racconto e illustrazioni di Mauro Cristofani –

 

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… vagare in un campo d’oro dove milioni di tralci s’intrecciano… vedo con te la primavera correr nei prati guardarmi con le sue pupille svelarmi del suo grembo i dolci frutti e tu mi guardi come donna mai guardò l’imberbe… l’uomo allor nasce, e con lui i suoi desideri… ma le tue labbra sono riarse di sete impura e io indietreggio, impaurito… conosco solo ninfe di bosco o eteree immagini rubate nella strada forse una d’esse mi viene incontro in veste di pura carne, viva… ti chiamo mi schernisci e ridi, mi feriscono frasi ammezzate che ti biancheggiano fra i denti, cade la mano tesa

 

 

… sonno leggero, fra le coltri mi rigiro oppresso dal caldo e dal silenzio, torna la paura… tua immagine accanto a me salvifica, labbra da mordere… tu nel mio respiro… penetrare i tuoi pensieri amore ma inestimabile è il dono del silenzio… non portar via la tua vela se il mare è soltanto un giardino di vento, getta l’àncora nel mio giardino dimmi parole celesti prima che il giorno riempia di sabbia il firmamento del tuo sguardo lontano… carezze tenere fra le mani dischiuse, aspiro sorrisi… fra le mie braccia inquiete guizza il tuo corpo bianco di luna, notte parlaci tu mi sono affogate alla gola parole dolcissime nei suoi occhi ho perduto milioni di stelle… una musica piano sonnecchia vicino è il profumo dell’alba… laggiù è un’assurda girandola

 

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… toccare la superficie emergere abbracciati mostrando fieri la nuda castità e la purezza dell’abbandono… correre fra tempeste di secoli su conchiglie e ciottoli argentati, stanchi solo dell’aria misera ai respiri possenti… giacere infine avvinti e fragili sulla terra profumata dal nostro seme… scomposti e ribelli stridono nell’insieme perfetto i più intimi io come cardi messi per caso da mano incerta su drappi dorati… e ci siamo svegliati per vivere notti di sogni su spiagge deserte e infinite, la gioia negli occhi protesi sull’alba

 

 

… sei qui accanto a me come allora dici le stesse cose il sorriso è quello di sempre… i tuoi occhi dorati mi guardano col solito sguardo sfuggente un po’ strano mutevole come un cielo di marzo… siedi così dignitosa raccolta nel tuo mistero, dea a cui tutto è dovuto… le tue incredibili mani che danzano ricamano nell’aria morbide linee fantasiose, e così reali… tu sei proprio tu lo stesso profumo lo stesso foulard del nostro primo incontro gli stessi occhi inquieti crudeli mi guardano, resto muto a guardarli ma non li riconosco… sei tu sei tu ma non ti ritrovo in me scavo nelle mie viscere e non trovo la tua immagine, solo un baratro in cui precipita la mia nostalgia

 

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 Vagavo nel giardino della mia tristezza accompagnato da anonime ombre. Passi stanchi calpestavano fiori innocenti e un amaro sorriso scherniva quel povero gioco, le mani inutilmente protese eran rami scheletrici e senza speranza. All’improvviso captai il calore d’un’anima palpitante… Ma forse sognavo, forse ancor sogno.

 

Si ringrazia Micaela Lazzari per l’editing.

 

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