Apocalypse CatFa un caldo apocalittico”. Sdraiati sul selciato della piazza, all’ombra dei tigli, i gatti di Piazza delle Erbe cercano di sopravvivere all’afa di agosto, che qualche buontempone ha battezzato pescando a piene mani dalla mitologia classica. Per la gioia del professor Scipione, naturalmente, che ci ha dato il colpo di grazia con la storia di Caronte, Cerbero, Minosse e compagnia infernale varia. Tra il caldo torrido e le conferenze colte di quel vecchio gatto suonato, ci manca solo l’Ultimo Anticiclone, il “Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”; parola di Merlino, il vostro Gatto Samurai, il Guerriero Errante Senza Macchia e Senza Paura, e senza più niente da bere. Kaminski, Lebowski e Lucrezia si sono fatti fuori tutte le scorte di birra gelata e albana frizzante, la Coca Cola è riservata ai cuccioli e per rubare qualche altra provvista ci tocca aspettare la notte, quando quel deficiente che “non vuole i comunisti nel suo bar” chiude la saracinesca e ci rifornisce a sua insaputa, senza avere ancora capito coma fanno le bottiglie a sparire tanto in fretta.

Il Circolo culturale dell’edicola è spiaggiato sulle panchine e contempla stupefatto le locandine dei giornali locali, nelle cui sedi si è rotto di sicuro l’impianto dell’aria condizionata. Solo così si possono spiegare gli ultimi titoloni, il blitz della Finanza alla sagra della seppia, le processioni per far piovere, il ladro filmato all’agenzia di pompe funebri… Il caldo dà alla testa, specialmente ai giornalisti. Gli anziani invece fanno la fila per andare a misurarsi la pressione in farmacia e godere di un po’ di aria condizionata, e le nostre farmaciste, le fatine della Piazza, hanno preparato un Angolo Nonno, con sedie, tavolini e mazzi di carte. Noi ci teniamo ai nostri vecchietti, cosa vi credete? Se no, il professor Scipione lo avremmo fatto fuori da un bel pezzo. E il falegname? Devastato. Da qualche giorno si stravacca su uno sdraino all’ombra e contempla i suoi mobili come se sperasse di aggiustarli col pensiero. Insomma, qui tocca a me. Sono o non sono Merlino? Urge che mi inventi qualcosa, e a chi posso chiedere aiuto se non al mio buon amico Desdemolo, il fantasma del Palazzo dei Veleni?

fantasma al telefonoLo vado a cercare nelle sue vaste, freschissime e buie cantine, dove si rifugia anche se, come fantasma, non può sentire il caldo. Però dice che se lo ricorda ancora… Benedetto spettro, non finirà mai di stupirmi. Lo trovo col cellulare in mano, mentre sfoglia un librone che sembra la saga completa di Harry Potter col Signore degli Anelli in appendice. Mi sono abituato a non fare domande al mio amico, ma la mia faccia deve essere talmente a forma di punto interrogativo che lui si sente in dovere di fornirmi una spiegazione. Il volume è un gigantesco elenco, la “Guida Galattica per Telefonare Ovunque, Anche Al Ristorante Al Termine dell’Universo”, con la sezione “Pagine Nane Gialle” e la pubblicità dei locali di lap dance per Camionisti Stellari. Pare che glielo abbia lasciato un ragazzino, un certo E.T., che dopo trent’anni è riuscito a chiamare casa e a farsi venire a prendere dai genitori.

Non sapevo che Desdemolo parlasse anche lo spagnolo, ma ci sono tante cose che non so di quel ragazzo che sta per compiere i novecento anni. Sta telefonando a un suo amico messicano che abita in un posto chiamato Palenque, famoso per le rovine Maya. Mi sembra di capire che stanno organizzando un congresso, o qualcosa di simile. A quanto pare, i fantasmi di Palenque, Tikal, Chichén Itzá e altre cittadine turistiche hanno deciso di venire a passare il Natale da noi; sembra che il mio amico li aspetti per il 21 dicembre. Non voglio nemmeno sapere per quale motivo un plotone di fantasmi millenari, che ha la fortuna di vivere ai Tropici, vuole passare il Natale del 2012 in Romagna; mi verrebbe da dire che si sono stancati degli allegri capodanni ai Caraibi e ritengono più spettrale la riviera romagnola in pieno inverno, e sto cercando di inserirmi a gesti nella conversazione per dire di portare la tequila, ma Desdemolo interrompe la telefonata e mi fa l’onore di concedermi le sue spiegazioni.

el astronauta de PalenqueVengo così a sapere che per quegli allegri ragazzi della sponda occidentale, il 21 dicembre 2012 è una ricorrenza tutta particolare. Ci sarà la Fine del Mondo. Oppure un altro cataclisma a scelta, dicono che ancora ci devono pensare, in ogni caso una trasformazione radicale, una devastazione totale, una sciagura disastrosa… E proprio a Forlì, mi chiedo? Non possono andare a fare un’Apocalisse da qualche altra parte? Che so, magari a Kabul, che è più attrezzata? Desdemolo, come sempre, mi dà dell’ignorante. Dice che i suoi amici, per l’appunto, non hanno ancora deciso come celebrare questa ricorrenza, che corrisponde a un periodo particolare dalla data della creazione del mondo: stanno consultando il Popol Vuh, il loro testo sacro, per capire cosa prevede il cerimoniale, ma hanno le idee confuse e mandano delegazioni in tutto il mondo per farsi venire una bella pensata. Una rappresentanza, per l’appunto, è in arrivo anche a Forlì. Alla fine della missione, tutti gli esploratori Maya si ritroveranno a congresso e voteranno l’idea migliore per celebrare degnamente la ricorrenza del 21 dicembre 2012. E con questo, Desdemolo mi intima di scordarmi il Natale a cui sono abituato; quest’anno sarà difficile che il sindaco venga messo in croce, come al solito, dai cittadini a cui non piacciono le decorazioni natalizie. Ci penseranno i Maya a decorarci a puntino.

Va bene, gli dico, facciano come vogliono purché ci si ricordi dei cuccioli, che a mezzanotte vogliono i regalini sotto l’albero. Desdemolo mi guarda con la solita faccia da compatimento e mi chiede di aiutarlo nei preparativi per l’accoglienza: l’astronave Maya è attesa per domani notte. Vorrei sapere dove atterrerà, adesso che l’aeroporto ha chiuso, ma il simpatico fantasma mi zittisce con un lamento spettrale. Mi si drizzano sempre i peli sulla schiena quando fa così, e preferisco andare a occuparmi delle riserve alcoliche.

 

Due giorni dopo

copricapo MayaQuando Desdemolo mi ha parlato di delegazione Maya, sinceramente mi aspettavo qualcosa di più sobrio. Questi sono arrivati in pompa magna, con dei cappelli piumati e delle decorazioni di perline che nemmeno una Drag Queen, e Piazza delle Erbe sembra la sede del più gigantesco Gay Pride della storia. Per fortuna che di giorno stanno nascosti nei sotterranei della Prefettura, e di notte gli umani fanno fatica a vederli. Però li sentono, oh se li sentono, purtroppo… Peggio dei suonatori di bongo ai giardinetti, questi smartellano sui tamburi per tutta la notte e col caldo, e le finestre aperte, è tutto un telefonare in Questura, un carosello di Volanti che cercano gli spiritosi e non li trovano, un assembramento di cittadini in canottiera che non riescono a dormire e ne approfittano per portare le sedie in piazza e prendere il fresco. Si evocano cocomeri, fiaschi di vino, fusti di birra, mazzi di carte, e l’allegra confusione sembra infondere vita ai nostri amici arrivati dall’Ovest, che infuriano sulle percussioni con ancora maggiore entusiasmo e attaccano anche un sottofondo di flauti. Insomma, un manicomio. Ma l’Apocalisse non doveva arrivare il 21 dicembre?

astronauta MayaQuando arriva l’alba cala finalmente il silenzio. Gli spettri non amano la luce del sole e si ritirano nei sotterranei, dove stilano la loro proposta di “Apocalisse a Forlì”. Dicono che qui è meglio del Carnevale di New Orleans, abbiamo un’infinita varietà di alcolici, tutte le droghe conosciute e pure qualcuna nuova, legioni di travestiti brasiliani e troione russe, e vogliono proporre la nostra cittadina come epicentro della più grande Apocalisse che la storia ricordi. Ci mancavano solo questi. La Romagna non era già abbastanza piena di matti, dobbiamo anche importarne… E qui mi viene l’idea. Chiedo di conferire con il capo della delegazione Maya e lo convinco a non prendere una decisione affrettata, non può giudicare una città solo da una piazza di festaioli notturni propensi ad alzare il gomito. Devono studiarla anche di giorno, almeno nei suoi luoghi più significativi. Desdemolo rimane un po’ perplesso quando li invito a visitare un palazzo storico che riassume in sé tutte le caratteristiche della nostra cittadina, ma appena nomino il Palazzo dei Veleni, capisce. Non è stupido, quel fantasma.

corridoi palazzaccioAssicuro il capo della delegazione che in quelle tetre stanze i raggi del sole non li disturberanno, ma per prudenza li convinco a lasciare i cappelli piumati e indossare comodi berrettini con visiera e occhiali da sole. E soprattutto, a non prendere su i tamburi. Occorre essere molto silenziosi, insisto, per sorprendere gli indigeni nelle loro attività quotidiane. Mi metto in testa alla processione e attraverso le fognature conduco i nostri ospiti in quel luogo di pianto e stridor di denti. Fa caldo, ma anche loro, che sono spettri, quando entrano tra quelle grigie e lugubri mura provano un brivido di freddo. Attraversiamo una serie di corridoi semideserti, sui quali si affacciano porte di stanzette anguste in cui impiegati dalla faccia afflitta sono sommersi da pile di cartacce polverose. Siamo al piano più basso, quello degli anziani, dei disfattisti, dei non flessibili, di quelli che non pensano positivo, la massa di manovra che non si sa ancora come smaltire. Ogni tanto suona un telefono interno e una delle pallide creature viene convocata dal kapò locale per essere umiliata e sbeffeggiata. Poi arriviamo all’ammezzato, dove le larve si radunano vicino a quella strana macchina in cui si mettono i soldini ed esce un bicchierino di catrame liquido che loro chiamano caffè. Non ho ancora capito dove sta il barista ma mi piacerebbe tanto chiuderci dentro, per punizione, quello stronzetto della piazza che non vuole i comunisti nel suo bar. Mentre bevono quella roba marroncina, donnone grassissime, con le gambe a tronco, piene di vene varicose, in equilibrio sui tacchi a spillo come orsi al circo, fanno le smorfiose con gli ometti con pancetta e parrucchino, e pugnalano alle spalle quelli che tornano al proprio cubicolo, dopo averli schifosamente ossequiati proprio cinque minuti prima.

calendario MayaLa delegazione Maya è perplessa, perché l’atmosfera non è esattamente quella della piazza di notte. No, proprio no. Ma non mi basta. Li faccio salire ai piani alti, dove gli uffici sono più grandi, le impiegate più magre e più giovani, e altri ometti con pancetta e parrucchino ricevono giovani stagiste con tette grandi e gonne cortissime e le fanno accomodare sui divani in finta pelle. Quando arriviamo al corridoio, largo come un’autostrada, che porta alla Stanza 101, la sala riunioni dei dirigenti, la delegazione si imbatte in una doppia fila di armature ornamentali e tutti scappano strillando come topi impazziti. Le hanno scambiate per conquistadores spagnoli. Io e Desdemolo ci abbiamo messo tutto il giorno a radunare quei ragazzi nei sotterranei e a convincerli che dentro alla ferraglia non c’è nessuno. Appena ripresi, i delegati si sono affrettati a raccogliere copricapi, piume, perline e masserizie varie, e a salutarci con una certa premura. Sono stati molto gentili, ci hanno anche ringraziato e assicurato che la missione è stata proficua, ha dato loro molte idee su come organizzare un’Apocalisse memorabile, però è già deciso che non verrà celebrata a Forlì. Non hanno neppure voluto aspettare la notte per fare un’altra parata alcolica in piazza, ma hanno buttato le valigie alla rinfusa nel portabagagli dell’astronave e  sono partiti con una gran sgommata.

Oh ragazzi, io gliel’ho messa tutta… Forse al congresso finale la nostra delegazione riferirà che in certi posti la fine del mondo sarebbe un gesto di pietà. Forse copieranno il Palazzo dei Veleni come degno epilogo per un’umanità che ha distrutto il proprio pianeta. O forse lasceranno il mondo come sta e andranno a divertirsi in quel Ristorante al Termine dell’Universo, dove si dice che si mangi benissimo e si beva ancor meglio. Lo sapremo il 21 dicembre. Buon Natale…

 

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