grecia defaultMi muovo solo di notte, la luce del giorno è troppo pericolosa. I branchi di randagi mangiano qualunque cosa respiri, sempre che se ne trovi ancora. I primi furono i piccioni, quei grassi volatili da piazza che un tempo i pensionati ingozzavano di granturco e pane secco, e che poi vennero catturati e messi in pentola proprio da quegli stessi pensionati, che non avevano più da mangiare né granturco né pane secco. Lo stesso destino è toccato ai conigli del parco, alle anatre e alle oche del laghetto, perfino ai cigni. Anche le nutrie sono finite in pentola, e pensare che c’erano stati anni, nel passato, in cui si litigava su come sfoltire la loro incontrollata progenie. La guerra che era scoppiata poco dopo aveva risolto il problema.

baraccopoliUna volta che al parco era rimasta da mangiare solo l’erba dei fossi, si scatenò la caccia al gatto. Gli esemplari liberi in città erano finiti da tempo, e si notava una strana correlazione con l’incremento della popolazione cinese. Beh, pensò qualcuno, se un miliardo di cinesi mangia i gatti da secoli, possiamo farlo anche noi italiani. In fondo, si dissero, loro sono una potenza economica, mentre noi abbiamo le pezze al culo. E il ragionamento si estese in fretta anche ai cani. Prima si svuotarono i canili e i gattili, e i volontari che li accudivano erano sorpresi da quante persone volessero adottare una bestiola in un periodo di crisi così nera, ma quando nei rifugi rimasero solo gli animali più vecchi e ammalati, capirono. Nel frattempo anche molti volontari avevano perso la casa e pensarono di rifugiarsi nei box un tempo destinati agli animali, ma non furono i soli. Scoppiò un’aspra contesa fra bande, e loro la persero. I nomadi storici, zingari e profughi da altri paesi in guerra, erano più forti e organizzati, e meno schizzinosi. Non si facevano problemi a mangiare anche i cani e i gatti più malridotti, e avevano armi adatte per difendere i territori conquistati.

riotsPresto, però, anche i nomadi si dovettero scontrare con un gruppo più feroce e meglio armato, i detenuti scappati dalle carceri. Ai secondini, come a tutti i dipendenti dello Stato, avevano dimezzato lo stipendio e raddoppiato le ore di lavoro, e molti accettavano qualche soldo dai carcerati più ricchi in cambio di una sorveglianza un po’ “distratta”. In poco tempo nelle prigioni ci abitarono solo le guardie carcerarie con le loro famiglie, perché anche loro, come la maggior parte della popolazione, avevano perso la casa. Era un male molto diffuso; tra stipendi dimezzati e lavori svaniti, perché le attività chiudevano o venivano spostate in Asia o nei paesi dell’est, nessuno riusciva più a pagare il mutuo o l’affitto, e nemmeno le tasse sulla casa per chi alla fine del mutuo c’era arrivato e si credeva al sicuro. A quel punto, però, sarebbe stato necessario un grandioso intervento di forza pubblica per sgombrare le case degli insolventi, e i poliziotti non erano più adatti a questo compito. Anche loro si trovavano tra quelli che non potevano più pagare, e non si poteva sperare che si sfrattassero da soli.

campi di concentramentoIl governo copiò l’idea dall’Ungheria. Là il partito nazista, appena preso il potere, aveva introdotto il sequestro dei cittadini che perdevano la casa, il lavoro o entrambi, e la loro detenzione in campi dove venivano impiegati per lavori socialmente utili. Bastava pagare decentemente una milizia privata, ben addestrata, composta da militari che avevano esperienza di “missioni di pace”, e si risolveva il problema di liberare interi quartieri da quella massa di parassiti socialmente inutili che erano i vecchi, i disoccupati, gli ammalati, gli invalidi. Ispirandosi al programma tedesco Aktion T4, i superflui, le vite indegne di essere vissute, vennero messi al servizio della piccola parte della popolazione che aveva vinto la guerra. Quelli che non risultavano adatti – ed erano tanti, troppi, gli scansafatiche reticenti a sedici ore di lavoro in cambio di mezza patata e una scodella di acqua sporca – venivano gasati negli inceneritori e sostituiti coi profughi che, nonostante tutto, continuavano a sbarcare dai paesi in cui c’era un altro tipo di guerra.

riotsGià, nella nostra nazione devastata cercavano ancora rifugio quelli che scappavano dai bombardamenti e dalle pulizie etniche condotte con i vecchi metodi, tradizionali e antiquati. Invece da noi si era messa in atto la guerra perfetta, quella che distrugge gli esseri umani e lascia intatte le proprietà. Da anni gli scienziati si rompevano la testa per inventare una bomba che eliminasse solo le persone, ma non avevano concluso nulla di utile. L’obiettivo fu centrato dagli economisti. Nella strenua difesa degli interessi di una decina di enormi corporation mondiali, le banche d’affari che le rappresentavano misero a punto l’Arma di Fine di Mondo.

parata nazistaSulla Terra c’erano ormai sei miliardi di persone, che inquinavano il pianeta e lo rendevano sporco, instabile e pericoloso. Le classi dominanti dei paesi che tenevano in qualche modo un coltello dalla parte del manico si erano stancate di sobbarcarsi tanta zavorra. Nelle nazioni più avanzate, come la Cina e la Russia, in cui non si era caduti nell’esperimento pericoloso della democrazia,  tutto era in ordine: l’élite comandava e gli altri stavano al loro posto, quello degli schiavi. Negli Stati Uniti, e ancor peggio in Europa, qualche decennio di devianza aveva messo in testa alla gente idee perniciose, come l’uguaglianza e lo stato sociale. Era ora di smetterla. Gli economisti delle migliori università studiarono La Crisi, l’arma perfetta per rimettere gli schiavi al loro posto. In pochi anni gli indecorosi privilegi che costoro chiamavano diritti sparirono, i più deboli nella massa si estinsero da soli e i più forti furono selezionati come fedeli servitori di quella élite che rappresentava non più dell’un per cento della popolazione, e che aveva bisogno di un numero limitato di famigli, da mantenere in servizio finché ce n’era l’utilità. Non sapeva che farsene degli altri.

poveri caritasLe ricette liberiste dell’economia centrarono il bersaglio. La famigerata classe media, che era stata al centro delle funeste politiche degli anni dopo l’Ultima Guerra Mondiale, scomparve, insieme alle sue utopie di salute pubblica, istruzione per tutti, diritti civili e altre stronzate. La maggior parte di loro andò a ingrossare le file dei poveri, che divennero talmente miseri da combattere tra loro per la sopravvivenza e sterminarsi a vicenda. I migliori, i più forti, opportunisti e figli di puttana, andarono a formare i gruppi di collaboratori di cui l’élite aveva bisogno per le necessità quotidiane. Mica penserete che una signora che vive ai Parioli si prepari i pasti da sola, vero? Ecco, ci siamo capiti. Anche l’inquinamento del pianeta diminuì drasticamente, perché non era necessario produrre tutta quella massa di cose da poco che la classe media un tempo consumava. Pochi schiavi, ben scelti, sostenevano i consumi di lusso, e i “non adatti” alimentavano gli inceneritori. Finalmente il mondo era in pace, l’aria pulita, il cielo terso, il mare azzurro.

seggi elettoraliL’umanità aveva salvato la Terra e aveva ripulito sé stessa da costosi e inutili fardelli come, per esempio, le elezioni. Per mezzo secolo, nei paesi cosiddetti democratici, periodicamente si celebrava una farsa costosa e grottesca: tutti i cittadini maggiorenni, e dico tutti, anche le donne, i vecchi, i malati, i poveri, i disoccupati, erano chiamati a eleggere un loro candidato tra due schieramenti perfettamente identici, i cui rappresentanti erano già formati e nominati dall’élite. E ci litigavano pure, su questa commedia… Finalmente si prese esempio dalle città stato dell’Asia, come Hong Kong e Singapore, e si diede un taglio a una rappresentazione costosa, inutile, che sprecava il denaro dello Stato. Pensate al tempo e ai soldi che se ne andavano via per studiare leggi elettorali che tagliassero le ali estreme, sgradite all’élite, che pure si formavano perché qualche cittadino si montava la testa, o alle volte in cui le elezioni dovevano essere rifatte perché non avevano dato il risultato atteso. Adesso l’élite sceglie il suo Consiglio di Amministrazione, che vota un Amministratore Delegato, e basta con le commedie.

occhio del lupoAh, volete sapere chi sono? Facile, sono un lupo. La mia razza un tempo viveva nascosta nelle foreste e si cibava della poca selvaggina scampata allo sport della caccia a cui si dedicavano tutte quelle mezze calzette di pensionati e lavoratori in perenne vacanza nel week end. Con il calare della Crisi, abbiamo dovuto contendere il cibo agli abitanti dei paesini di montagna, che purtroppo, prima di morire di stenti, hanno sterminato anche i caprioli e i cinghiali, e a noi lupi è toccato di scendere sempre più a valle, finché non ci siamo stabiliti intorno alle città.

winterfallGli agglomerati degli umani ora somigliano a fortezze, che custodiscono le dimore dell’élite e i quartieri dei servi. Di notte i portoni d’accesso vengono sprangati e le campagne circostanti sono oscurate da un buio artificiale e impenetrabile per gli occhi dei randagi umani che sopravvivono ancora e si combattono a vicenda. I lupi sono una razza molto più forte, la nostra vista non è disturbata dal Buio Sintetico, e durante la notte usiamo le antiche gallerie delle fognature e delle metropolitane per entrare in città e nutrirci con gli avanzi dei Signori. Le delizie che si trovano nelle loro pattumiere… Non potete immaginare. E male che vada, se non ne troviamo a sufficienza, mangiamo qualche vagabondo.

child with wolvesAh, ecco, il segnale. Sono i miei fratelli che tornano con le loro prede. Corriamo veloci lungo le gallerie e portiamo il pasto al resto del branco che ci aspetta. Noi lasciamo che la mamma lo divida in parti uguali, così non litighiamo. Io sono un po’ diverso, non somiglio molto ai miei fratelli, ma nostra madre vuole che gli altri mi trattino alla pari anche se non ho la pelliccia e le mie unghie e i miei denti fanno pena. Però sono capace di camminare in posizione eretta, e soprattutto ho i pollici opponibili e so aprire le serrature. La mamma dice che io e i miei fratelli “ci compensiamo”. Lei mi vuole bene, mi ha trovato in un cassonetto quando aveva appena partorito la sua prima covata, e aveva le mammelle traboccanti di latte e il cuore ubriaco di amore materno. Non ha voluto mangiarmi e mi ha allattato con gli altri. So che all’inizio il branco discuteva se era il caso di sopprimermi, perché ero un disastro, ci ho messo due o tre anni a crescere e diventare autonomo, ma la mamma è stata irremovibile, per lei ero come gli altri cuccioli partoriti dal suo grembo. E anche in questo ha mostrato la sua saggezza perché, crescendo, questo cucciolo ha dimostrato di avere capacità che agli altri lupi mancano.

men and wolvesIo sono capace di entrare nelle Dimore dei Signori e rubare dalle loro dispense, so aprire porte e finestre, e da quando sono diventato adulto e ho imparato a cacciare, il branco non soffre mai la fame. Mamma tollera anche le mie stranezze, come quella di dormire avvolto in una coperta, e non mi interessa se gli altri mi danno del rammollito… Io non ho la pelliccia! Anche gli altri branchi hanno cresciuto piccoli Senza Pelo abbandonati, che “si completano” perfettamente con i lupi classici. Uno di loro mi ha insegnato a rubare le armi dei Vigilanti e a usarle, così il branco è più sicuro e protetto. Ogni tanto io e i Senza Pelo ci troviamo in una grande sala in fondo alle gallerie, parliamo tra noi in quel buffo linguaggio fatto di strani versi e di gesti che mi hanno insegnato, e studiamo piani per migliorare la nostra vita e quella dei nostri branchi. I più grandi parlano di “prendere il potere in città”. Mamma scuote la testa e dice che ci esaltiamo troppo con quelle idee strane, e anche i vecchi del branco disapprovano, ma i giovani come me non vedono l’ora di fare un’incursione e mordere la carne pingue dei Signori. Il Senza Pelo più adulto, che mi ha raccontato la storia del passato, dice che è nella nostra natura, è sempre stato così. “Homo homini lupus”.

 

 

 

 

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