Il Contrabbandiere di Enrico CarliniLa Romagna è una terra di miracoli. Con l’ottimismo della volontà, noi romagnoli siamo riusciti a trasformare la costa più brutta d’Italia nella Riviera delle vacanze per ogni età e per ogni tasca. Una tavola povera si è trasformata in “alta cucina” con tutti i crismi. Il nostro spirito indomito, che un tempo ci ha dato fama di imbattibili soldati di ventura, si accompagna sempre al buonumore e alla voglia di divertirsi. Insomma, quando ci mettiamo in testa di fare una cosa, la facciamo bene, e “Il contrabbandiere” dimostra che noi romagnoli siamo bravi anche a scrivere i gialli e che la nostra riviera può essere un’ottima ambientazione per un noir che descrive la società contemporanea. E meno male che ci sono i noir, ormai rimasti gli ultimi a raccontare il mondo per come è: nessuno meglio di Petros Markaris descrive come stanno spezzando le reni alla Grecia, e un romanzo di Francisco Gonzales Ledesma spiega la Spagna di oggi meglio di un abbonamento a El Pais.

Enrico Carlini, originario di Riccione, è laureato in Storia e in Scienze dell’Informazione e lavora come informatico presso l’Università di Bologna. “Il Contrabbandiere” è la sua opera prima, però io mi auguro un seguito, anzi, più di uno. La storia è ambientata nella riviera romagnola sul finire dell’estate del 2005, quando la stagione diventa stantia, le spiagge si svuotano, i turisti vanno a casa e rimangono solo gli indigeni e certi personaggi che non si sa mai bene come fanno a mantenersi, galleggiando tra night club e residence anche in inverno. La scelta del periodo non è casuale, l’autore ha voluto dare un affresco della realtà italiana prima delle elezioni del 2006, con tutto il quadro politico che ne è seguito.

La storia prende il via da un duplice omicidio, due cadaveri trovati di notte da un gruppo di pescatori su una spiaggia appartata vicino a Rimini. Ad occuparsi del caso è chiamato il commissario Fabio Forti, della Sezione Investigativa della Questura di Rimini, smanioso di riuscire a ripagare il Questore per averlo fatto promuovere a commissario come ricompensa di un grosso favore. Nel corso delle indagini il commissario Forti – un romagnolo DOC, di aspetto robusto e agile, risultato dell’attività sportiva e della passione per le grigliate di carne innaffiate con il vino rosso – incontrerà diversi personaggi della borghesia locale e le sue indagini si intrecceranno col panorama storico che va dalla seconda guerra mondiale ad oggi.

RomagnaLa Romagna è un pezzo di Italia che coltiva ancora la cultura del bar, la chiacchiera, il gusto dell’iperbole, l’ospitalità e la creatività, ma con un rispetto della storia, della tradizione, della memoria, che difficilmente si riscontrano da altre parti. A mio parere, il maggiore pregio di questo romanzo è proprio la mescolanza tra presente e passato, un presente che noi romagnoli conosciamo benissimo – gli albergatori e i proprietari di locali notturni che hanno tre ville e denunciano meno di un poveretto con la pensione minima, le ragazzotte carucce che vogliono fare i soldi in fretta con il loro fidanzato aspirante skipper, gli affittacamere avidi come zecche – e un passato che invece è poco conosciuto, anche da noi. In particolare, leggendo questo libro impariamo un pezzo di storia di cui i libri di testo si occupano pochissimo, quello dell’insediamento degli italiani in Dalmazia, un insediamento che aveva radici secolari perché risaliva ai tempi della Repubblica di Venezia. I rapporti con gli slavi erano sempre stati buoni fino all’avvento del fascismo, che inaugurò una politica di persecuzione verso sloveni e croati, spingendoli a diventare in massa comunisti. I guai veri e propri iniziarono con l’invasione nazista durante la seconda guerra mondiale: per reprimere la resistenza partigiana, i nazisti iniziarono a deportare la popolazione nei lager, a distruggere i villaggi nelle campagne e a uccidere i contadini. Siccome l’Italia era alleata della Germania, anche le truppe italiane collaboravano alle operazioni di repressione, talvolta mettendoci molto entusiasmo, fin troppo. Il risultato fu che alla fine della guerra i partigiani di Tito se la presero con la popolazione italiana che risiedeva nelle città sulla costa e molti di loro furono costretti a scappare per evitare le rappresaglie, abbandonando ogni avere. Chi rimase lo fece a proprio rischio e pericolo, come dimostra la vicenda di Zara.

Zara 2 novembre 1943Zara divenne il simbolo della presenza italiana in Dalmazia, chiamata “Redenzione” dai Dalmati italiani. Questo fatto provocò ancor più il sentimento di estraneità e ostilità che molti croati nutrivano nei confronti di questa città, da decenni vista da loro come un “artificiale” covo di irredentismo italiano. La campagna di italianizzazione portata avanti da Mussolini in Istria, nel Quarnaro e nel resto della Dalmazia occupata dalle truppe italiane non fece altro che aumentare notevolmente l’astio verso l’italianità. A partire dall’autunno 1943, Zara viene bombardata dagli alleati, la città fu rasa al suolo e vi fu un numero imprecisato di morti – stimato fra 1.000 e 2.000 – tra i civili. Alcuni storici, anche slavi, hanno avanzato l’ipotesi che questa distruzione fu deliberatamente promossa da Tito.

Il racconto noir è il mezzo di trasporto ideale per raccontare il contesto sociale degli ultimi decenni, i nuovi delitti, l’immigrazione clandestina, il traffico di droga e di esseri umani, interi o a pezzi, per il mercato degli schiavi o degli organi, e questo romanzo ha anche il pregio di compiere un excursus storico su un aspetto della nostra storia che è ingiustamente ignorato. Aggiungete una scrittura agile e una storia avvincente e avrete una storia che convince, cattura l’attenzione e fa venire voglia di fare un giro in Romagna. Se non altro, per assaggiare i passatelli al sugo di sogliola, i bomboloni all’alba, lo “squaqquerone” – o come diavolo si scrive – e per provare l’esperienza di una regione che è uno stato mentale, più che un luogo geografico.

P.S. Come si scrive “squaqquerone” è ormai oggetto di conferenze colte. Lancio il dibattito, diteci la vostra, perché in Romagna non ci siamo ancora messi d’accordo…

Il contrabbandiere
Enrico Carlini
EDB edizioni
270 pagine
15 euro

 

 

 

 

Latest posts by Beatrice Nefertiti (see all)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.