– racconto e illustrazioni di Mauro Cristofani –

 

Specie di salottino stasera meno vuoto, zattera portami dove vuoi. Campanello, Anna entra e si toglie il cappotto.

-Senza di me stai meglio? Ti senti più fortunato?

Solita gragnola di domande sparate istericamente a raffica, sono troppo scazzato per rispondere e tu sei l’ultima persona che avrei voluto aver davanti, mandarti a quel paese non serve a niente sei una testona tremenda. Ma pur di vederti uscire da quella porta ti dirò qualsiasi fesseria poi ti farò promesse a cui solo una scema come te può credere, dacci dentro vigliaccone.

 

Ecco ora spengo la luce mi sdraio sul letto posso immaginarti accanto, sei già nel mio passato così posso pensarti finalmente con amore. Ma gechi striscianti sulle pareti e bocche spalancate nel buio mi ricordano che la pazzìa è lì sotto il letto, e guata…

 

Leo è tutto musica e canto.

-Hai ascoltato le cassette e sai che tipo di canzoni vorrei fare. Piccole storie con un principio e una fine, cose da portare in teatro.

Ci tieni al mio parere, io tengo a te. Vorrei parlarti di Anna ma vedo che il discorso t’infastidisce perché sotto sotto sei innamorato un po’ di me così lascio perdere, ho fatto già abbastanza danni.

-Di cantanti ce n’è una giungla, devi farti avanti come autore. Una volta conoscevo un sacco di gente che conta in quel campo lì ma ormai l’ho persa di vista.

-Ochèi volevo solo un tuo parere, c’hai gusto e di musica te ne intendi.

-M’è piaciuto il pezzo dedicato a Billie Holiday, il tuo mito. Per le altre canzoni siamo sul melodico con fusioni jazz e va bene però attenzione perché è roba poco commerciale, con questo genere i dischi non li vendi.

-La tento. E della mia voce che ne dici?

-Mi piace sai trovare intonazioni giuste, jazzate e molto cool. Evita però di imitare Johnny Hartman, lui ha toni più caldi e si può permettere certe cose un po’ soffiate.

 

È buffo, ci diamo tanto da fare pur sapendo che è impossibile trovare un barlume di felicità un po’ vera, è tutto inutile ma mi consola poter accelerare la fine del festino e fottersi il mondo.

Leo dice che dovrei adoperare di più quel coso mezzomorto che c’ho tra le gambe a mia insaputa, funziona solo con Anna è anche per questo che la odio.

 

Però gli incontri con Leo sono una delizia, spruzzatine gentili di musica e parole sul filo dell’ambiguità. Ha imparato a rispettare i miei silenzi e io i suoi, finge di credermi quando racconto certe balle e sorvola su strategiche omissioni, insomma prende solo quello che di buono trova in me e ammira sinceramente il mio lavoro. Però Leo ti vorrei meno ammiratore e più intimo amico e sono sicuro che lo vorresti anche tu. Va bè lo sapranno fra cent’anni ma siamo pur sempre fra gli eletti, però restiamo umani, umanissimi e anche noi c’invischiamo in minuscole passioni indegne, alti gli spiriti e sublimiamoci con l’arte ma cerchiamo d’amarci come umani.

Abbiamo avuto fortuna a trovarci nel formicaio di ‘sto mondo, anche se le alture fra noi sono sottili eppure sembrano a volte montagne insuperabili. Bella amicizia musical-letteraria ma non basta, così com’è resta alla fine solo una bella sega mentale.

 

I blitz di Anna a casa mia proseguono, implacabili, sembra passato un secolo da quando l’aspettavo con ansia, tutto lontano milioni d’anni luce. Si volava in alto, o almeno ci sembrava. Ora gli unici voli che possiamo fare sono quelli del tacchino, da qui a lì e poi si casca giù.

Ma io ne ho ancora voglia! Fare almeno un ultimo salto, almeno l’ultimo e non m’importa se sarà nel vuoto.

 

Leo parla di libri ma so che vuol dire altre cose, cose che mi sembra di capire. Nell’allusione è un maestro.

-Ho riletto la biografia di Rimbaud, ci pensi a diciott’anni aveva già scritto i suoi capolavori.

-Sì poi più nulla, è un mistero.

-No è giusto! Nella poesia aveva portato la rivoluzione, dopo ogni parola sarebbe stata inutile.

Non voglio pensare a quante cose inutili ho fatto io, mi verrebbe l’angoscia.

-Bisogna buttar giù le cose quando le sentiamo veramente, noi lo sappiamo quando sono vere.

-Sì hai ragione. Certo ci sono periodi in cui non viene nulla, allora ti senti impotente, una merda.

 

Leo ora mi appare come il solo messia che può salvarmi, nello stesso tempo salvando anche se stesso.

-Se nella vita tu riuscissi a comunicare la tua creatività così bene come ci riesci facilmente con me le porte ti s’aprirebbero. Sei simpatico interessante e hai molta umanità, un sacco di doti naturali che con gli altri non riesci a buttar fuori, mi fai rabbia potresti arrivare dove vuoi e invece ti perdi a scazzare con te stesso.

Che sparata, mi meraviglio di me c’ho messo troppa passione.

Lunghissimo momento di silenzio fra di noi. Leo mi guarda muto e fisso, così non l’ho mai visto.

 

Anna è ancora all’attacco.

-Devo farti un discorso serio.

-No per favore no.

-Sì invece il tuo egoismo ha superato ogni misura, ora pretendi addirittura che approvi la faccenda di Leo, sì insomma che sotto sotto per lui non provi solo una semplice amicizia anzi che ci vorresti andarci a letto, avanti negalo!

-Tu fai diventare tutto volgare e meschino.

-La verità sarà meschina e volgare ma io la preferisco ai tuoi bei discorsi falsi e ipocriti. Ti ho compiaciuto anche troppo per paura di perderti, sono stata una vigliacca a diventare complice dei tuoi giochetti sporchi.

-Vedi che lo riconosci hai fatto tutto da sola non te l’ha ordinato il dottore di recitare la commedia, e nemmeno io!

-Ma vergognati, hai un modo di considerare gli esseri umani che fa pena, gli altri sono per te solo oggetti che servono a lucidarti il cazzo e la tua schifosa vanità, a loro la dai a bere ma io so che sei vuoto vuoto vuoto hai capito? La tua vita è vuota anche se ti sforzi a farla apparire stupenda ma chi capisce qualcosa non ci casca, fanno solo finta di crederti!

 

Ma tutto passa, anche un momento disgustoso come questo e per fortuna che c’è Leo.

-Non te la prendere, gli altri non ci accettano mai per quel che siamo, neanche i genitori. Anzi sono proprio loro i primi a costruirsi di noi una bella icona a loro uso e consumo, se la spolverano tutti i giorni la lucidano per benino poi l’attaccano a capoletto e guai a chi gliela smuove, sanno benissimo che non ci somiglia che non siamo noi quel mostro lì ma fanno finta di crederci finché gli fa comodo.

-Eh sì, e se provi a deluderli guai, non ti perdonerebbero.

-Quando l’immaginina che si sono inventati va in pezzi e sbattono il muso contro la realtà si sentono traditi, la prendono come un’offesa un attentato alla loro persona s’atteggiano a vittime e per tutta la vita ce lo fanno pesare.

-Sì sì e noi fessi ci caschiamo, e via a complessi di colpa micidiali.

-È schifoso l’egoismo dei genitori. Per fortuna che ci sono gli amici…

 

Parole sospese fra noi, bisogno immenso e irrefrenabile di sincerità. Avvicinamenti incerti e progressivi, il bàratro che ci divide diventa come per incanto una nuvola di zucchero filato che pian piano si squaglia lasciandoci abbracciati e increduli.

 

Oggi io e Anna l’abbiamo fatto in modo forsennato, per godere e per ferirci. Di rado ho incontrato i suoi occhi, più non l’amo è certo ma quanto l’amai.

 

Si ringrazia Micaela Lazzari per l’editing.

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