diario fate


di Sabrina Glorioso

 

Una fiaba per adulti. Un mondo incantato a portata di mano

 

Inciampo su questo libro non per caso, lo tengo d’occhio da un po’, aspetto che mi convinca a comprarlo quasi potesse parlare, e quando ormai non ci penso più lo faccio, ecco l’ho preso, sperando che non sia una storia troppo ‘fantasy’ o troppo infantile (scoprirò che non è né l’una né l’altra cosa). In questo caso il repertorio del più classico fantasy sconfina in una realtà più a portata di mano, e scopro, leggendo, che è possibile per due mondi tanto diversi incontrarsi e comunicare.

Le prime pagine mi lasciano un po’ perplessa, l’approccio con le sorelle Meteora e Serana non me le rende per niente simpatiche, due fate capricciose abituate ad avere tutto, comprese giovinezza e bellezza eterne, le giudico vuote e superficiali, ma mi ricrederò…

Il libro racconta del legame indissolubile tra sorelle, del segreto di una regina, del destino di una ragazza, del bene e del male che s’intrecciano in maniera imprevedibile sotto i nostri occhi, ma solo pochi possono scorgerne i segni. Serana e Meteora vengono punite dalla regina, esiliate dal regno fatato di Boscoverde, e costrette a patire gli acciacchi più comuni della vecchiaia, ma cosa ancor più crudele, separate l’una dall’altra. È proprio quando vengono catapultate nel mondo dei mortali che le due rivelano le loro qualità più umane: la generosità e il coraggio. Intrappolate in corpi grassi e sgraziati con cui non possono più danzare, soffrono la distanza e l’esilio dalla natura, ma spalancando gli occhi si accorgono che un’altra bellezza, meno artificiale e più complicata, le circonda. Sopravvivere a New York lontano dall’incanto dei boschi si rivela impresa ardua, ma anche qui, nella città di ferro e vetro, Serana scopre l’esistenza della magia, una magia che non proviene dai doni della natura ma da sentimenti come l’amicizia. Lo stesso fa Meteora a miglia di distanza. Splendide fanciulle diventate bizzarre vecchine, ignare di essere pedine in un gioco molto più grande. È strano come perdendo magia e bellezza riescano finalmente ad aprire gli occhi, il dolore è generoso nell’offrire i suoi doni, uno di questi è la verità. Così scoprono che qualcuno trama contro la Corte della Luce, le tenebre sono in agguato, e l’equilibrio tra bene e male rischia di essere infranto. Con l’autunno alle porte e gli emissari delle tenebre liberi di scorazzare tra gli umani, le sorelle si preparano al peggio, ma devono proteggere qualcuno la cui vita conta più delle loro. 

Il diario svela i suoi segreti pagina dopo pagina, rivelando che gli stessi difetti sono comuni a umani ed esseri sovrannaturali. Si vive fianco a fianco, senza scorgere la loro presenza, eppure anche nella bellezza c’è spazio per l’orrore, così come nell’orrore ci può essere bellezza. Dietro le apparenze si nasconde l’ignoto, il mondo delle fiabe e quello più prosaico che viviamo ogni giorno sono tra loro strettamente legati. Forse, personaggi che sembrano scaturiti solo dalla fantasia come ultimo residuo dell’infanzia, non sono che metafore dei tipi umani, dal più infimo al più nobile, ciascuno portatore di sentimenti quali meschinità, cupidigia, paura, amore. C’è spazio per l’incanto della fiaba, per la violenza più cinica, per la generosità e l’inganno, e alla fine si scorge persino una morale, se cosi vogliamo intenderla. Ci si tuffa in una storia impossibile, che finisce per sembrare familiare, dove la magia trova spazio nelle piccole cose o nei gesti quotidiani, ed esiste una magia del cuore, della volontà e dei sentimenti.

L’immaginario fiabesco popolato da streghe, fate e folletti, convive gomito a gomito con gli esseri umani, l’invisibile dentro la società dei ‘guardoni’, che imbevuta di alta tecnologia non riesce a vederlo. Non serve essere bambini per imparare qualcosa dalle fiabe, forse leggendo questa delicata poesia che apre il cuore scopriremo che in tutti noi esiste un po’ di magia.

Ne consiglio la lettura a tutti, come antidoto al torpore antipoetico del quotidiano.

 

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Jane Yolen, Midori Snyder, Il diario delle fate, Newton Compton, 2012, traduzione di Michela Gregoris

  

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