La scomparsa (Giovanni Merenda)

Giovanni Merenda - La scomparsa“Luigino Spaventa a scuola ha fatto solo due anni di ragioniere, ma lo chiamano tutti il Professore e, davvero, dottore, hanno sicuramente ragione a chiamarlo così”. Con queste parole un anonimo informatore confida al commissario Martino la scomparsa dell’uomo più fidato del boss Tano Brigante, la pupilla del suo occhio, quello che gli ripuliva i soldi e che glieli ha ripuliti così bene da sparire con cinque milioni di euro duramente guadagnati col mestiere di mafioso.

Siamo al quarto appuntamento con il commissario Martino, un caro amico che ritrovo sempre volentieri. Lo avevamo lasciato alle prese con il Ritorno del Diavolo, quando era tornato in Sicilia dopo quattro anni per sostituire il collega e amico Pietro Giunita, e subito si era trovato coinvolto in un’indagine che lo coinvolgeva direttamente: la morte della sorella di Pietro, Aldina, ricercatrice universitaria e sua vecchia fiamma. Lo incontriamo di nuovo nella sua città, Messina, alle prese con un intricato caso di mafia e con un familiare in più, il gatto rosso Fredastaire, eredità dell’indagine precedente.

Il nostro commissario deve muoversi con estrema delicatezza nella nuova indagine che lo coinvolge. Rubare a un boss della mafia non è salute, c’è la faccia, la questione della faccia, che un capo come Tano Brigante non può permettersi di perdere, ne va del rispetto e nella sua professione il rispetto è tutto. Però la vicenda è ulteriormente complicata dall’altra pupilla degli occhi di don Tano. Salvo Spaventa, fratello maggiore di Luigino, è il suo killer professionista, uno bravo, uno che il mestiere lo fa per passione. Nell’esecuzione dell’ultimo ordine per don Tano, a Salvo è andata male e si è beccato l’ergastolo, ma da mafioso tutto di un pezzo non ha mai nemmeno pensato di pentirsi, per avere uno sconto di pena. Salvo si comporta da uomo d’onore e non dice una parola su don Tano. Almeno, fino a questo momento… Perché Salvo Spaventa vuole molto bene al fratello minore Luigino, e se avesse la certezza della sua morte per mano di don Tano Brigante, forse – pensa il commissario Martino – potrebbe anche rivedere la sua posizione e testimoniare contro il boss.

Quindi don Tano ha qualche problema a vendicarsi del suo ex contabile, perché corre il rischio di scatenarsi contro le ire del fratello Salvo, che potrebbe raccontare di quanta gente ha ammazzato per suo conto. Così il boss è costretto a mettere in giro la voce che Luigino si è ritirato dal giro e se ne è andato chissà dove, e nello stesso tempo di certo lo ha fatto fuori, insieme alla donna che stava con lui e che ha avuto la lingua troppo lunga. E anche disfarsi dei cadaveri non è un problema semplice per don Tano, che ha una fissazione. I morti lui li seppellisce dentro la terra. Sempre e comunque.

Il commissario vuole assolutamente trovare il cadavere di Luigino Spaventa, per dimostrare a Salvo che suo fratello è morto e che solo Tano Brigante aveva motivo di ucciderlo; per la prima volta ha in mano qualcosa che può servire ad arrestare il boss, e difficilmente gli capiterà una seconda occasione. Da tempo Martino sta cercando il modo di mettere in galera don Tano Brigante, che considera il peggiore dei delinquenti contro cui si sia mai trovato a combattere. La sua scalata ai vertici della famiglia è stata particolarmente sanguinosa, ma soprattutto non gli perdona l’uccisione di un giovane, Fausto Oliviero, che era caduto nel racket per problemi di droga e che il mafioso ha fatto uccidere proprio quando stava per entrare in una comunità di recupero. Non vuole vendicare solo Fausto, ma tutte le vittime di don Tano e tutte le persone che ha offeso, prevaricato, umiliato, costretto a chinarsi davanti a lui e dirgli “Sì, don Tano, è proprio come dite voi”, se volevano continuare a vivere.

Come sempre, il commissario non ha alcuna certezza di vincere, ma vuole continuare a lottare perché in questa benedetta minchia di nazione “i giorni, le sere, le notti fossero più pulite, più degne di essere vissute”. Per questi motivi, il giudice Marullo, amico di Martino, che sa bene con quanta passione e accanimento il commissario ne abbia fatto un caso personale tra lui e il boss, insiste: “Attento a non fare sbagli, Luigi!”. Ma Luigi Martino si butta a capofitto nelle indagini, e con i suoi fidi collaboratori – tra cui l’immancabile Di Blasi, che cita Shakespeare a ogni pie’ sospinto – e i potenti mezzi a disposizione della Polizia (una macchina fotografica presa a prestito, l’automobile di un cognato, un binocolo regalato per Natale, uno zoom comprato con gli sconti) si prepara alla madre di tutti gli appostamenti, per scovare questo benedetto cadavere.

FredastaireLa vicenda che si sviluppa è molto ben costruita e gioca sulla suspence ma anche sull’umanità dei personaggi, in particolare il sentimento confuso e mai confessato che il commissario comincia a provare per la sorella di Mara, la giovane compagna di Luigino uccisa con lui perché non sapeva tenere la bocca chiusa, capace di tradire non per cattiveria ma per insicurezza, perché tendeva sempre a cercare l’appoggio di persone potenti per sentirsi rassicurata sul suo avvenire.

La trama è perfettamente intrecciata e ricca di colpi di scena, sui quali tuttavia invoco la facoltà di tenere la bocca chiusa, se no cosa vi consiglio un giallo a fare? Vi posso dire però una cosa, anzi due. Alla fine di questa indagine, a Messina ci sarà il terremoto più grande dopo quello del 1908. E poi, la compagnia è buona, anzi, ottima. Il commissario Martino è un perfetto padrone di casa, vi chiede sempre: 

“Che musica volete sentire?”

“Che cosa volete bere?” 

e vi offre un Montgomery, anzi, due, da gustare piacevolmente in poltrona con il gatto Fredastaire sulle ginocchia.

Tuttavia anch’io, come il mio amico commissario Martino, sono rimasta con un interrogativo che mi assilla: che fine hanno fatto i Pitura Freska?

  

LA SCOMPARSA esce come ebook. Se andate al sito

www.la scomparsa.it

potrete leggere gratis i primi tre capitoli e poi, se volete, scaricare il libro in formato PDF o ePub oppure ordinare il libro cartaceo.

 

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4 Replies to “La scomparsa (Giovanni Merenda)”

  1. Ho letto i primi due libri di Merenda.Quelli editi da Sellerio.E mi sono piaciuti.Scrittura semplice , brevissimi inserti di un siculo ,gradevole perchè non ha tentato un linguaggio inesistente .Come il più famoso commissario creato da un altro fortunatissimo di origine terrona . So che il caro Giovanni, mi conceda questa licenza ,ha scritto molto altro che, però non è sempre facilissimo rintracciare . Ci sarebbe da imbastire un romanzo di mafia e editori. Da noi funziona così.Giovanni,concedimi ancora il ‘tu’ perchè non ci pensi,chissà quanti dei fatidici sassolini potresti tirar fuori.Dimenticavo,tempo fa ho visto i tuoi quadri e le foto .Belli,molto.Ma lo sapevi già.Un abbraccio Valerio

    1. Caro Valerio il tuo commento mi è piaciuto assai e veramente ci sarebbe tanto da dire magari davanti a un bicchiere di vino, ma di quello buono intendiamoci. Ma i sassolini ci sono e prima o dopo scriverò un articolo per tirarli fuori. Comunque ora che ho scoperto la libertà degli ebook molta roba nuova verrà fuori e man mano che i diritti torneranno a me ripubblicherò tutto. Se mi mandi la tua email, la mia è gio.merenda@alice.it ti segnalerò come trovare la “roba vecchia” e quella introvabile te la manderò come manoscritto.
      E tra gennaio e febbraio sarà in libreria un opera che ritengo la mia migliore. A presto.
      Giovanni

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