Il maestro Ennio Morricone entra con passo sicuro tra oltre cento orchestrali e ottanta coristi che lo attendono trepidanti sul palco all’aperto del Teatro di Verdura, per un evento organizzato dall’Orchestra Sinfonica Siciliana. Ha accettato di esibirsi a Palermo, nonostante l’impegno ravvicinato con l’altro grande concerto, in programma all’Arena di Verona l’11 settembre e del quale questo rappresenta – di fatto – una sorta di anteprima.

Morricone è preceduto, oltre che dalla sua grandissima fama internazionale, dalla recente assegnazione a Stoccolma del prestigioso premio Polar, il riconoscimento considerato come il Nobel della musica, consegnatogli dal re Carlo XVI Gustavo di Svezia.

Poche parole e la musica inizia, perché il grande maestro preferisce far parlare le sue opere, piuttosto che parlare di sé. Parafrasando qualcuno, si potrebbe dire che il compositore Morricone vive fuori dallo spazio e dal tempo, non segue la moda e rincorre soltanto la sua vocazione interiore. Ma il concerto dura poco e deve essere interrotto a causa di una pioggia insistente, che mette in pericolo i preziosi strumenti musicali degli orchestrali.

Morricone potrebbe desistere subito, ma ci riprova mezz’ora dopo per non deludere gli spettatori speranzosi. Al secondo break, il maestro decide di spostare l’appuntamento al giorno successivo all’improrogabile impegno dell’11 settembre.

Così Morricone ritorna. Poteva non farlo adducendo mille ragioni, ma torna raddoppiando l’onore. Torna sul palco del Teatro Politeama, stavolta al chiuso e, col passo e l’entusiasmo di un ragazzino ultraottantenne, si dirige rapido al suo podio di direttore. La musica riparte e si inizia con una delle più belle colonne sonore in assoluto: Gli intoccabili, suonata in modo deciso ma sobrio.

Il maestro tiene gli occhi sullo spartito sulla cui copertina è impresso il suo nome, come se non volesse perdere anche una soltanto di quelle sue preziosissime note. E gli intoccabili siamo noi, gli eroi senza nome che tutti i giorni si ritrovano a combattere nelle giungle metropolitane, contro i torti e le ingiustizie che vogliono opprimere i deboli.

Segue la dolcissima melodia di C’era una volta in America e la mente ritorna al ballo tra Noodles e Deborah nella sala del ristorante di Long Island deserto, per la celebrazione di un amore che aveva atteso tutta la vita, ma che sarebbe rimasto incompiuto. Chissà a quale amore, ognuno di quei cinquecento cuori che ascoltavano, aveva dovuto rinunciare e a che prezzo?

E ancora, La leggenda del pianista sull’oceano. Il maestro Morricone sembra raccogliere le energie dei suoi orchestrali e, mentre i violini montano in crescendo e tutto si anima, i fiati fanno il loro ingresso solenne. Ci sono uomini, situazioni e scelte che non cambieranno mai, costi quel che costi.

Si vira su H 2S, la più atipica. E colpisce vedere con quale cura e precisione, il tessitore di quelle indimenticabili trame,  dedichi ogni risorsa e attenzione all’amore più grande della sua vita, perché visse d’arte e quello è il suo amore.

Si riprende vigore con Il clan dei siciliani e la sua inconfondibile chitarra elettrica: un vezzo, questo, delle composizioni di Morricone. Per lui – amante degli intrecci misteriosi e complicati tra i suoni dell’oboe, dei violini, delle campane con quelli delle incudini e dei martelli – le sirene della polizia marsigliese furono fonte d’ispirazione per la composizione e l’arrangiamento del brano Se telefonando di Mina. «La musica è un’arte astratta che vive della combinazione di suoni che non si sentono nella vita comune», ha dichiarato il maestro.

E poi, la raffinata Metti una sera a cena, Come Maddalena e la bellissima suite Sergio Leone, composta da Il buono il brutto il cattivo, C’era una volta il West, Giù la testa e L’estasi dell’oro, con le incredibili performances del soprano Susanna Rigacci. Una cavalcata senza sosta, con impennate e virtuosismi impensabili per il genere western, sino all’arrivo dell’accoppiata Leone – Morricone.

La seconda parte del concerto è dedicata al Cinema dell’impegno con La battaglia di Algeri, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Sostiene Pereira, La classe operaia va in paradiso e Vittime di guerra. Poi il ciclo Mauro Bolognini con Per le antiche scale e L’eredità Ferramonti.

A quel punto, il pubblico è pronto per il grande salto. I cuori sono già sopraffatti e lui, implacabile, termina mescolando le note della terra a quelle del rumore delle acque in cascata, alle grida di gioia dei bambini e al canto degli uccelli del cielo. O almeno questo è quello che è sembrato di sentire. Ma forse è soltanto un ciclo di musiche – quelle finali – con Mission, forse la più ispirata colonna sonora di Ennio Morricone: Gabriel’s oboe, Falls, Come in cielo così in terra.

E davvero la terra sembra confondersi con il cielo. Quelle musiche, talvolta dedicate a film di guerra e violenza, adesso trasformate in un inno alla pace, carezzano le anime dei presenti e le consolano dagli orrori del mondo.

Negli ultimi anni Morricone ha spesso eseguito le sue musiche nella giornata dell’11 settembre, dedicando idealmente i suoi concerti alle vittime di tutte le stragi contro l’umanità.

E’ poca roba, si dirà. Ma è qualcosa, anche semplicemente un modo ingenuo e delicato per sublimare il male, anteponendogli il bello, opponendolo e contrastandolo in un giardino odoroso o in un antico teatro, in una piazza gremita o in uno stadio stracolmo, sotto la pioggia insistente o tra gli applausi scroscianti, a Milano come a New York, unendo idealmente popoli, culture e religioni sotto un unico tetto, fatto di un cielo di note.

 

Si ringrazia per l’editing M. Laura Villani

 

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Clicca sui titoli per ascoltare i brani del concerto:

Gli intoccabili

C’era una volta in America

La leggenda del pianista sull’oceano

H 2S

Il clan dei siciliani

Metti una sera a cena

Come Maddalena

Il buono il brutto il cattivo

C’era una volta il West

Giù la testa

L’estasi dell’oro

La battaglia di Algeri

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

La classe operaia va in paradiso

Per le antiche scale

Gabriel’s oboe, Falls, Come in cielo così in terra

Il bis

Il tris



Tinos Andronicus

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Massimo P.
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8 thoughts on “E per tetto un cielo di note

  1. Anche a me è piaciuta molto la tua recensione, Tinos.
    Rende merito, come se ce ne fosse bisogno, ad un artista che adoro. Un uomo che con la magia della musica regala emozioni, esprime pensieri e stati d’animo con un effetto talmente sbalorditivo da farti stare in religioso silenzio, spaziando e fluttuando insieme alle sue note…Quando la musica vale molto più delle parole!

  2. L’amore è come un diamante dalle mille sfaccettature.L’amore di questo grande maestro per la musica è senza fine e arricchisce chi lo ama perchè con le sue note arriva fino all’anima.E tu,che scrivi di lui con tanta passione,sei ricco dentro.

  3. Grazie Carla.
    Ciò che i nostri genitori ci dicono con amore si riveste del carattere della sacralità. E io lo voglio credere.
    In questo senso, le vittime delle stragi, possono rivivere anche attraverso una breve commemorazione, un pensiero e, perché no, una musica.

  4. Bellissimo pezzo. Si sente quanto ami la musica!
    Mio papà diceva sempre che chi ama la musica vive due volte.
    E aveva ragione.

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