carte


di Daria Pentazet

Il poker consente di dimenticare tutto,

compreso il fatto che non possiamo permetterci di giocare.

Philippe Bouvard

 


Certe volte si raggiungono i propri obiettivi per strade impensate, quindi è sempre bene andarci piano con l’esprimere desideri.

 

La situazione si aggravò drammaticamente quando, pur essendo conscio dello stato delle cose continuò a rimanere nel copione, non era in grado di accettare l’idea che le cose fossero andate diversamente da come se le era immaginate nella sua testa da piccolo e quindi adesso rilanciava il più possibile, in un ultimo sconsiderato gesto di immaturità. Forse stava aspettando un colpo di fortuna, era inerme, eppure manteneva quella speranza fantasiosa e ingiustificata a cui si aggrappano i bambini. Non ebbe la forza durante la cena di dirle la verità in merito al suo lavoro, ai suoi affari mancati, all’appartamento di Roma che non era di proprietà bensì in affitto dal locandiere giù di sotto, alle sue continue crisi di ansia, al fatto che caratterialmente fossero tanto diversi, che stavano insieme solo per abitudine e che lui si annoiava terribilmente in sua compagnia. Ma adesso si trovava invischiato in un tale aggrovigliamento di situazioni, che nel cervello aveva un blocco unico e cementificato di idee ed era impossibile districare la matassa con garbo.

Non aveva mai fatto niente, col tempo e con la noncuranza che lo distingueva si era abbandonato ai diktat dell’amabile consorte e quindi adesso non rimaneva che attaccarsi alla bottiglia come unica soluzione ai problemi.

E così fece ancora una volta, per un attimo gli tornarono alla mente le parole di una poesia …lentamente muore chi non capovolge il tavolo, che erano quantomeno provvidenziali ma in quel  momento respinse l’impeto di eccitazione con una smorfia e prese la decisione meno ardita di scolarsi il bicchiere tutto di un fiato. Poi a ruota, a scanso di equivoci, subito un altro.

A questo punto sentì lo sfintere dell’ano rilassarsi per un attimo e una goccia di calore umido scendere, all’altoparlante riconobbe “Behind the line” Genesis, l’orgasmo si consumò in un istante, lo sguardo folle sul picco di adrenalina e poi una lieve pace beata, erano i soli bei momenti della giornata. Il torpore infine scese dal cervello alle gambe e lui si alzò direzione bagno.

 

Con uno sguardo tra il divertito e il demente notò mentre stava urinando un quadretto in fronte a lui che rappresentava una scena del circo dove abili addomesticatori si affaccendavano con grandi tigri Indonesiane, la cosa lo lasciò per un attimo turbato, il suo volto cambiò maschera e si dipinse sul viso un ghigno di sofferenza e depressione. La cosa durò un lampo e non destò in lui particolare sospetto, anche perché ultimamente beveva molto ed era abituato ai repentini e drammatici cambiamenti d’umore tipici di chi è solito alzare il gomito. Pochi attimi dopo però mentre stava sciacquando il viso fissò fermo lo specchio e non fu più in grado di evitare il pensiero. Lo sguardo si fece di nuovo plumbeo, il cervello sussultò come un vecchio motore ingolfato, rimasto a mollo per anni nel lardo, poi si avviò e guizzò vigorosamente come un pesce liberato dalla lenza.

 

La libertà di cui priviamo gli animali è aberrante, questo modo di trattare una vita mi inorridisce, come posso accettare queste regole? In realtà adesso che ci penso bene, il paradosso più grottesco mi sembra… cioè la libertà di cui ci priviamo noi uomini, inconsapevolmente, è ancor più depravante e perversa, forse rispondiamo ad una divina legge del contrappasso, forse l’evoluzione ha creato un cortocircuito del nostro cervello, tanto sofisticato quanto labile.

Sì è proprio così, ci aggrappiamo a schemi mentali imposti e non sappiamo vivere incondizionatamente nessun tipo di esperienza. Ci arrovelliamo l’utero dietro a complicatissimi artifici sociali e relazioni familiari innaturali e nemmeno sappiamo godere della natura, o ascoltare la nostra parte interiore, o capire i nostri simili. Siamo ciechi e siamo sordi. Non siamo felici. Gli animali allora sono estremamente più fortunati di noi umani.

rosso DemisÈ come se i nostri istinti fossero stati messi al servizio della più grigia delle materie.

Come è stato possibile fidarsi di una materia chiamata grigia? E magari non fidarsi di una materia di colore rosso per esempio? Rosso come il sangue, rosso come il cuore. Tutto ciò è folle!

 

Uscì dal bagno sconvolto e fece i venti passi che lo separavano dal tavolo imprigionato in una subdola e tagliente angoscia. Erano anni che conviveva con questi conflitti interiori; di recente però le cose erano peggiorate, flebili momenti di serenità in cambio di pesanti fardelli sul quel petto di debole uomo, e lui ogni volta continuava a deglutire aspramente e a rilanciare, come un bluff in una partita di poker, prima quella farsa trascinata per anni, poi la convivenza e ora il matrimonio… Fino a che punto sarebbe arrivato si chiedeva? L’isteria avrebbe dominato il resto dei suoi giorni, oppure tutto si sarebbe sciolto un giorno? Avrebbe dovuto prendere posizione? Avrebbe dovuto continuare a sperare in un futuro più lieto? Il più grande insegnamento di suo padre, che sempre riecheggiava nella mente era stato: certe volte si raggiungono i propri obiettivi per strade impensate, quindi è sempre bene andarci piano con l’esprimere desideri.

Dopo questo pensiero abbassò la testa e si calmò, lasciò defluire la paranoia fino all’ultimo soffio, prese fiato e quasi avvolto da una piacevole pace interiore disse:

-Ho deciso che mi piacerebbe avere un figlio amore, cosa ne pensi?

Lei avvampò di un rosso scarlatto e rispose:

-È magnifico amore anche a me piacerebbe tanto, una sera di queste dobbiamo provarci, perché non festeggiamo con dello champagne?

Bevvero per il resto della serata, risero, mangiarono ogni portata, si saziarono a volontà e si ubriacarono insieme. Erano elettrizzati e carichi di nuova fiducia, non si scambiarono molte parole perchédemis adesso avevano un progetto di vita, si erano riscoperti complici, potenza dell’amore che cancella in un istante ogni dubbio, ogni preoccupazione. Era una nuova novella.

Uscirono dal ristorante, in un’unica sagoma, abbracciati fino all’intimità, saldati insieme, si scambiarono mille baci di intesa, lui le aprì la portiera, lei fece un segno di intesa col capo, lui librò le ali, lei cinguettò ti amo, lui ruotò in aria guadagnò il marciapiede e fece tre passi indietro splendido e fresco come un ballerino. La guardò intensamente negli occhi, a due metri di distanza, poi abbassò il capo, lei si sentì in estasi piena di speranza e di vita.

La raggiunse roboante un fulmine impazzito, la macchina in sbandata a 120 chilometri all’ora la colpì in pieno petto e la frullò a dieci metri di distanza, si seppe poi che morì sul colpo, non sentì niente venne schizzata per aria e strappata alla vita al culmine della sua felicità di donna e madre promessa.

 

Certe volte si raggiungono i propri obiettivi per strade impensate, quindi è sempre bene andarci piano con l’esprimere desideri.

 

 

 

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Scala mombasa (scala mancata) 

 

 

 

Opere di Denfis La Mu, Contro l’equilibrio della forma (tecnica mista, 100×100 cm)

Con gli occhi stancchi della notte una giornata di sole (olio su tela, 100×100 cm)

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