– racconto e illustrazioni di Mauro Cristofani –

Odore di pesca della tua pelle luccichìo di rame lucidato dei tuoi capelli malinconìa dello sguardo sfuggente e pensoso occhi di vela e di vento bocca socchiusa oasi invitante e paura vita calda e annientamento…Quali strade del mondo stai camminando chi ti rende più lieve la fatica, che cerchi che già non sai?

Io sono un fiore tu la mia ape vagabonda, mille ritorni segnano il tempo sull’orologio che ha perso le lancette.

Se attraverso persiane dischiuse vedrai una luce potrai bussare alla porta di quella casa perché là io sarò, dove un tramonto di sole s’annega nel mare intrecciando ombre e colori sulla spiaggia deserta tu mi troverai.

Gironzolavi in città d’avventure e di conquiste, una corte cialtrona ti seguiva. Spiccava la tua bellezza l’innata eleganza, io ero già curvo sotto il giogo d’illusioni tradite. Mi guardasti trionfante e un guizzo crudele mi trafisse. Spumeggiò fra i tuoi denti il balenìo d’un sorriso, avevi già vinto.

Morbidità dei gesti, rifugio. Musica vino vampate di calore resistenze che si sciolgono, abbandoni infiniti…

Racconti leggende del tuo passato e le parole sono pietre multiformi e multicolori che si perdono nell’aria s’infrangono sul mio viso come una carezza s’impigliano fra le tue mani che danzano. Altre cadono ai tuoi piedi, mi chino le raccolgo e con esse compongo l’affascinante mosaico.

Tremore di sguardi assetati. Sbrigliare i desideri come i sogni (nella mano freme una carezza), ci sfiora bruno cobalto. Alitare misteri spezzati…Su fili invisibili restiamo sospesi, laggiù è un’assurda girandola. Notte diglielo tu, mi sono affogate alla gola parole dolcissime nei suoi occhi ho perduto milioni di stelle!

Il cuore accelera i battiti palpita l’anima anelante ogni cellula è tesa. Stasera sarà domani il mio rimpianto, la mia nostalgìa.

Penetrare il mistero del tuo sguardo (le mie labbra mordono baci dolcissimi). Secoli e secoli e secoli non basterebbero a dire i tuoi occhi nei miei, non basterebbero secoli.

Stillicidio pazzesco d’inutili emozioni furti di rapidi baci, i duellanti carezzano prima di colpire.

Se tu fossi neve vorrei scioglierti fra le mie braccia e berrei quell’acqua come un assetato se tu fossi sole mi lascerei bruciare a poco a poco fino a divenire cenere se io fossi cenere vorrei che tu la calpestassi per godere d’una tua carezza!

…Suoni astratti come musica elettronica escono dalle nostre labbra come bolle di sapone, due sciocchi bambini tentano di possederle ma sanno che il gioco è impossibile.

La lampada illumina i ridicoli voli d’una falena ballerina, si dibattono incerte le ali invano cercando armonìe di movenze su ondate sublimi. E continua a girare a girare nella luce abbagliante, prima di cadere sfinita dal miraggio stupendo.

Una lama crudele ci separa con un taglio netto. Sfinito, rimango sull’abisso a guardarmi precipitare.

Sferragliare del treno che inghiotte trattenuti respiri, l’immobilità d’un istante frantuma segrete emozioni maldestramente nascoste. Speranza di ritrovarsi, o soltanto un addio.

Mi sorprendo a cercare ricordi di musiche e strade, rincorro nell’aria parole sospese, impalpabili e così vive, m’inebrio di sospiri. Vivo nell’ombra cercando la luce, ma un corpo d’astratto non mi disseta.

Sei qui accanto a me dici le stesse parole anche il tuo riso è quello di sempre i tuoi occhi mi guardano col solito sguardo sfuggente mutevole come un cielo di marzo siedi con dignità come un idolo a cui tutto è dovuto le tue mani (incredibili mani) ricamano nell’aria morbide linee fantasiose (le tue mani che danzano) tu sei proprio tu lo stesso profumo e il solito foulard del nostro primo incontro, sei qui quasi ti sfioro… Ma non ti ritrovo in me mi scavo nelle viscere ma non trovo la tua immagine, solo un bàratro in cui precipita la mia nostalgìa.

 

Si ringrazia Micaela Lazzari per l’editing

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