovane Holden e ritrovarlo.
    Strano, ma efficace modo di commentare un libro.

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