Un brivido corre lungo la schiena quando, dopo circa quarant’anni, le note di Once Upon a Time in the West si liberano per prendere aria e respirare, come un rosso d’annata che invecchiando aumenta d’importanza.

Le immagini si confondono e i ricordi si sovrappongono. Ombre rarefatte escono come fantasmi dalla polvere di un esplosione o dal calore che si alza dalla terra del deserto bruciata dal sole. Antichi pistoleri, uomini d’onore, sporchi e selvaggi, fanno scintillare gli speroni e le canne dei loro fucili. Il suono di un’armonica lega la vita e la morte di due uomini che, per regolare i loro conti in sospeso, non hanno bisogno di spendere neanche una parola, come una lunga colonna sonora lega e unisce immagini sospese nel tempo e nella memoria.

Anni diversi, film diversi. Anche se nella vita di tutti i giorni la colonna sonora non esiste, per coloro che hanno amato il cinema di Sergio Leone, di Giuseppe Tornatore, di città violente, di istruttorie chiuse, di indagini su insospettabili cittadini, di rivoluzioni, battaglie e companeros, la musica l’ha scritta diretta e incisa direttamente nell’anima, il grande Ennio Morricone.

Schivo e sobrio, Morricone si è imposto con la magniloquenza delle sue opere. Ha preferito comporre per le immagini, ingigantendo gli eroi, sottolineando i chiari di luna, portandoci nei sudici saloon, a cavallo di un asino, in treni che sbuffano tra la polvere del nuovo West – quello che c’era una volta – piuttosto che stare sotto la luce dei riflettori. E’ riuscito a non essere divo nel mondo che celebra i divi.

E noi gliene siamo grati, perché le sue opere sono state maggiori, perché ci ha dato di più, perché ai film si sono sommate le sue musiche e perché le musiche sono tanto belle che hanno preso una loro vita autonoma, diventando oggi il leitmotiv di un unico grande ricordo dei nostri film, della nostra vita, dei nostri sogni e delle nostre emozioni.

I tasti di un pianoforte sono 88 e su questo nessuno può fregarci. Non sono infiniti loro. E’ la musica di Ennio Morricone che è infinita. Troppo grande per essere contenuta in un pugno di note.

 

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Tinos Andronicus

Tinos Andronicus

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Massimo P.
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One thought on “Per un pugno di note

  1. Cambiano i tempi,gli scenari,le trame dei films di grandi registi come Sergio Leone e Giuseppe Tornatore,ma la Sua musica ha accompagnato grandi kolossal del cinema,li ha arricchiti e resi indimenticabili.Pochi sanno far vibrare le corde dell'animo,come il grande maestro Morricone.
    Chi ama la sua musica,non può che essergli grato per questo regalo!

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