Può capitare nella vita di ritrovarsi “catapultati” in un universo parallelo o, meglio, differente rispetto a quello in cui solitamente si è abituati a navigare. E può anche capitare, alla fine del viaggio, di ritrovarsi con quel qualcosa in più che non appesantisce, ma arricchisce la propria valigia. Questa in sintesi la mia esperienza all’interno della grande famiglia del Festival Internazionale delle Arti di cui quest’anno ho avuto l’onore e il piacere di far parte.

Il Festival, giunto alla sua terza edizione, è nato nel 2012 da una “pazzia tra musicisti, amici di vecchia data”, riprendendo le parole del tenore leccese Salvatore Cordella, direttore artistico del festival. Insieme con lui, un altro artista salentino, il direttore d’orchestra Eliseo Castrignanò e il Maestro Peppe Vessicchio, che fin dal primo anno ha messo a disposizione la sua arte, la sua passione e la sua esperienza, sposando in toto la mission del festival: promuovere l’Arte in tutte le sue forme valorizzando le bellezze architettoniche del territorio salentino e le eccellenze locali sostenitrici del progetto.

Il ciak d’inizio è stato dato lo scorso 29 luglio con la tavola rotonda “Lo spazio suonante”, durante la quale Musica, Architettura, Medicina e Scienza hanno dialogato sul tema della “bio-armonia”: un’opera spirituale che investe i sistemi dal macro al micro-cosmo, di cui fanno parte i vegetali, gli animali e l’uomo, quale fusione tra materia ed energia. Questi elementi a livello cosmico vibrano in armonia col tutto traducendosi energeticamente come oscillazione cromatica o sonora. A ospitare la discussione, l’ex Convento delle Clarisse di Copertino (Lecce), i cui elementi baroccheggianti, che con un volo pindarico potrebbero richiamare il Caos che regna nel cosmo, quasi stridevano col tema affrontato.

Seconda serata: 31 luglio, Castello Angioino di Copertino (Lecce). Un edificio maestoso e pullulante di storia, il cui ingresso, solcato da un lungo tappeto rosso, dava accesso al grande atrio dove si è svolto “Night of dream – Gran Galà Lirico”, che ha celebrato le più belle pagine della lirica italiana e internazionale. È il tenore Cordella ad aprire l’evento con una magistrale interpretazione di Una furtiva lagrima, celebre aria tratta da “L’elisir d’amore” di Donizetti, che lo scorso gennaio, nei panni di Nemorino, gli ha tributato una standing ovation al Metropolitan Opera di New York, dove tra qualche mese si esibirà per il terzo anno consecutivo. Ad affiancarlo il soprano Giacinta Nicotra, il mezzosoprano Antonella Colaianni, e il bass baritono Cesidio Iacobone, tutti accompagnati dall’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari diretta dal Maestro Eliseo Castrignanò. Si continua con Mozart, Bizet, passando per Rossini, Bellini, Hoffenbach, Gounod e Verdi. È, infatti, il celebre brindisi de “La Traviata” (che ha visto il pubblico “libare” insieme agli artisti) a suggellare la fine di una serata che ha avuto un solo “neo”, una pioggia improvvisa a poco meno di mezz’ora dall’inizio dello spettacolo, forse una “benedizione” dal cielo.

Terza serata: 3 agosto, Castello Angioino di Copertino. Si cambia registro: opposizione sacro-profano. Sacro: prima mondiale assoluta dell’“Unione per l’anima”, integralmente scritta e curata dal Maestro Peppe Vessicchio. Una messa in sei lingue (sanscrito, greco antico, latino, arabo, inglese e francese) per celebrare l’Anima, come elemento unificatore che va oltre le costrizioni dogmatiche proprie delle religioni che, il più delle volte, tendono a dividere anziché unire. Un monito, forse, che induce a riflettere anche alla luce di ciò che sta accadendo ora in Medio Oriente. Profano: “Parenti Latini”, ovvero compositori apparentemente diversi tra loro per forme compositive, ma imparentati tra loro da una comune matrice latina. Il postino di Bacalov, Les Filles de Cadix di Delibes, Amapola di Lacalle Garcia, I’ te vurria vasà di Russo-Di Capua, Allemande dalla sonata n. 5 per violoncello di J.S. Bach sono alcuni dei brani trascritti dal Maestro Vessicchio per il “Sesto Armonico Ensemble”, l’organo elettronico di Pino Perris, il saxofono soprano di Alessandro Tomei e la fisarmonica classica di Antonio Loderini, e interpretati dal tenore Cordella, dal soprano Giacinta Nicotra e dalla voce di Francesco Castiglia, accompagnati dal coro “Exsultate deo” di Napoli. La serata è stata ulteriormente arricchita dall’esibizione di Carolina Bubbico e da Federico Della Ducata e Donato Chiarello, attori della Compagnia Teatrale “Calandra” che hanno portato in scena un ulteriore conflitto, quello tra bene e male, nella pièce tratta dal loro “Dr Jekyll and Mr Hyde”. I giochi di luci dei visual artists Hermes Mangialardo, Piero Schirinzi e Andrea Raho hanno letteralmente trasformato l’atrio del castello, contribuendo ad arricchire un’atmosfera già resa magica da un meraviglioso cielo stellato d’agosto.

Quarta serata: 31 agosto, Piazza Raimondello Orsini di Galatina (Lecce). “Napoli”. Un tappeto rosso, puntellato da piccole candele all’interno di boule in vetro, conduce al centro della piazza dove, sulla sinistra, si erge maestosa la Basilica di Santa Caterina d’Alessandria, uno dei più insigni monumenti dell’arte romanica e gotica della Puglia e d’Italia. A delimitare il perimetro del palco, il rosso vivo di alcune piante di peperoncino, preludio di una serata briosa, resa tale dalla bravura del tenore Cordella, del soprano Giacinta Nicotra, delle voci napoletane di Emanuela Loffredo e Francesco Castiglia, e di Ettore Romano, accompagnati dal “Sesto Armonico Ensemble” diretto da Maurizio Pica, dal pianoforte di Pino Perris e dalle percussioni di Enzo Campagnoli.Gli artisti hanno ripercorso gli anni più luminosi della Canzone Napoletana, interpretando brani (arrangiati da Pica, Perris e Vessicchio) che vanno da Fenesta vascia a Lariulà, da A tazza ‘e cafè a Core ‘ngrato, da M’aggia curà a Marechiare, da ‘O sole mio a ‘O surdato ‘nnammurato.

Questa la terza edizione del Festival Internazionale delle Arti: una manifestazione lontana dal “tarantismo” dilagante e dalle varie forme di divertimento diventate ormai l’unico marchio di fabbrica di quel brandello di Puglia chiamato Salento. Una collaborazione tra Artisti che, al di là dei successi a livello nazionale e internazionale, vivono di e per la musica riuscendo, attraverso performance di altissimo livello, a trasmettere questa loro passione al pubblico e a catturarlo in virtù di quella funzione catartica propria della musica.

 

 

http://www.internationalartsfestival.it/index.htm

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.