sniperSono due giorni buoni che tengo sotto tiro il palazzo di fronte. Ho quasi finito l’acqua e anche il cibo ma non ho più bisogno di mangiare, le anfetamine non fanno sentire la fame. Armi, munizioni e droghe sono le uniche cose che di questi tempi si trovano in abbondanza. Di tutto il resto, ormai, nemmeno il ricordo. La casa, il pane fresco, il gelato, la musica, i libri… sono esistiti veramente, li ho sognati, boh. Cerco di ricordarmi come ho fatto a finire su un tetto con un fucile di precisione in mano: adesso mi sembra di non aver mai vissuto diversamente, ma non sono stata un cecchino fin da piccola. Una volta avevo una casa, una famiglia, un marito, due gatti, un lavoro odioso da cui non vedevo l’ora di andare in pensione ma che mi dava il necessario per vivere. Avevo perfino una macchina, una piccola Clio rossa. La benzina era cara ma si comprava liberamente e non al mercato nero, incredibile. Poi è arrivata quella cosa chiamata CRISI. All’inizio dicevano che non ci riguardava, il nostro paese era ricco e non correva alcun pericolo, la nostra economia era solida. Chi aveva ancora un reddito cercava di chiudere gli occhi davanti ai vicini, sempre più numerosi, che fallivano, perdevano il lavoro e la casa, si uccidevano. Si viveva come le testuggini, chiusi nel nostro guscio a doppia mandata, finché c’era un guscio. Poi hanno smesso di dirci che andava tutto bene, anzi, sono iniziati i proclami opposti, le lacrime e il sangue, i sacrifici, le rinunce, la perdita dei diritti e dello stato sociale conquistati in un secolo di lotte. In nome della responsabilità nazionale e di due divinità pagane chiamate “Europa” e “Mercati” c’erano sempre più disoccupati, falliti, disperati che si uccidevano, finché è scattato qualcosa.

rivolta socialeLa gente ha smesso di suicidarsi e ha cominciato a uccidersi a vicenda. Giunti al momento in cui non c’era più nulla da perdere, i disperati più giovani e combattivi hanno cominciato a far fuori chi capitava. All’inizio lo scopo era farla pagare a chi ci aveva ridotto sul lastrico e ci aveva rubato la vita, i sogni e le speranze, ma non era facile azzeccare il bersaglio. Prima c’è stato un massacro di politici a tutti i livelli, dal deputato al consigliere regionale, perché la gente non ne poteva più della sfrenata ricchezza in cui vivevano quei ladri mentre noi non avevamo più da mangiare, ma le cose non sono cambiate. Sono arrivati nuovi tribuni con altri slogan e la stessa sete di potere e di denaro. Allora la gente si è rivolta contro le banche, ha cominciato ad assaltarle e incendiarle, ma queste hanno chiuso e sono spariti i soldi, perché ormai la moneta era virtuale, immateriale, non si sapeva dove abitava e come era fatta, transitava nei computer dei paradisi fiscali e per noi non c’erano più nemmeno gli spiccioli per un po’ di pane. Così è scoppiata la guerra totale, tutti contro tutti, Nord contro Sud, italiani contro stranieri, bianchi contro neri, giovani contro anziani, lavoratori precari contro chi all’apparenza aveva ancora un “posto fisso”, centro contro periferia, interisti contro juventini, ciclisti contro pedoni, bolognesi contro ferraresi, condomini pari contro condomini dispari. Una mattina all’alba un gruppo di disperati ha sfondato la porta di casa mia e mi ha cacciato via, dicendo che ero una vecchia inutile e dovevo lasciare a loro la mia casa, perché erano giovani. Cosa potevo fare? Hanno ucciso mio marito e i miei gatti e mi volevano tenere come serva. Sono riuscita a scappare dalle fogne e mi sono unita a un gruppo di altri anziani come me, che erano scampati alla morte ma avevano perso il poco che avevano.

M1 GepardPer i più deboli e malati non c’è stato niente da fare, ma noi che eravamo ancora in discreta salute abbiamo deciso di organizzarci. Qualcuno era stato cacciatore, sapeva sparare e sapeva come procurarsi le armi. Siamo scappati in montagna e ci siamo addestrati. Pensare che nella mia vecchia vita ero contro la caccia… adesso per mangiare sparavamo ai caprioli e alle lepri. Tutti dovevamo imparare a usare le armi, ne andava della nostra vita, e ho imparato anch’io, scoprendo un talento nascosto. Una vecchia miope, con le mani deformate dall’artrite, in pochi mesi era diventata la tiratrice più abile di tutta la Brigata, mi chiamavano «un colpo, un centro». Mi ero allenata col nostro unico fucile di precisione, un vecchio M1 Gepàrd che pesava tantissimo, usava una cartuccia sovietica 12,7 × 108 mm., era a colpo singolo, andava ricaricato manualmente con un movimento bizantino dell’otturatore e aveva un rinculo che rovesciava. Il calcio a scheletro e la canna lunga mi rendevano facile il tiro e mi ero talmente affezionata a quel vecchio arnese, che avevo battezzato Carcarlo, da intristirmi quando abbiamo dovuto abbandonare la postazione e anche il fucile, perché non potevo portarmi venti chili di ferraglia sulle spalle.

ItaliaNei successivi assalti alle caserme e alle armerie i miei compagni si sono procurati una cassa di Zastava M76, un parente serbo dell’intramontabile AK47, poi abbiamo fatto il colpo grosso e siamo riusciti a mettere le mani su un carico di M40 americani e uno strabiliante M200 CheyTac, con cui ho dato il meglio di me stessa. Messo in chiaro che io non uccidevo animali e non mangiavo carne, al massimo rubavo le uova alle galline, mi sono dedicata con ogni cura a sterminare umani. All’inizio volevo solo vendicarmi della banda che aveva massacrato la mia famiglia, ma quando siamo tornati, una notte, per ucciderli tutti, al loro posto abbiamo trovato altra gente che non mi aveva fatto niente. Allora ho cominciato una riflessione coi miei compagni: va bene che armi e munizioni ormai si trovavano anche nei fossi, ma non aveva senso sprecarle senza un motivo. Noi dovevamo uccidere “chi aveva la colpa”. Ma chi era?

sepolturaAbbiamo passato notti intere a discutere e a studiare mappe. Marchionne? La Marcegaglia? Monti? Berlusconi? Ci avevano già pensato altre bande, più atletiche e meglio armate di noi. L’Italia ormai era un cumulo di macerie, non c’era più niente da rubare, era una terra desolata e devastata dalle epidemie. Bene, ci siamo detti, emigriamo. Si diceva che il nostro paese esportava cervelli di giovani laureati, con noi avrebbe esportato l’Alzheimer di vecchi deliranti. Abbiamo rubato dei camion e ci siamo diretti verso Bruxelles. La traversata è stata lunghissima e faticosa e ci è costata quasi tutte le nostre munizioni solo per difendere i camion. Quando un compagno moriva, lo seppellivamo sotto l’albero più bello e lo avvolgevamo in qualcosa di nostro, una maglietta, uno straccio, una vecchia sciarpa, una bandiera. Però, arrivati a Bruxelles, non abbiamo trovato i banchieri e i manager, ma solo povera gente disperata come noi, che non aveva più niente da mangiare. Non mi ricordo per quanto tempo siamo andati avanti così, rammento solo di aver preso gusto a uccidere. Non si diventa uno sniper se non ti piace: il fucile di precisione è uno strumento difficile da usare e da mantenere, ci vuole tanta pazienza, pesa, bisogna stare per ore immobili e sdraiati sulla pancia senza farsi scorgere dal nemico e senza addormentarsi. Ecco, questo era il principale problema dei miei anziani compagni, durante gli appostamenti si abbioccavano. Io cercavo di convertirli all’uso delle anfetamine per stare svegli, ma quei vecchi sognatori preferivano il vino rosso. Ve lo immaginate un tiratore scelto con un fiasco di Sangiovese accanto al fucile? Ma per favore… Insomma, continuavamo a cercare “chi aveva la colpa” da un paese all’altro, da una città all’altra, molti di noi cadevano, altri si univano alla Brigata, io masticavo anfetamine e avevo perso la cognizione di cosa stavo cercando.

fata scintillaAnche adesso mi sto chiedendo perché sono qui, da due giorni, a tenere sotto tiro quel palazzo, non mi ricordo neppure chi ci abita; vado in automatico, appena scorgo un movimento sparo. Gli altri sono scomparsi, non ho idea di dove sono finiti, forse sono morti tutti e io sono rimasta sola, l’ultima delle Brigate degli Anziani Combattenti “Stella del Tramonto”. Ho sete, ho finito l’acqua, bisogna che mi conceda una pausa e vada a cercare un pozzo, un rigagnolo, un fosso, qualsiasi cosa per bere. Mentre allungo la mano per prendere la borraccia vedo un bagliore accanto a me, una scintilla nel buio, e istintivamente mi giro impugnando la pistola che tengo sempre carica in caso di necessità. Alla luce di una fiammella vedo una ragazza che si accende la sigaretta e ride. “Che tiratrice scelta!” mi sussurra. “Ti sto accanto da due giorni e mi vedi solo adesso, complimenti…”. Sono talmente imbarazzata che mi sparerei. Come faccio ad essere diventata così imbranata, ero una sniper leggendaria e mi sono fatta fregare da una ragazzina. Ci guardiamo per un po’ e le chiedo una sigaretta, anche se ho smesso di fumare da quarant’anni. È giovane e bella, un po’ com’ero io alla sua età. Fumiamo e lei mi allunga una bottiglia di birra, da una vita non ne vedevo una. Brindiamo non sappiamo a cosa e le chiedo come si chiama. “Beatrice”, mi risponde. Non mi stupisco più di tanto. Era ora che la mia umanità tornasse a prendermi. Mi porge la mano e mi aiuta ad alzarmi, è il momento di andare. Prima di abbandonare il mio fucile smonto l’otturatore come mi hanno insegnato, mai lasciare una buona arma nelle mani del nemico. La pistola ha un solo colpo in canna ma mi basterà, io sono leggenda, sono «un colpo, un centro».

 

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